G. RICORDI &C.

Editori - Stampatori

MILANO

ROttA-NAPOLI- PALERMO LONDRA LIPSIA BUENOS-AIRES Deposto a norma dei trattati interr>anonaliPropri9te d 'idi nprwkbone, deseotoone, rappresentinone, tradwwe t trascnuone sono ritirati (Pnnted in Ital ; t

RIGOLETTO

DI

GIUSEPPE VERDI

OPERA COMPLETA

EDIZIONE POPOLARE, IN- 8

Canto e Pianoforte . . (a) netti Fr. 5 — Pianoforte solo ... (a) » » 2 50

(Copertina con ritratto dell'Autore).

RIDUZIONI, FANTASIE, TRASCRIZIONI, ecc per Pianoforte e per vari Istrumenti .

RIGOLETTO

MELODRAMMA IN TRE ATTI DI

F. M. PIAVE

MUSICA DI

GIUSEPPE VERDI

**«4*~

Prezzo netto: Cent 25

G.RICORDI&C.

Editori - Stampatori

MILANO

ROMA-NAPOLI PALERMO LONDRA- LIPSIA- BUENOS-AIRES

Deposto a norma di legge e dei trattati intemazionali- Proprietà degli Editor/

Tutti i diritti di esecuzione, rappresentazione, riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati

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BOOSEY & Cf - NEW-YORK (Printed inltaly)

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Tutti i diritti di esecuzione, rappresentazione, riproduzione,

traduzione e trascrizione sono riservati.

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PERSONAGGI

Il Duca di Mantova Tenore

Bigoletto, suo buffone di Corte . . . . Baritono

CKlda, di lui figlia Soprano

Sparafacile, bravo Basso

Maddalena, sua sorella ...... Contralto

Giovanna, custode di Gilda .... Mezzo-Soprano

Il Conte di Monterone Baritono

Cavaliere Marnilo Baritono

Borsa Matteo, cortigiano Tenore

Il Conte di Coprano Basso

La Contessa sua sposa - Mezzo-Soprano

Usciere di Corte Tenore

Paggio della Duchessa. ...... Mezzo-Soprano

Cavalieri — Dame — Paggi — Alabardieri.

La scena si finge nella città di Mantova e suoi dintorni

Epoca, il secolo XVI.

NB. Le indicazioni di destra e sinistra s'intendono sempre dal lato dello spettatore.

aYsS.

ATTO PRIMO

SGENA PRIMA, Sala magnifica nel palazzo Ducale

con porte nel fondo che mettono ad altre sale , pure splendidamente il- luminate; folla di Cavalieri e Dame in gran costume nel fondo delle lf$ sale; Paggi che vanno e vengono. La festa è nel suo pieno. Musica in-

pq| tema da lontano e scrosci di risa di tratto in tratto.

•

g II Duca e Borsa che vengmo da una porta del fondo.

*t DuCADella mia bella incognita borghese

g Toccare il fin dell' avventura io voglio.

o Bor.Dì quella giovin che vedete al tempio?

O DuCADa tre lune ogni festa. $3 BoR.La sua dimora?

u Duca In un remoto calle ;

r9 Misterioso un uom ?' entra ogni notte.

Bor.E sa colei chi sia <g 1/ amante suo ?

SDuca Lo ignora.

(un gruppo di Dame e Cavalieri attraversano la sala) a, Bor. Quante beltà!... Mirate. ^ DucALe vince tutte di Cepran la sposa. m- BoR.Non v'oda il Conte, o Duca... (piano)

Duca A me che importa?

Bor. Dirlo ad altra ei potria... DucaNò sventura per me certo saria...

Questa o quella per me pari sono A quant' altre d' intorno mi vedo , Del mio core l'impero non cedo Meglio ad una che ad altra beltà. La costoro avvenenza è qual dono Di che il fato ne infiora la vita; S' oggi questa mi torna gradita, Forse un'altra doman lo sarà. Rigoletto 9-81 1

La costanza tiranna del core

Detestiamo qual morbo crudele,

Sol chi vuole si serbi fedele ;

Non v' ha amor se non ?' è libertà. De1 mariti il geloso furore,

Degli amanti le smanie derido,

Anco d' Argo i cent' occhi disfido

Sé mi punge una qualche beltà.

SCENA II.

Detti, il Conte di Ceprano che segue lungi la sua sposa ser- vita da altro Cavaliere, Dame e Signori entrano da varie parti.

Duca (alla signora di Ceprano, movendo ad incontrarla con molta galanteria) Partite?... Crudele! Cep. Seguire lo sposo

W è forza a Ceprano. Duca Ma dee luminoso

In corte tal astro qual sole brillar. Per voi qui ciascuno dovrà palpitar. Per voi già possente la fiamma d' amore Inebria, conquide, distrugge il mio core. (con enfasi Cep. Calmatevi... baciandole la mano)

Duca No. (le dà il braccio ed esce con lei)

SCENA III.

Detti, e Rigoletto che Rincontra nel signor di Óeprano, poi Cortigiani.

Rig. In testa che avete,

Signor di Ceprano? Cep. (fa un gesto d'impazienza e segue il Duca) Rig. (ai Cortigiani) Ei sbuffa, vedete?

CoKoChe festa!

Rig. Oh sì... vaja aouG

Bor. Il Duca qui pur si diverte!...

Rig. Così non è sempre? che nuove scoperte!

Il giuoco ed il vino, le feste, la danza, Battaglie, conviti, ben tutto gli sta. Or della Contessa V assedio egli avanza,

E intanto il marito fremendo ne va. (esce)

SGENA IV.

Detti e Marnilo premuroso.

MAR.Gran nuova ! gran nuova !

Coro Che avvenne? parlate!

Mar. Stupir ne dovrete...

Coro Narrate, narrate...

Mar. Ah! ah!... Rigoletto...

Coro Ebben?

Mar. Caso enorme!...

Coro Perduto ha la gobba? non è più difforme?...

Mar. Più strana è la cosa!... Il pazzo possiede...

Coro Infine ?

Mar. Un' amante.

Coro Amante! Chi il crede!

Mar. Il gobbo in Cupido or s' è trasformato.

Coro Quel mostro Cupido... Cupido beato!...

S G E N A V.

Detti ed il Duca seguito da Rigoletto, poi da Ceprano

Duca Ah quanto Ceprano importuno niun v'è!... (a Big)

La cara sua sposa è un angiol per me! Ria. Rapitela.

Duca È detto; ma il farlo?

Rio. Stasera.

Duca Né pensi tu al Conte? Rio. Non e* è la prigione ?

Duca Ah no.

8 Big. Ebben... s'esilia...

Duca Nemmeno, buffone.

Kig. Adunque la testa... (indicando di farla tagliare)

Cep. (da sé) (Oh l'anima nera!)

Duca Che di', questa testa?... K (battendo colla mano una spalla Big. È ben naturale... al Conte)

Che far di tal testa?... A cosa ella vale? Cep. Marrano! (infuriato brandendo la spada)

Duca (a Cep.) Fermate... Big. Da rider mi fa.

Coro In furia è montato! (tra loro)

Duca Buffone, vien qua. (a Big.)

Ah sempre tu spingi lo scherzo air estremo. Queir ira che sfidi colpir ti potrà. Big. Che coglier mi puote? di loro non temo; Del Duca un protetto nessun toccherà. Cep. Vendetta del pazzo ! . . . (ai Cortigiani a parte)

Coro Contr' esso un rancore

Pei tristi suoi modi di noi chi non ha? Cep. Vendetta. Coro Ma come ?

Cep. Domani, chi ha core

Sia in armi da me. Tutti Sì.

Cep. A notte.

Tutti Sarà.

(la folla de' danzatori invade la scena) Tutto è gioia, tutto è festa,

Tutto invitaci a goder! Oh guardate, non par questa Or la reggia del piacer!

SGENA VI.

Detti e il Conte Monterone*

MoN.Ch' io gli parli. (dall'interno)

Duca No.

Mon. Il voglio. (entrando)

Tutti Monterone!

9

Mon. (fissando il Duca con nobile orgoglio) Sì, Monteron... la voce mia qual tuono Vi scuoterà dovunque... Rig. (al Duca contraffacendo la voce di Mon.) Ch'io gli parli.

(si avanza con ridicola gravità) Voi congiuraste contro noi, signore, E noi, clementi in vero, perdonammo... Qual vi piglia or delirio... a tutte Tore Di vostra figlia reclamar V onore? Mon. (guardando Rigoletto con ira sprezzante)

Novello insulto!... Ah sì, a turbare (al Duca)

Sarò vostr' orgie... verrò a gridare Fino a che vegga restarsi inulto ^ Di mia famiglia l'atroce insulto;

jq E se. al carnefice pur mi darete

Spettro terribile mi rivedrete, G Portante in mano il teschio mio,

£> Vendetta chiedere al mondo e a Dio.

^ Duca Non più, arrestatelo. % ♦j* Rig. È matto.

O Coro Quai detti!

Mon. Oh siate entrambi voi maledetti. (al Duca e Rig.) 2 Slanciare il cane a leon morente

§ È vile, o Duca... e tu serpente, (a Rig.)

xS Tu che d'un padre ridi al dolore,

23 Sii maledetto.

£> Rig Che sento ! orrore ! (da sé colpito

C 5 Tutti (meno Rigoletto)

0 tu che la festa audace hai turbato, Da un genio d' inferno qui fosti guidato ; E vano ogni detto, di qua t' allontana , Va, trema, o vegliardo, dell'ira sovrana... Tu l' hai provocata, più speme non v' è, Un'ora fatale fu questa per te.

( Monterone parte fra due alabardieri , tutti gli altri se-

guono il Duca in altra stanza) (*)

ob«^f) NB. Si cala un istante la tela a fine di mutare la scena.

u a,

10

SCENA VII.

L'estremità più deserta d'una via cieca.

A sinistra una casa di discreta apparenza con una piccola corte circon- data da muro. Nella corte un grosso ed alto albero ed un sedile di marmo; nel muro una porta che mette alla strada; sopra il muro un terrazzo praticabile, sostenuto da arcate. La porta del primo piano dà sul detto terrazzo , a cui si ascende per una scala di fronte. A destra della via è il muro altissimo del giardino, e un fianco del palazzo di Ceprano. È notte.

Rigoletto chiuso nel suo mantello, Sparafucile lo segue portando sotto il mantello una lunga spada.

Rig.

(Quel vecchio malediVami !)

Spa.

Signor?...

Rig.

Va, non ho niente.

Spa.

Né il chiesi... a voi presente Un uom di spada sta.

Rig.

Un ladro?

Spa.

Un uom che libera Per poco da un rivale, E voi ne avete...

Rig.

Quale?

Spa.

La vostra donna è là.

Rig.

(Che sento !) E quanto spendere Per un signor dovrei?

Spa.

Prezzo maggior vorrei...

Rig.

Comv usasi pagar ?

Spa.

Una metà s* anticipa, Il resto si dà poi...

Rig.

(Dimonio !) E come puoi Tanto securo oprar?

Spa.

Soglio in cittade uccidere, Oppure nel mio tétto. L' uomo di sera aspetto ,

Una stoccata e muor.

Rig.

E come in casa ?

'300 i

Spa.

È facile... M' aiuta mia sorella...

11

Per le vie danza... è bella... ^

Chi voglio attira... e allor... Rig. Comprendo.

Spa. t Senza strepito...

E questo il mio strumento, (mostra la spada)

Vi serve? Rio. No... al momento...

Spa. Peggio per voi...

Rig. Chi sa?...

Spa. Sparafucil mi nomino...

Rig. Straniero ?

Spa. Borgognone... (per andarsene)

Rig. E dove all'occasione?...

Spa. Qui sempre a sera.

Rig. Va. (Sparafucile parte)

SCENA Vili. Rigoletto, guardando dietro a Sparafucile.

Pari siamo!... io la lingua, egli ha il pugnale;

L'uomo son io che ride, ei quel che spegne!...

Quel vecchio maledivami...

0 uomini!... o natura!...

Vii scellerato mi faceste voi!...

0 rabbia!... esser difforme!... esser buffone!...

Non dover, non poter altro che ridere!...

Il retaggio d'ogni uom m' è tolto... il pianto...

Questo padrone mio ,

Giovin, giocondo, sì possente, bello,

Sonnecchiando mi dice :

Fa ch'io rida, buffone!...

Forzarmi deggio, e farlo!... Oh dannazione!.,».

Odio a voi, cortigiani schernitori !

Quanta in mordervi ho gioia!

Se iniquo son, per cagion vostra è solo...

Ma in altr' uom qui mi cangio ! . . .

Quel vecchio maledivami !... Tal pensiero

Perchè conturba ognor la mente mia?...

Mi coglierà sventura?... Ah no, è follia.

(apre con chiave ed entra nel cortile)

12

SGENA IX.

Detti e Gilda ch'esce dalla casa e si getta nelle sue braccia.

Rig. Figlia!...

Gil. Mio padre!

Rie. A te d* appresso

Trova sol gioia il core oppresso. Gil. Oh quanto amore.;

Rio. Mia vita sei!

Senza te in terra qual bene avrei? (sospira) Gil. Voi sospirate!... che v' ange tanto?

Lo dite a questa povera figlia...

Se v' ha mistero... per lei sia franto...

C1T ella conosca la sua famiglia... Rig. Tu non ne hai...

Gil. Qual nome avete?

Rig. A te che importa?

Gil. Se non volete

Di voi parlarmi... Rig. Non uscir mai. (interrompendola)

Gil. Non vo che al tempio.

Rig. Oh ben tu fai.

Gil. Se non di voi almen chi sia

Fate eh' io sappia la madre mia. Rig. Deh non parlare al misero

Del suo perduto bene...

Ella sentia, quell'angelo,

Pietà delle mie pene...

Solo, difforme, povero ,

Per compassion mi amò. Moria... le zolle coprano

Lievi quel capo amato.

Sola or tu resti al misero...

0 Dio, sii ringraziato!... (singhiozzando)

Gil. Quanto dolor!... che spremere

Sì amaro pianto può ? Padre, non più, calmatevi...

Mi lacera tal vista...

Il nome vostro ditemi,

Il duol che sì v'attrista... Rig. A che nomarmi? è inutile!...

13

Padre ti sono, e basti..;

Me forse al mondo temono ,

D'alcuno ho forse gli asti...

Altri mi maledicono... Gil. Patria , parenti , amici

Voi dunque non avete? Rio. Patria!... parenti!... dici?

Culto, famiglia, patria, (con effusione)

Il mio universo è in te! Gil. Ab se può lieto rendervi,

Gioia è la vita a me! Già da tre lune son qui venuta,

Né la cittade ho ancor veduta;

Se il concedete, farlo or potrei... Big. Mai!... mai!... uscita, dimmi, unqua sei?

Gil. No.

Rig. Guai!

Gil. (Che dissi !)

Rra. Ben te ne guarda!

(Potrian seguirla, rapirla ancora!

Qui d* un buffone si disonora

La figlia, e ridesi... Orrori) Olà?

(verso la casa)

SCENA X.

Detti e Giovanna dalla casa.

Signor?

Venendo mi vede alcuno? Bada, di* il vero... Gio. Ah no, nessuno.

Rig. Sta ben... la porta che dà al bastione

E sempre chiusa? Gio. Lo fu e sarà

Rig. Veglia, o donna, questo fiore (a Giovanne)

Che a te puro confidai ; Veglia attenta, e non sia mai Che s'offuschi il suo candor. Tu dei venti dal furore, Ch' altri fiori hanno piegato,

14

Lo difendi , . e immacolato Lo ridona al genitor. Gil. Quanto affetto!... quali cure!

Che temete, padre mio? Lassù in cielo, presso Dio, Veglia un angiol protettor. Da noi toglie le sventure Di mia madre il priego santo, Non fia mai divelto o infranto Questo a voi diletto fior.

SCENA XI.

Detti e il Duca in costume borghese dalla strada.

Rig. Alcuno è fuori... (apre la porta della corte e, mentre

esce a guardar sulla strada, il Duca guizza furtivo nella

corte e si nasconde dietro V albero; gettando a Giovanna

una borsa la fa tacere) Gil. Cielo !

Sempre novel sospetto... Rig. (a Gilda tornando)

Vi seguiva alla chiesa mai nessuno? Gjo. Mai.

Duca (Rigoletto!) Rig. Se talor qui picchiano

Guardatevi d' aprir... Gio. Nemmeno al Duca?

Rig. Meno che a tutti a lui... Mia figlia, addio. Duca (Sua figlia!) Gil. Addio, mio padre.

(s'abbracciano e Rigoletto parte chiudendosi dietro la porta)

SCENA XII

Gilda, Giovanna, il Duca, nella corte, poi Ceprano e Borsa a tempo sulla via.

Gil. Giovanna, ho dei rimorsi... Gio. E perchè mai? ,;(jg

G;l. Tacqui che un giovin ne seguiva al tempio. Gio. Perchè ciò dirgli? l'odiate dunque Cotesto giovin, voi?

15

Gil. No, no, che troppo è bello e spira amore... Gio. E magnanimo sembra e gran signore. Gil. Signor né principe - io lo vorrei; Sento che povero - più V amerei. Sognando o vigile - sempre lo chiamo, E l'alma in estasi - gli dice fa... Duca (esce improvviso, fa cenno a Giovanna d'andarsene, e in- ginocchiandosi ai piedi di Gilda termina la frase)

T'amo!

T' amo ; ripetilo - sì caro accento,

Un puro schiudimi - ciel di contento ! Gil. Giovanna?.., Ahi misera! - non v' è più alcuno

Che qui rispondami!... - Oh Dio!... nessuno? Duca Son io coir anima - che ti rispondo...

Ah due che s'amano - son tutto un mondo!... Gil. Chi mai, chi giungere - vi fede a me ? Duca S' apgelo o demone - che importa a te?

Io t' amo... Gil. Uscitene. -

Duca Uscire!... adesso!...

Ora che accendene - un fuoco istesso!...

Ah inseparabile - d'amore il Dio

Stringeva, o vergine, - tuo fato al mio!

È il sol dell'anima - la vita è amore,

Sua voce è il palpito - del nostro core...

E fama e gloria, - potenza e trono,

Terrene, fragili - cose qui sono.

Una pur avvene - sola, divina ,

È amor che 1' anime - più ne avvicina !

Adunque amiamoci, - donna celeste;

D' invidia agli uomini - sarò per te. Gil. (Ah de' miei vergini - sogni son queste

Le voci tenere - sì care a me !) Duca Che m' ami, deh ripetimi. Gil. L' udiste. Duca Oh me felice!

Gil. Il nome vostro ditemi...

Saperlo non mi lice? Cep. Il loco è qui... (a Borsa dalla via)

Duca Mi nomino... (pensando)

Bor. Sta ben... (a Ceprano e partono)

Duca Gualtier Maldè...

Studente sono... povero...

16

Gio. Knmor di passi è fuori... (tornando spavent.)

Gil. Forse mio padre...

Duca (Ah cogliere

Fotessi il traditore

Che sì mi sturba!) Gii*. Adducilo (a Gio.)

Di qua al bastione... ite... Duca Di' m'amerai tu?

Gil. E voi?

Duca L'intera vita... poi...

Gir,. Non più... non più... partite...

a 2 Addio... speranza ed anima

Sol tu sarai per me. Addio... vivrà immutabile

L' affetto mio per te. (il Duca esce scortato da Gio. Gilda resta fissando la porta ond' è partito)

SCENA XIII.

Gilda sola.

Gualtier Maldè... nome di lui sì amato Scolpisciti nel core innamorato!

Caro nome che il mio cor Festi primo palpitar, Le delizie dell' amor Mi dèi sempre rammentar! Col pensiero il mio desir A te ognora volerà, , E pur l'ultimo sospir, Caro nome, tuo sarà.

(sale al terrazzo con una lanterna)

SGENA XIV.

Marnilo, Ceprano, Borsa, Cortigiani, armati e mascherati, dalla via. Gilda sul terrazzo che tosto entra in casa.

Bor. E là. (indicando Gilda al Coro)

Cep. Miratela.

Coro Oh quanto è bella!

Mar. Par fata od angiol. Coro L' amante è quella

Di Rigoletto.

17 SGENA XV.

Detti e Rigoletto concentrato.

Rig. (Riedo!... perchè?)

Bor. Silenzio... all'opra... badate a me.

Rig. (Ah da quel vecchio fui maledette ! !) (urta in Borsa)

Chi è là ? Bor. Tacete... c'è Rigoletto. (ai compagni)

Cep. Vittoria doppia ! F uccideremo. Bor. No, che domani più rideremo. Mar. Or tutto aggiusto... Rig. (Chi parla qua?)

MAR.Ehi Rigoletto?... Di'?

Rig. Chi va là? (con voce terribile)

MAR.Eh non mangiarci!... Son... Rig. Chi ?

Mar. Manilio.

Rig. In tanto buio lo sguardo è nullo. Mar. Qui ne condusse ridevol cosa...

Tórre a Ceprano vogliam la sposa... Rig. (Ohimè! respiro!...) Ma come entrare? Mar. (a Cep.) La vostra chiave? (a Rig.) Non dubitare.

Non dee mancarci lo stratagemma. (gli dà la chiave

Ecco le chiavi... avuta da Ceprano)

Rig. Sento il suo stemma. (palpando)

(Ah terror vano fu dunque il mio!) (respirando)

N'è là il palazzo... con voi son io. Mar. Siam mascherati... Rig. Ch' io pur mi mascheri ;

A me una larva. Mar. Sì, pronta è già.

Terrai la scala... (gli mette una maschera e nello

stesso tempo lo benda con un fazzoletto^ e lo pone a reg- gere una scala% che avranno appostata al terrazzo) Rig. Fitta è la tenebra.

Mar. La benda cieco e sordo il fa. (ai compagni)

Tutti Zitti, zitti moviamo a vendetta,

Ne sia cólto or che meno F aspetta. Derisore sì audace e costante A sua volta schernito sarà!...

18

Cheti, cheti, rubiamgli V amante, E la Corte doman riderà. (alcuni salgono al terrazzo, rompono la porta del primo piano, scendono, aprono ad altri ch'entrano dalla strada e riescono trascinando Gilda, la quale avrà la bocca chiusa da un fazzoletto. Nel traversare la scena, ella perde una sciarpa) Gil. Soccorso, padre mio! (da lontano)

Coro Vittoria!... (c.s.)

Gil. Aita ! (più lontano)

Rig. Non han finito ancori .... qual derisione!... (si tocca gli occhi) Sono bendato!... (si strappa impetuosamente la benda

e la maschera, ed al chiarore d'una lanterna scordata ri- conosce la sciarpa , vede la porta aperta : entra , ne trae Giovanna spaventata; la fissa con istupore , si strappa i capelli senza poter gridare , finalmente dopo molti sforzi , esclama:)

Ah! la maledizione!! (sviene)

FINE DELL'ATTO PRIMO.

19

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Salotto nel Palazzo Ducale*

Vi sono due porte laterali, una maggiore nel fondo che si chiude. Ai suoi lati pendono i ritratti , in tutta figura , a sinistra del Duca , a destra della sua sposa. V1 ha un seggiolone presso una tavola coperta di vel- luto e altri mobili.

Il Duca dal mezzo agitato»

Ella mi fu rapita !

E quando, o cieli... ne' brevi istanti, prima Che un presagio interno Sull'orma corsa ancora mi spingesse! Schiuso era l'uscio! la magion deserta!... E dove ora sarà queir angiol caro ? Colei che potè prima in questo core Destar la fiamma di costanti affetti? Colei sì pura, al cui modesto accento Quasi tratto a virtù talor mi credo! Ella mi fu rapita !

E chi Tardiva?... ma ne avrò vendetta... Lo chiede il pianto della mia diletta. Parmi veder le lagrime

Scorrenti da quel ciglio,

Quando fra il duolo e V ansia

Del subito periglio,

Dell'amor nostro memore

Il suo Gualtier chiamò. Ned ei potea soccorrerti ,

Cara fanciulla amata;

Ei che vorria coli' anima

Farti quaggiù beata ;

Ei che le sfere agli angeli

Per te non invidiò.

20

Marullo, Ceprano, Borsa ed altri Cortigiani dal mezzo.

Tutti Duca, duca?

Duca Ebben?

Tuttt L' amante

Fu rapita a Eigoletto. Duca Bella ! e d' onde ?

Tutti Dal suo tetto.

Duca Ah! ah! dite, come fu? (siede)

Tutti Scorrendo uniti remota via,

Brev' ora dopo caduto il dì , Come previsto ben s' era in pria f

Bara beltade ci si scoprì. Era l'amante di Rigoletto,

Che, vista appena, si dileguò. Già di rapirla s' avea il progetto,

Quando il buffone vèr noi spuntò; Che di Ceprano noi la contessa

Kapir volessimo, stolto, credè ; La scala quindi all' uopo messa, Bendato, ei stesso ferma tene. Salimmo, e rapidi la giovinetta Ci venne fatto quinci asportar. Quand' ei s' accorse della vendetta Restò scornato ad imprecar. Duca (Che sento!... è dessa la mia diletta!...

Ah tutto il cielo non mi rapì!) Ma dove or trovasi la poveretta ? (al Coro)

Tutti Fu da noi stessi addotta or qui.

Duca (Possente amor mi chiama, (alzandosi con gioia)

Volar io deggio a lei: Il serto mio darei Per consolar quel cor. Ah! sappia alfin chi l'ama, Conosca appien chi sono,

Apprenda eh' anco in trono ous l A .£>*

Ha degli schiavi Amor.) ,9iinov)

(esce frettoloso dal mezzo) .òi Tutti Quale pensier or l'agita?

Come cangiò d'umor!

21

SGENA III.

Marnilo, Ceprano, Borsa ed altri Cortigiani, poi Rigoletto dalla destra che entra cantarellando con represso dolore.

Mar. Povero Rigoletto!

Coro Ei vien... Silenzio.

Tutti Buon giorno, Rigoletto...

Rig. (Han tutti fatto il colpo !)

Ckp. di' hai di nuovo,

q Buffon?

*j Rio. Che dell'usato

Più noioso voi siete. «g Tutti Ah! ah! ah!

g Rig. (Dove Tavran nascosta?...) (spiando inquieto dovunque)

Tutti (Guardate com* è inquieto!) 5 Rig. Son felice (a Marullo)

O Che nulla a voi nuocesse

° 1/ aria di questa notte...

P Mar. Questa notte ! . . .

$ Rig. Sì... Ah fu il bel colpo!... £ Mar. S' ho dormito sempre !

3 Rig. Ah voi dormiste!... Avrò dunque sognato! (sy allontana <v e vedendo un fazzoletto sopra una tavola ne osserva in-

q quieto la cifra)

S Tutti (Ve1 come tutto osserva!)

*J Rig. (Non è il suo). (gettandolo)

^ Dorme il Duca tuttor ?

£ Tutti Sì, dorme ancora.

SCÈNA IV.

Detti e un Paggio delia Duchessa.

Pag. Al suo sposo parlar vuol la duchessa.

Cep. Dorme.

Pag. (o^v ' Qui or or con voi non era ?t

Bor. E a caccia.

Pag. Senza paggi!... senz'armi!...

22 Tutti E non capisci

Che vedere per ora non può alcuno ? Rig. (che a parte è stato attentissimo al dialogo , balzando im- provviso tra loro prorompe) Ah ell'è qui dunque!... Eli* è col Duca!... Tutti Chi ?

Ria. La giovin che stanotte

Al mio tetto rapiste. Tutti Tu deliri!

Rio. Ma la saprò riprender... Ella è qui... Tutti Se 1' amante perdesti, la ricerca

Altrove. Rig. Io vo' mia figlia!...

Tutti La sua figlia!

Rig. Sì, la mia figlia... d'una tal vittoria Che?... adesso non ridete?... Ella è là... la vogl'io... la renderete. (corre verso la porta di mezzo, ma i Cortigiani gli attraversano il pas- saggio)

Cortigiani , vii razza dannata ,

Per qual prezzo vendeste il mio bene? A voi nulla per V oro sconviene , Ma mia figlia è impagabil tesor. La rendete... o se pur disarmata Questa man per voi fora cruenta ; Nulla in terra più P uomo paventa, Se dei figli difende V onor. Quella porta, assassini, m'aprite. (si getta ancor sulla porta che gli è nuovamente contesa dai Gentiluomini; lotta alquanto, poi ritorna spossato sul davanti del teatro)

Ah ! voi tutti a me contro venite ! (piange)

Ebben, piango... Manilio... signore, Tu eh* hai Palma gentil come il core, Dimmi oi\tu dove l'hanno nascosta?... È là?... È vero?... tu taci!... perchè?... Miei signori... perdono, pietate... Al vegliardo la figlia ridate... Ridonarla a voi nulla ora costa , Tutto il mondo è tal figlia per me

23

SCENA V.

Detti e Gilda eh' esce dalla stanza a sinistra e si getta nelle paterne braccia.

Gil. Mio padre !

Rig. Dio! mia Gilda!

Signori, in essa è tutta La mia famiglia... Non temer più nulla, Angele mio... fu scherzo, non è vero?... (ai Cortig.)

Io che pur piansi or rido... E tu a che piangi?... Gil. Il ratto, Tonta, o padre. Rig. Ciel! che dici?

Gil. Arrossir voglio innanzi a voi soltanto... Rig. (rivolto ai Cortigiani con imperioso modo) Ite di qua voi tutti... Se il duca vostro d' appressarsi osasse , Che non entri, gli dite, e ch'io ci sono.

(si abbandona sul seggiolone) Tutti (Co1 fanciulli e coi dementi (fra loro)

Spesso giova il simular. Partiam pur, ma quel eh' ei tenti Non lasciamo d'osservar).

(escono dal mezzo e chiudono la porta)

SCENA VI.

Rigoletto e Gilda.

Rig. Parla... siam soli.

Gil. (Ciel! dammi coraggio!)

Tutte le feste al tempio Mentre pregava Iddio, Bello e fatale un giovane S'offerse al guardo mio... Se i labbri nostri tacquero « Dagli occhi il cor parlò.

Furtivo fra le tenebre Sol ieri a me giungeva... Sono studente, povero, Commosso mi diceva,

24

E con ardente palpito

Amor mi protestò. Partì... il mio core aprivasi

A speme più gradita,

Quando improvviso apparvero

Color che m' han rapita,

E a forza qui m' addussero

Neil' ansia più crudel. Rig. Non dir... non più, mio angelo.

(T intendo, avverso ciel ! Solo per me l'infamia

A te chiedeva, o Dio...

Ch' ella potesse ascendere

Quanto caduto er' io... Ah presso del patibolo

Bisogna ben V altare !

Ma tutto ora scompare,

1/ aitar si rovesciò !) Piangi, fanciulla, e scorrere

Pa il pianto sul mio cor. Gil. Padre, in voi parla un angelo

Per me consolator. Rig. Compiuto pur quanto a fare mi resta

Lasciare potremo quest' aura funesta. Gil. Sì. Rig. (E tutto un sol giorno cangiare potè!)

SCENA VII.

Detti, un Usciere e il conte di Monterone, che dalla destra attraversa il fondo della seda fra gli alabardieri.

Use. Schiudete... ire al carcere Monteron de1, (alle Guardie) Mon. Poiché fosti invano da me maledetto,

(fermandosi verso il ritratto) Né un fulmine o un ferro colpiva il tuo petto, Felice pur anco, o duca, vivrai.

(esce fra le Guardie dal mezzo) Rig. No, vecchio, t' inganni... un vindice avrai.

25

SCENA Vili. Rigoletto e Gilda.

Rig. Sì, vendetta, tremenda vendetta

(con impeto vòlto al ritratto) Di quest' anima è solo desio... Di punirti già ] ■ ora s' affretta, Che fatale per te tuonerà. Come fulmin scagliato da Dio Il buffone colpirti saprà. Gil. 0 mio padre, qual gioia feroce

Balenarvi negli occhi vegg' io ! Perdonate... a noi pure una voce Di perdono dal cielo verrà. (Mi tradiva, pur l'amo; gran Dio, Per T ingrato ti chiedo pietà !

(escono dal mezzo)

FINE DELL'ATTO SECONDO.

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26

ATTO TERZO

■~"30«<§»®Q9'~-

SGENA PRIMA. Destra sponda del Mincio,

A sinistra è una casa a due piani, mezzo diroccata , la cui fronte , volta allo spettatore, lascia vedere per una grande arcata l1 interno d' una rustica osteria al pian terreno, ed una rozza scala che mette al granaio, entro cui da un balcone senza imposte, si vede un lettuccio. Nella fac- ciata che guarda la strada è una porta che s' apre per di dentro ; il muro poi è sì pieno di fessure, che dal di fuori si può facilmente scor- gere quanto avviene neir interno. Il resto del teatro rappresenta la deserta parte del Mincio , che nel fondo scorre dietro un parapetto in mezza mina; al di là dal fiume è Mantova. È notte.

Gilda e Higoletto inquieto , sono sulla strada , Sparafucile nell'interno dell'osteria, seduto presso una tavola, sta, ripu- lendo il suo cinturone senza nulla intendere di quanto ac- cade al di fuori,

Rig. E F ami ?

Gil. Sempre.

Rio. Pure

Tempo a guarirne t' ho lasciato. Gil. Io V amo.

Rig. Povero cor di donna ! Ah il vile infame!...

Ma avrai vendetta, o Gilda... Gil. Pietà, mio padre... Rig. E se tu certa fossi

Ch' ei ti tradisse, rameresti ancora ? Gil. Noi so, ma pur m' adora. Rig. Egli?... Gil. Sì.

Rig. Ebbene, osserva dunque.

(la conduce presso una delle fessure del muro , *d ella vi guarda)

27

Gil. Un uomo

Vedo Big. Per poco attendi,

SGENA II.

Detti, ed il Duca, che in assisa di semplice ufficiale di caval- leria, entra nella sala terrena per una porta a sinistra.

Gil. Ah padre mio! {trasalendo)

DucADue cose e tosto... (a Sparafucile)

Spa. Quali?

DucAUna stanza e del vino...

Big. (Son questi i suoi costumi!)

Spa. (Oh il bel zerbino!)

(entra nella vicina stanza) Duca La donna è mobile

Qual piuma al vento,

Muta d' accento - e di pensier. Sempre un amabile

Leggiadro viso ,

In pianto o in riso, - è menzogner. È sempre misero

Chi a lei s'affida,

Chi le confida - mal cauto il cor!

Pur mai non sentesi

Felice appieno

Chi su quel seno - non liba amor!

Spa. (rientra con una bottiglia di vino e due bicchieri che de- pone sulla tavola: quindi batte col pomo della sua lunga spada due colpi al soffitto. A quel segnale una ridente giovane, in costume di zingara, scende a salti la scala : il Duca corre per abbracciarla, ma ella gli sfugge. Frattanto Sparafucile, uscito sulla via, dice a parte a Bigoletto) È là, il vostr'uomo... viver dee o morire?

Rig. Più tardi tornerò V opra a compire.

Spa, (si allontana dietro la casa verso il fiume)

28

SCENA III.

Gilda e Rigoletto sulla via, il Duca e Maddalena nel piano terreno.

Duca Un dì, se ben rammentomi,

0 bella, t'incontrai...

Mi piacque di te chiedere,

E intesi che qui stai.

Or sappi, che d1 allora

Sol te quest' alma adora. Mad. Ah! ah!... e vent' altre appresso

Le scorda forse adesso ?

Ha un' aria il signorino

Da vero libertino... Duca Sì... un mostro son... (per abbracciarla)

Mad. Lasciatemi ,

Stordito. Duca Ih che fracasso !

Mad. Stia saggio.

Duca E tu sii docile,

Non farmi tanto chiasso.

Ogni saggezza chiudesi

Nel gaudio e nell1 amore. [le prende la mano)

La bella mano candida! Mad. Scherzate voi, signore.

Duca No, no.

Mad. Son brutta.

Duca Abbracciami.

Mad. Ebro!...

Duca D' amore ardente.

Mad. Signor V indifferente ,

Vi piace canzonar?... Duca No, no, ti vo* sposar.

Mad. Ne voglio la parola...

Duca Amabile figliuola! (ironico)

Big. Ebben?... ti basta ancor?... (a Gii. che avrà

tutto osservato ed inteso) Gil. Iniquo traditori

Duca Bella figlia dell'amore,

Schiavo son dei vezzi tuoi ;

29

Con un detto sol tu puoi Le mie pene consolar. Vieni, e senti del mio core Il frequente palpitar. Mad, Ah! ah! rido ben di core ,

Che tai baie costan poco ; Quanto valga il vostro gioco, Mei credete, so apprezzar. Sono avvezza, bel signore, Ad un simile scherzar. Gil. Ah così parlar d* amore

^ A me pur V infame ho udito !

*^ Infelice cor tradito ,

# . Per angoscia non scoppiar.

*g Perchè, o credulo mio core,

o> Un tal uom dovevi amar?

Rig. Taci, il piangere non vale; (a Gii)

$ Ch' ei mentiva or sei secura...

O Taci, e mia sarà la cura

° La vendetta d' affrettar.

O Pronta fia, sarà fatale;

^ Io saprollo fulminar.

jj M' odi, ritorna a casa...

;3 Oro prendi, un destriero,

u Una veste viril che t'apprestai,

CS E per Verona parti...

$ Sarovvi io pur domani...

£ Gil. Or venite... &* Rig. Impossibil.

•3 Gil. Tremo.

Rig. Va. (Gii. parte)

(durante questa scena e la seguente il Duca e Madda- lena stanno fra loro parlando, ridendo, bevendo. Partita Gilda, Rigoletto va dietro la casa, e ritorna parlando con Sparafucile e contandogli delle monete)

SCENA IV.

Sparafucile, Rigoletto, il Duca e Maddalena.

Rig. Venti scudi hai tu detto?... Eccone dieci, - E dopo T opra il resto. Ei qui rimane?

30 Spa. Sì.

Big. Alla mezzanotte

Ritornerò. Spa. Non cale,

A gettarlo nel fiume basto io solo. Rig. No, no: il vo' far io stesso... Spa. Sia... il suo nome?

Rig. Vuoi saper anco il mio ?

Egli è Delitto, Punizion son io.

(parte; il cielo si oscura e tuona)

SGENA V.

Detti, meno Rigoletto,

Spa. La tempesta è vicina!...

Più scura fia la notte. Duca Maddalena? (per prenderla)

Mad. Aspettate... mio fratello (sfuggendogli)

Viene... Duca Che importa? (s'ode il tuono)

Mad. Tuona !

Spa. E pioverà tra poco. (entrando)

Duca Tanto meglio.

lo qui mi tratterrò... tu dormirai (a Sparafucile)

In scuderia... ali* inferno... ove vorrai... Spa. Grazie.

Mad. (Ah no!... partite.) (piano al Duca)

Duca (Con tal tempo?) (a Mad.)

Spa. (Son venti scudi d'oro.) (piano aMad.) Ben felice (al Duca)

W offrirvi la mia stanza. Se a voi piace

Tosto a vederla andiamo.

(prende un lame e s'avvia per la scala) DucAEbben sono con te... presto, vediamo.

(dice una parola all'orecchio di Madd. e segue Spar ) Mad. (Povero giovin!... grazioso tanto! (tuona)

Dio!... qual mai notte è questa!) T)mk' giunto al granaio, vedendone il balcone senza imposte)

Si dorme ali1 aria aperta? bene, bene...

Buona notte. Spa. Signor, vi guardi Iddio...

31

DucABreve sonno dormiam; stanco son io.

(depone il cappello, la spada e si stende sul letto, dove in breve addormentasi Maddalena frattanto siede presso la tavola. Sparafucile beve dalla bottiglia lasciata dal Duca. Rimangono ambidue taciturni per qualche istante, eK preoccupati da gravi pensieri)

Mad. E amabile invero cotal giovinotto.

Spa. Oh sì... venti scudi ne dà di prodotto...

Mad. Sol venti!... son pochi!... valeva di più.

Spa. La spada, s' ei dorme, va, portami giù.

Mad. (sale al granaio e contemplando il dormente) Peccato!... è pur bello!

(ripara alla meglio il balcone e scende)

SGENA VI

Detti e Gilda che comparisce nel fondo della via in costume virile , con stivali e speroni , e lentamente si avanza verso Vosteria, mentre Sparafucile continua a bere. Spessi lampi e tuoni.

Gil. Ah più non ragiono!...

Amor mi trascina!... mio padre, perdono... (tuona)

Qual notte d' orrore ! Gran Dio, che accadrà ! MAD.Pratello? (sarà discesa ed avrà posata la spada del

Duca sulla tavola) Gil. Chi parla? (osserva pella fessura)

Spa. Al diavol ten va.

(frugando in un credenzone) MAD.Somiglia un Apollo quel giovine... io l'amo...

Ei m'ama... riposi... né più V uccidiamo... Gil. Oh cielo!... (ascoltando)

Spa. Eattoppa quel sacco! (frettandole un sacco)

Mad. Perchè?

Spa. Entr' esso il tuo Apollo, sgozzato da me ,

Gettar dovrò al fiume... Gil. L'inferno qui vedo!

Mad. Eppure il danaro salvarti scommetto

Serbandolo in vita. Spa. Difficile il credo.

Mad.M' ascolta... anzi facil ti svelo un progetto.

32

De' scudi già dieci dal gobbo ne avesti ;

Venire cogli altri più tardi il vedrai...

Uccidilo, e venti allora ne avrai :

Così tutto il prezzo goder si potrà. Spa. Uccider quel gobbo!... che diavol dicesti!

Un ladro son forse? Son forse un bandito?

Qual altro cliente da me fu tradito!...

Mi paga quest' uomo... fedele m' avrà. Gil. Che sento!... mio padre!... Mad. t Ah grazia per esso!

Spa. E d' uopo eh* ei muoia... Mad. Fuggire il fo adesso.

(va per salire) Gil. Oh buona figliuola!

Spa. t Gli scudi perdiamo, (trattenendola)

Mad. È ver!... Spa. Lascia fare...

Mad. Salvarlo dobbiamo.

Spa. Se pria eh' abbia il mezzo la notte toccato

Alcuno qui giunga, per esso morrà. Mad. E buia la notte, il ciel troppo irato,

Nessuno a quest' ora di qui passerà. Gil. Oh qual tentazione!... morir per l'ingrato?...

Morire!... e mio padre!... Oh cielo, pietà!

(battono le undici e mezzo) Spa. Ancor e' è mezz' ora.

Mad. Attendi, fratello... (piangendo)

Gil. Che! pianga tal donna!... né a lui darò aita!...

Ah s' egli al mio amore divenne rubello

Io vo' per la sua gettar la mia vita...

(picchia alla porta) Mad. Si picchia? Spa. Fu il vento...

Gil. (torna a bussare)

Mad. t Si picchia, ti dico.

Spa. È strano!... Mad. Chi è?

Gil. Pietà d' un mendico ;

Asil per la notte a lui concedete. Mad. Fia lunga tal notte ! Spa. Alquanto attendete. •

(va a cercare nel credenzone) Gil. Ah presso alla morte sì giovine sono!

Oh cielo, pegli empi ti chiedo perdono.

33

Perdona tu, o padre, a questa infelice!

Sia T uomo felice - eh' or vado a salvar. Màd. Su spicciati, presto, fa V opra compita :

Anelo una vita - con altra salvar. Spa. Ebbene... son pronto ; quell'uscio dischiudi;

Più eh1 altro gli scudi - mi preme salvar. (va a postarsi con un pugnale dietro alla porta; Madd. apre e poi corre a chiudere la grande arcata di fronte , mentre entra Gilda , dietro a cui Sparafucile chiude la porta, e tutto resta sepolto nel silenzio e nel buio)

S GENA VII.

Rigoletto solo si avanza dal fondo dalla scena chiuso nel suo mantello. La violenza del temporale è diminuita, né più si vede e sente che qualche lampo e tuono.

Della vendetta alfin giunge P istante ! Da trenta dì l'aspetto Di vivo sangue a lagrime piangendo , Sotto la larva del buffon... Quest'uscio...

(esaminando la casa) È chiuso!... Ah non è tempo ancor!... S'attenda. Qual notte di mistero ! Una tempesta in cielo!... In terra un omicidio! Oh come invero grande qui mi sento!...

(suona mezzanotte) Mezzanotte...

SGENA Vili.

Detto, e Sparafucile dalla casa.

Spa. Chi è là ?

Rig. Son io. (per entrare)

Spa. Sostate.

(rientra e torna trascinando un sacco) È qui spento il vostr' uomo... Ria. Oh gioia!... un lume!

34

Spa. Un lume?... No, il danaro.

Eig. (gli dà una borsa)

Spa. Lesti air onda il gettiam...

Eig. No, basto io solo.

Spa. Come vi piace... Qui men atto è il sito.

Più avanti è più profondo il gorgo. Presto,

Che alcun non vi sorprenda. Buona notte.

(rientra in casa)

SCENA IX

Rigoletto, poi il Duca a tempo.

Egli è là!... morto!... Oh sì!... vorrei vederlo!...

Ma che importa?... è ben desso!... Ecco i suoi sproni!

Ora mi guarda, o mondo...

Quest' è un buffone, ed un potente è questo!...

Ei sta sotto i miei piedi!... È desso! È desso!...

È giunta alfin la tua vendetta, o duolo!...

Sia Tonda a lui sepolcro,

Un sacco il suo lenzuolo... (fa per trascinare il sacco verso la sponda , quando è sorpreso dalla lontana voce del Duca, che nel fondo attraversa la scena)

Qual voce!... illusion notturna è questa!

No!... No! egli è desso!... è desso!... (trasalendo)

Maledizione! Olà!... dimon bandito?... (verso la casa)

Chi è mai, chi è qui in sua vece ? {taglia il sacco)

Io tremo... È umano corpo!... (lampeggia)

SGENA ULTIMA. Rigoletto e Gilda.

Kig. Mia figlia!... Dio!... mia figlia!...

Ah no... è impossibili... per Verona è in via!

Fu vision... E dessa!... {inginocchiandosi)

0 mia Gilda: fanciulla, a me rispondi!...

L'assassino mi svela... Olà?... Nessuno?

(picchia disperatamente alla porta)

Nessun!... Mia figlia?... Gil. Chi mi chiama?

35

Big. Ella parla!... si move!... è viva!... oh Dio!... Ah mio ben solo in terra... Mi guarda... mi conosci... Gil. Ah... padre mio!

Big. Qual mistero!... che fu?... Sei tu ferita?... Gil. L'acciar qui mi piagò... (indicando il core)

Big. Chi t'ha colpita?

Gil. V'ho ingannato... colpevole fui...

L'amai troppo... ora muoio per, lui... Big. (Dio tremendo!... ella stessa fu cólta

Dallo strai di mia giusta vendetta!...)

Angiol caro... Mi guarda, m'ascolta...

Parla... parlami, figlia diletta. Gil, Ah ch'io taccia! a me... a lui perdonate...

Benedite alla figlia, o mio padre...

Lassù... in cielo, vicina alla madre...

In eterno per voi... pregherò. Big. Non morire... mio tesoro... pietate...

Mia colomba... lasciarmi non dèi...

Se t' involi... qui sol rimarrei...

Non morire... o ch'io teco morrò!... Gil. Non più... a lui... perdo... nate...

Mio padre... Ad... dio!... t (muore)

Big. Gilda! mia Gilda!... È morta!...

Ah la maledizione !

(strappandosi i capelli cade sul cadavere della figlia)

FINE.

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