RIVISTA ITALIANA
DI
NVMISMATICA
E SCIENZE AFFINI
FONDATA NEL 1888 DA SOLONE AMBROSOU
EDITA DALLA
SOCIETÀ NVMISMATICA ITALIANA
ANNO • XXXIII • SECONDA SERIE
VOL • III • I e II TRIMESTRE 1920
MILANO
REDAZIONE ED AMMINISTRAZIONI MAURI, 8
OCIKT^TNYMISMATICA ITALIANA
Via Achille Mauri, 8 — MILANO
S. M. IL RE, Presidente Onorano, v
PAPADOPOLI conte sen. NICOLÒ, Vice-Presidente Onorario O
STRADA MARCO, Presidente effettivo. MONNERET prof. UGO, Vice-Presidente effettivo. CORNAGGIA conte GIAN LUIGI, Segretario. JOHNSON STEFANO CARLO, Tesoriere. SOLA-CABIATI conte GIAN LODOVICO, Bihlioietmh. BONAZZrdott. POMPEO, Consigliere GAVAZZI dott. CARLO "
GRILLO GUGLIELMO "
LAFFRANCHI LODOVICO " l! o
K(a
La sede della Società è aperta il Sabato dalle ore 21 alle 22 '/.
Rivista Italiana di Numismatica
Redazione ed Amministrazione: Via A. Mauri, 8 - Milano
COMITATO DI REDAZIONE:
BqNAZZI dott. P. - CORNAGGIA conte G. L. - MoNNERET prof. U.
Jlìybonamerìio annuo nel Regno L. 30 - all' Estero L. 35.
A. SE GRE
CIRCOLAZIONE TOLEMAICA E PRETOLEMAICA IN EGITTO
Industrie Grafiche AMEDEO NICOl.A & C
MlLANO-VAREbE
Rivista Italiana di Numismatica e scienze aj^ini Anno XXXIII. Seconda Serie - Voi. Ili - I e II trim. 1920
CIRCOLAZIONE TOLEMAICA
E
PRETOLEMAICA IN EGITTO
LA MONETA PRESSO I POPOLI PRIMITIVI IN GENERALE.
I mezzi di scambio dei popoli primitivi quantunque com- pletamente subordinati alle loro occupazioni ed ai loro bi- sogni più o meno immediati, hanno in generale il carattere comune di merci fungibili, utili e così largamente diffuse da non presentare forti oscillazioni nella loro domanda ed offerta. Inoltre poiché per lo più i popoli più antichi sono in preva- lenza pastori e nomadi, poi si fissano e divengono agricoltori e solo in uno stadio di civiltà più avanzata rivolgono le loro attività ai commerci e alle industrie a ciascuna di queste oc- cupazioni corrispondono più o meno mezzi di scambio diversi. Il bestiame è la moneta dei pastori, i prodotti dei campi (in specie cereali) quella degli agricoltori; i metalli vili, greggi o lavorati sotto forma di oggetti utili o i metalli nobili fog- giati ad ornamento (^\ ed infine la moneta vera e propria fungono invece da intermediari degli scambi presso i popoli che hanno raggiunto uno stadio economico assai più avanzato.
Questo schema che come s'intende è completamente ar- tificiale e come tale grossolanamente approssimativo deve
(I) Negli ijoniiiii primitivi, forse più che in quelli civili, la passione per rahbigli.imento e la soddisfazione delle vanità legate in gran parte a questioni sessuali sono spesso non meno vive dei bisogni elementari.
essere accettato per quel che vale, perchè come nelle scienze fisiche la sorgente di ogni progresso è l'osservazione diretta dei fatti e l'esperimento, così ed a maggior ragione nelle costruzioni storiche le teorie anche che abbiano un'apparenza logica, devono essere completamente subordinate alle poche conoscenze positive che ci restano delle età passate.
Per dare un'idea dell'antica circolazione degli Egiziani dovrò passare rapidamente in rivista i mezzi di scambio usati dai popoli del Mediterraneo prima dell'introduzione delle monete coniate e ciò soltanto per mostrare come sotto questo aspetto l'Egitto non si diversifichi affatto dalle grandi mo- narchie dell'Oriente colle quali era in stretti rapporti d' in- teressi. Su questo argomento poco o nulla ho potuto ag- giungere di nuovo a quello che è stato scritto in questi ul- timi anni (i).
E noto che nei poemi omerici, che si riferiscono ad un'epoca anteriore all'invenzione della moneta, il commercio si effettua in generale collo scambio di oggetti tipici che nelle parti più antiche dell'epopea sono rappresentati invece per lo più da capi di bestiame, buoi e vacche, quantunque sia da ritenere che l'uso della moneta-bestiame, comune ai popoli prevalentemente pastori (2), si mantenga come residuo anche in epoche relativamente recenti (3).
Nei poemi omerici insieme al bestiame-moneta sono usati i metalli, ferro, rame e bronzo, per lo più foggiati sotto forma di utensili-monete, tripodi e lebeti (4) ed asce (5) la cui
(i) Per una ricapitolazione dei dati relativi alla moneta primitiva vedi K. Reclino sotto Geld {Pauly Wissowa Real EncycL).
(2) I latini con le parole pecunia da pecus: i Germani con l'inglese fee (tedesco Vieh), gli indiani rupia dal sanscrito riipa (gregge), ecc.
(3) Leggi di Dracone (fine del VII secolo avanti Cristo). Polluce, IX, 61.
(4) Tc,'liio8«(; e Xé^Y)xs<; compaiono ancora nei più antichi frammenti di leggi cretesi a Cnosso e Gortyna.
(5) Hesych., Script. Metrol.y I, 318, 'HjxiuéXsxxov xpi}i.valùv r^ Kevtà]j.vouv xò 'fàp TCevtàp.voDv néXsxo xaXelxat napà Ilacp'loic ed Hesych., Script. Mctrol., \, 318. Il TtéXexD di Cipro probabilmente non era che uno di quegli uten- sili-moneta comuni in Grecia nell'ultimo periodo della civiltà micenea. Sul TcéXexu cipriota vedi anche Hill, BMC Cyprus, pag xxxiii.
grandezza in generale non essendo uniforme, né regolata a quanto pare secondo principi razionali, deve essere indicata nei singoli casi (i): un sensibile progresso è rappresentato invece dal xé>.exu Cipriota al quale Esichio attribuisce una grandezza determinata (2) e più ancora dall'aystupa di Cipro e dagli òpzki<j-/.oi di ferro dell'Heraeum del peso di una mina eginetica (3).
Il passaggio fra la moneta-utensile (4) e la moneta vera e propria che avviene naturalmente quando alla prima si attribuisce un peso determinato (5), può esser seguito nel- l'articolo di A. Evans, Minoan weights and mediums of currency front Crete, Mycenae and Cyprus (Corolla Numi- smatica, pagg. 336337), il quale oltre fornire un materiale veramente prezioso per la conoscenza degli antichi mezzi di scambio pare dimostri come la circolazione Cretese ri- senta l'influenza dell'Egitto assai più che quella di Babi- lonia.
Durante la civiltà micenea il rame era tesaurizzato in pani dalla forma caratteristica O trovati prima come segni ideografici nel Palazzo di Knosso scoperti poi in numero di 19 ad Hagia Triada presso Festo nel 1903 dal prof. Halbherr. Il loro uso pare fosse diffuso in tutto il Mediterraneo ; uno ne fu rinvenuto ad Enkomi presso Salamina (Cipro), un altro a Makarska sulla costa Dalmata da sir John Evans, altri fu-
(i) Iliade, XXIII, 264 e 268.
(2) Ved. la tavoletta Idalia CDI, 60, Hoffmann, 135, dove i conti sono tenuti in talenti iCcXéxete; e SiBpa/fia se la solita risoluzione delle abbreviazioni we. Ili, Tts. 11 8t. è giusta. Hill, BMC. Cyprus, p. xxii.
(3) Quando Aristotele {Polii., I, 6, 14-16), accenna al fatto che i primi metalli usati negli scambi avevano un valore d'uso ed accenna in modo speciale all'argento ed al ferro ha evidentemente sott'occhio l'evoluzione monetaria del suo paese secondo la tradizione che attri- buisce a Fidone di Argo l'invenzione delia moneta.
(4) I metalli preziosi sono usati nei poemi omerici vicino al ferro od al rame, in generale sotto forma di «ggetti ornamentali.
(5) Anche i Brittani avevano monete del tipo di Argo e di Cipro. Cesare trovò presso di loro Tuso di monete d'oro e di sbarre di ferro di peso determinato : uinHlitr - aut aere^ aut nummo aureo aut takis ferreis ad certtim pondus exaìninatis prò nuinuio. La moneta di rame yi era invece importata.
8
rono trovati in mare vicino a Chalkis e a Serra Ilixi in Sardegna (Evans, op. cit., pag. 355 e segg.).
Il peso medio dei pani di bronzo micenei di Hagia Triada di kg. 29,320 che corrisponde con una grandissima appros- simazione a quello del talento egiziano Kkri^) di 300 deben e 3000 kife fa ritenere che essi dovessero esser usati in Egitto come prova la pittura murale della tomba di Reckhmara dove i capitani Keftiu li portano in dono agli ufficiali di Tothmes, III (2). E possibile anche che questi pani di rame del peso di un Kkr, TaXavTov, corrispondessero in valore al ta- lento d'oro d'Omero : e meglio ancora che le unità d'oro cor- rispondenti in Egitto (3) ad un peso di circa gr. 13,35 fossero gii equivalenti di un Kkr di rameU); però non credo che si possa argomentare nulla, anche in forma dubitativa dalle tavolette di Knosso riprodotte da Evans, op. cit., pag. 361.
Assai interessanti sono pure i pezzi d'argento descritti (Evans, op. cit., 363-67) a forma di disco dittico e di disco circolare precursori della moneta greca primitiva che avrà dapprima la forma elittica poi quella circolare. Prima di questi pezzi i metalli preziosi erano usati in barre che ve- nivano ritagliate per gli usi correnti (5).
(i) Per quanto io sappia in Egitto il Kerker ai tempi di Tothmes III non compare in nessun documento ; perciò e per altre ragioni che svol- gerò in un articolo già composto di metrologia orientale l'eguaglianza dei pani cretesi al Kerker non mi riesce completamente persuasiva.
(2) Simili pani erano portati anche dagli Etiopi e dai Rutenu della Siria settentrionale (Virey, Tombeau de Reckhamara p. VI, VII).
(3) Vedi pag. 15.
(4) Script. Metro/., I, 282. Poli. On. irspl v6|A'.a|j.àTwv : oti Se uapà tot? è® 'Offijpoo òXiYÓv TÒ TdtXavTov vjSóvaxo, jxàOoK; ctv ex t-^c lTC7ro8po(Aiac, ev fy Tò) jièv Tp'lto) TÒ r/.H't.ov èaxt Xé^Y]?, tò) Sé tstàpxco 8óo -^pooolo tàXavia. Il ta- lento di Omero potrebbe corrispondere ad un'unità presso a poco eguale al peso di un siclo sacro o di un tetradrammo attico: quando si asse- gnasse ad esso il valore di un Kerker egiziano di kg. 29,11 circa e di un talento babilonese di kg. 30,13 circa si avrebbe un rapporto fra Toro ed il rame compreso fra 1:2000 ed 1:1500 circa (ved. Evans, op. cit., pagg. 361 e segg.).
(5) Vedi la barra di elettro di Micene di gr. 22,6, op. cit., pag. 354, fig. IO, le barre di Enkomi di gr. 72,12, e i ritrovamenti nelle tombe submicenee di Amathus di 22 ritagli d'oro di un peso medio di gr. 4,662 (Vi kite?) (EvANs, op. cit., pag. 355). I pezzi descritti in Hill, BMC.
L'evoluzione dei mezzi di scambio dei Greci è sotto al- cuni aspetti diversa da quella dei popoli orientali, perchè mentre questi, organizzati in grandi monarchie ebbero uno sviluppo storico probabilmente molto lungo e relativamente continuo, i popoli ellenici primitivi si trovarono rispetto agli Egiziani e agli Assiro-babilonesi in condizioni di inferiorità dal punto di vista economico. Così la breve durata in Grecia di quei mezzi di scambio ai quali accennai nelle pagine pre- cedenti, e l'assenza dell'uso dei cereali come moneta possono essere facilmente spiegate, sia colla scarsa importanza che aveva l'agricoltura presso la maggior parte dei popoli elle- nici, pastori e navigatori, sia cogli influssi delle civiltà medi- terranee più avanzate che erano giunte a servirsi nei loro scambi in prevalenza dei metalli preziosi.
Quanto ai popoli italici, la loro monetazione si svolge sino dagli inizi sotto l'influenza orientale ed ellenica. Dalla moneta-bestiame, gli italici passano a quella di rame in forma di masselli del peso di una libra divisa nei suoi sottomultipli caratteristici, sinché la moneta di metallo prezioso coniata assai tardi, certamente per influssi greci, soppianta di fatto in breve volger di tempo i sistemi monetari indigeni (0.
L'Egitto invece, abitato da un popolo prevalentemente agricoltore è forse l'unico paese del mediterraneo dove molto probabilmente i cereali servirono a lungo come mezzo di scambio. Il che appare più che dai documenti antichi da al- cuni residui di economia naturale perduranti nella valle del Nilo in epoche che seguirono la conquista macedone. Però per i popoli dell'Oriente, Egitto compreso, sino dalle epoche più remote della loro civiltà, l'uso di monete-bestiame e di monete-merci non esclude quella di lingotti e masselli di metallo di peso determinato, che generalmente venivano scambiati a peso e richiedevano l'uso della bilancia (2). In
Cyprtis, pag. xx-xxii. non si adattano a nessun sistema metrologico definito.
(i) Per un breve accenno all'evoluzione delle primitive monete ro- mane ved. HuLTscH, Griech u. rum. Metrologie, pagg. 188 e segg.
(2) L'uso della bilancia nei pagamenti, attestatoci nei paesi italici dalla fftancipntio per aes et librain e dai vari composti di pendere: ex- pendittm, stipendium, dtspeudittm, etc, è naturalmente comune a tutti i paesi primitivi che si servono dei metalli come mezzo di scambio.
IO
ultima analisi la moneta sia pesata che coniata, deve essere considerata come merce sui generis perchè il suo potere acquisitivo dipende :
i.° Dal suo valore intrinseco ;
2.° Dal suo uso comune come mezzo di scambio ba- sato sulle leggi e sulle consuetudini.
Senza il primo la moneta avrebbe un corso ristretto al paese al quale impera la legge che le attribuisce un potere Hberatorio, potrebbe cioè servire solo in un regime di eco- nomia chiusa, senza il secondo, invece, le mancherebbe quella certezza di essere accettata da tutti come mezzo di scam- bio, certezza necessaria a tenerne alta la domanda. Il che implica anche l'esistenza di una moneta, quale era quella usata presso gli Egiziani, i Babilonesi ed i popoli di civiltà minoica, non può andare disgiunta da un grado di evoluzione economica e politica assai avanzato.
LA MONETA IN EGITTO PRIMA DELLA CONQUISTA MACEDONE.
Il lavoro più completo sulFuso dei metalli come mezzo di scambio in Egitto è ancora la memoria di C R. Lipsius, Die Metalle in den Aegyptischen Inschriften [Abh. d. k. Akad. d. Wiss. z., Berlin, 1871, pag. 27 e segg.), illustrata da ap- posite tavole tratte dai monumenti, dalla quale si ricava che i metalli più comunemente usati come intermediari degli scambi in Egitto erano l'oro, l'elettro e l'argento. •
L'oro, iiub, era raccolto in mucchi, in borse, quando era in polvere (^v^y^xa toO xP^^^o*^, Diod., Ili, 14; Herod., Ili, 96, tibber degli Arabi), in anelli, come ancora in Etiopia, in pia- stre rettangolari ed in tegole.
Nei testi, per quanto sappia l'oro è misurato in debeìi e kite ed in una unità pek (parte, frazione) eguale ad Vis* deben o 764© ^^^^ ^^^ (circa gr. 0,758) e non ad un obolo attico
(1) Griffith, Notes oti egyptian weights and measures PSBA., XIV, 1892, pag. 436.
II
come erroneamente Lepsius, ma piuttosto a Viso ^^ ^^ ^g^- 15. ^^ circa) (i), che come ho dimostrato nelle mie misure tolemai- che e pretolemaiche corrisponde ad Vst della e. d. mina tolemaica.
Anche l'elettro asem e l'argento hat, erano tesorizzati nelle stesse forme dell'oro e pesati in deben e kite. Come mezzo di scambio servivano anche il rame, il ferro, il lapislaz- zuli, la malachite, ecc.; ma i dati dei monumenti che in gene- rale si riferiscono a pesature di ingenti quantità di metalli preziosi dovuti a tributi, bottini di guerra, ecc., non ci per- metterebbero di avere delle idee precise sull'uso dei metalli come mezzo di scambio negli usi correnti, se all' uopo non ci soccorressero i numerosi pesi campioni di pietra che sino dalle prime dinastie erano destinati alle pesature dell'oro e dell'argento.
Si sa infatti che ogni commerciante assiro o babilo- nese portava per suo uso corrente in una tasca di cuoio pic- coli pesi di pietra che gli ebrei chiamavano perciò pietre della tasca (babilonese kisu) che servivano per le pesa- ture dei metalli preziosi (Weissbach , ZDMG., 65, pa- gina 635). Simile uso era naturalmente comune non solo agli egiziani, come ci attestano i ritrovamenti dei piccoli pesi campioni, ma alla maggior parte dei popoli che non hanno una moneta coniata (2). Per gli Egiziani la moneta peso più importante era Viiien che aveva in origine la forma di anello
(i) pek equivale dal punto di vista ctniologico al babilonese pitka = Vs di siklit (Weissbach, ZDMG., 65, 191 1, pag. 625 e segg.) e all'e- braico beka o mezzo schekel.
(2) Per l'uso nell'antichità di pezzetti di metallo ritagliati a scopi commerciali cfr. W. Andrae, Mitt. d. D. Or. Ges., n. 36, pag. 22 e gli scavi di Kalaah Sergàt, pag. 642: ancora pochi anni la in Mongolia fra i commercianti cinesi valeva questo uso (Z. /. Ethnologie, 21, i88g, 590 e segg.), del quale del resto non mancano esempi nel nostro medio evo (A. LuscHiN v. Ebengreuth^ Allg. Miinzkunde d. Mttielalters, pag. 110 e segg.). Questi dati mi risultano dairarti«:olo sopra citato di Weissbach, ai quali si devono aggiungere quelli ricavati dagli scavi di Cipro e di Creta di cui a pag. 8 e segg.
12
o di un filo piegato (i) ritagliato in trazioni di peso determi- nato che rendevano più facili i calcoli per i bisogni correnti del commercio (2).
Il sistema monetario egiziano che come avviene presso tutti i popoli antichi si identifica col sistema ponderale che per quel che si riferiva all'argento si basava suW uten di gr. 97,06 (3) e sul decimo di ulen, la kite, di gr. 9,706.
Il Griffith (op. cit., pag. 444), ritiene col Petrie (4^ che siano esistiti due tipi di kife, uno pesante, l'altro leggero e che il primo di essi mostri una forte preponderanza sull'altro, io invece ritengo che i pesi legali deWuleji e della kife fos- sero costanti perchè legati a misure di volume e di lunghezza
(i) Anelli d'oro simili a quelli egiziani esistevano in Britannia ai tempi della conquista di Ces re, nel Caucaso e a Micene (Th. Reinach, L'histoire par la monnaie) e uittora in Etiopia : si tratta evidentemente di una forma più o meno coniane di tesaurizzazione dell'oro nelle ci- viltà primitive.
(2) La Cina per quel che riguarda la moneta presenta sotto alcuni aspetti delle analogie veramente straordinarie coli' Egitto. Nel Celeste Impero non esisteva moneta coniata sino all'avvento degli Europei ed anche ora la moneta d'argento indigena è rappresentata da piccole barre d'argento, ripiegate, emesse in generale da banche private che ne garantiscono il titolo ed il peso mediante contromarche proprie. Per gli usi correnti queste barre sono ritagliate in pesi unitari che presen- tano piccole variazioni da una regione all'altra, quindi per il commercio ordinario è necessario l'uso delle bilancie tascabili, molto probabilmente come presso gli antichi popoli del mediterraneo orientale. In Cina non esiste moneta d'oro.
(3) Per quanto si riferisce alla determinazione del peso normale della kite rimando al mio articolo: Metrologia tolemaica e preiolewaica. Aegyptiis, 1920, fase, II.
(4) Flinders Petrie, Kaìmn Giirob and their papyri. L'origine del- Vuten leggero è probabilmente dovuta alla tradizione dei vecchi metro- logi alia quale è rimasto attaccato Hultsch, Viedebannt e Lehmann- Haupt (vedi p. e., Historisch-tnetrologische Fomchiwgen di quest'ultimo in Klio, 1913, pag. 370) e di tutti quelli, e sono i più, che attingono alle vecchie fonti. 11 deben e la Trite eguali a 90,96 e 9,096 grammi sono un frutto delle speculazioni dei metrologi che costruiscono nel vuoto con una facilità veramente incredibile. La tavola dei pesi della kite di pag. I4 basterà per dimostrare luminosamente quanto ho già sostenuto nella mia Metrologia tolemaica e pretolemaica.
\
\
13
che non sembrano aver subito alterazioni sensibili nel corso dei secoli (D.
E però molto probabile che anche sotto le antiche di- nastie accanto dÀVuten e alla kiie reali siano esistiti uten e ktte di un peso un poco diverso, perchè anche nell'epoca tolemaica romana e bizantina possiamo constatare l'esistenza di misure private e locali accanto ad altre di carattere uf- ficiale (2),
Nulla possiamo dire per ora sulle prime, non si può escludere a priori che queste avessero una certa importanza pratica; ma le imprecisioni delle bilancie e la conoscenza molto approssimativa, ma non esatta del peso della kiie ci debbono rendere assai cauti nelle induzioni tanto piia che anche la separazione netta deìVuten e. d. leggero da quello e. d. pesante non è possibile perchè il passaggio dal primo sistema al secondo avviene nei campioni di pietra raccolti per gradi insensibili (3).
Del resto i seguenti pesi delle kùe egiziane citate da Weigall, Some Egyptian Weights in prof. Petrie's colleciion (Proc. of the Soc. for. Bibl. Arch., XXXIII, 190 1, pag. 390),
(i) Il deposito di queste misure nei templi e in speciali uffici, co- mune agli egiziani, ai greci, agli italici, garantiva la inalterabilità dei sistemi metrici.
(2) Lo studio della moneta tolemaica, romana e bizantina nn la ri- tenere che molte delle distinzioni fra kiie reali e kiie leggere siano in- sussistenti, e che la grandissima maggioranza dei pesi debba essere ritenuti misure ufficiali, come nell'epoca bizantina gli exagia cort ispon- dono sempre ai vofjL'vO|Aaxa CuY<ì> 8Yjp.ooito. Forse non sarà troppo azzar- dato spingere le analogie fra i pesi moneta egiziani antichi e quelli bi- zantini sino a supporre l'esistenza di kite che si comportavano rispetto a quelle reali come solidi Ct>i'<ì> IS'.toxixcI) e C. 'A).84ov5p5Ìa- rispello al vò)jiiO}i.a C fiirjfiooia).
{3) Le kite che conosciamo appartengono in generale alla XVIII di- nastia e sono ad essa posteriori. È probabile che se pure esistessero varie kiie quella tebana finisse col diventare la misura ufficiale, in ogni modo, secondo me la kite pesava in generale gr. 9,70 circa sino dalle prime dinastie.
14
mi sembra dimostrino abbastanza bene l'insussistenza dei due tipi di kite pesanti e leggere :
|
N. |
Materiale |
Numero delie kite |
Pese |
unitario |
|
4700 |
Calcare |
150 (I) |
g'-- |
9,88 |
|
7000 |
Granito grigio |
150 |
w |
8,92 |
|
7001 |
Calcare |
[100] |
^ |
10,108 |
|
7002 |
Bronzo |
[50] |
» |
10,27 |
|
7003 |
Calcare |
40 |
„ |
9,72 |
|
7004 |
Basalto |
40 |
i> |
9,345 |
|
A 7005 |
Quarzo nero |
[25] |
1» |
9,51 |
|
4914 |
Alabastro |
20 |
„ |
9,56 |
|
7006 |
Basalto |
10 |
»» |
9,10 |
|
7007 |
Ematite |
10 |
„ |
9.04 |
|
7008 |
Bronzo |
[10] |
w |
9,43 |
|
7009 |
Bronzo |
[lOJ |
,, |
9,76 |
|
7010 |
Sienite |
9 |
l> |
9,51 |
|
7011 |
Bronzo |
[•^1 |
» |
9.15 |
|
7012 |
Bronzo |
[■>] |
» |
9,98 |
|
7013 |
Rame |
[5] |
» |
9,85 |
|
7014 |
Calcare |
4 |
M |
9,27 |
|
7015 |
Piombo |
3 |
„ |
9,072 |
|
7016 |
Ematite |
[-*] |
W |
9,57 |
|
7017 |
Bronzo |
I-M |
»» |
10,18 |
|
7018 |
Bronzo e piombo |
\A |
„ |
9.95 |
|
7019 |
Ardesia |
1? |
» |
'.mi |
|
7020 |
Basalto |
1? |
„ |
10,18 |
|
7021 |
Bronzo |
Il] |
M |
9,59 |
|
7022 |
Serpentino |
% |
•1 |
9.17 |
|
7023 |
Steatite |
% |
„ |
9,09 |
|
7024 |
Cristallo di quarzo |
% |
n |
9,99 |
|
7025 |
Bronzo |
% |
n |
9.45 |
|
7026 |
Ematite |
V. |
n |
9.15 |
|
7027 |
Ematite |
V.. |
n |
9,91 |
|
7028 |
Serpentino |
^. |
n |
9,38 |
L'unità d'oro egiziana corrisponde ad un peso di gr. 13.90, 13.30 circa che è assai vicino a quello di molti sicli sacri delle città fenicie come appare dalla seguente tabella (cfr. Weigall, op. cit., pag. 392) :
(i) I dati contrassegnati nella seconda colonna con parentesi quadra sono dedotti supponendo i pesi multipli della ki/e, gli altri dati invece risultano direttamente da iscrizioni dei catDpioni. A questa lista di dati si possono aggiungere alcuni inediti del museo di Torino pubblicati nel mio articolo: MetroL totem, e pretotemaica. Aegyptiis, 1920, fase. II. Non ritengo sicura la denominazione dei nn. 7001, 7002, 7017, 7018 e 7020.
1
J5
|
N. |
Materiale |
Numero delle unita 1 |
Peso unitario |
|
4902 |
Calcare |
60 |
13,01 |
|
7029 |
M |
50 |
13,55 |
|
7942 |
» |
40 |
13,84 |
|
7030 |
w |
30 |
13,98 |
|
7031 |
Steatite |
30 |
13,89 |
|
7032 |
Calcare |
30 |
13,92 |
|
B 7033 |
Alabastro |
19 |
13,02 |
|
C 7034 |
» |
18 |
1 3,69 |
|
7035 |
Calcare |
8 |
12,21 |
|
7036 |
Basalto |
6 |
13,77 |
|
D 7037 |
Serpentino |
5 |
13,00 |
|
7038 |
Calcare |
4 |
13,68 |
|
7039 |
Basalto |
2 |
13,49 |
|
7040 |
Steatite |
o |
13,58 |
|
7041 |
Calcare |
>) |
13,88 |
|
7042 |
Steatite |
1% |
13,95 |
|
7043 |
Arenaria |
2 |
14,16 |
|
7044 |
Steatite |
1 |
12,61 |
|
7045 |
Alabastro |
1 |
13,02 |
|
7046 |
Malachite |
1 |
13,32 |
|
7047 |
Ematite |
1 |
13,92 |
|
7048 |
Steatite |
% |
12,53 |
|
7049 |
Calcare |
V* |
12,29 |
|
7050 |
Rame |
'U |
12,99 |
Il peso medio di questi pezzi dà una media di gr. 13,33 e poiché gli scarti dal valore medio nei pesi dei singoli cam- pioni sono dello stesso ordine di grandezza di quelli riscon- trati nelle kùe, si può supporre un peso delTunità d*oro di gr. 13,90 circa che non è facilmente commensurabile con quello delle unità fondamentali d'argento. Ne segue che al contrario di quanto accade in generale per la moneta per- siana e greca, non si può escludere che il piede dell'oro egiziano fosse di origine diversa di quello dell'argento e che non si può per ora stabilire se il rapporto fra il valore dei due metalli ha avuto un'influenza sul peso dell'unità aurea (i).
(i) Se si ammettesse l'eguaglianza dell'unità d'oro a 2n kite d'ar- gento, rapporto simile a quello che si riscontra nel darico pcrsinno eguale a 20 sicli, si avrebbero i seguenti dati :
Peso dell'unità d'oro
Kit.
19,40 16.16 15,{,2 14,56 13,86
12,!)2
9,70
12 12 %
14 1:.
i6
Insieme alle kite e alle unità d'oro sono stati trovati in Egitto pesi classificati come shekel fenici, il cui peso medio nei pezzi descritti da Weigall (op. cit., pag. 388-389 e 394) (i), è di gr. 14,56. Questi shekel possono considerarsi presso a poco come eguali a Vjooo ^i talento egiziano Kerker di gr. 29,11 mentre i pesi piìi alti parrebbero indicare piut- tosto uno shekel vicino ai 15,12 gr. e i piìi bassi invece, una unità egiziana eguale ad i V2 kite. 1 due multipli del doppio siclo n. 7072 e 7074 corrispondono probabilmente ad Viooo di talento egiziano e vanno riconnessi alla monetazione delle città fenicie (2).
Le classificazioni degli shekel assiri di un peso medio di gr. 8,16 corrispondente a quello di due darici d'oro (gr. 8,37) sono in gran parte incerte perchè, ad eccezione dei nn. 7051, E 7053 e 7055, i campioni sono tutti anepigrafi; è però molto probabile che il n. 7051 indichi 30 unità di ferro ciascuna eguale a Vg ^^^^^^ babilonese di 502 gr. circa, che il n. E 7053 sia Vgo di mana e che il n. 7055 corrisponda ad Va» di mina o doppio
(I)
Shekel fenicio
|
N. |
Materiale |
Numero delle unità |
Peso unitario |
|
7072 |
Calcare |
20 |
29,24 (doppio siclo) |
|
H7073 |
Bronzo |
50 |
3,49 (V4 di siclo) |
|
7074 |
Calcare |
6 |
29,24 (doppio siclo) |
|
7075 |
Basalto |
6 |
14,92 |
|
7076 |
» |
2 |
14,64 |
|
7077 |
Bronzo |
2 |
13,608 |
|
7078 |
Ardesia |
1 |
14,98 |
|
7079 |
Bronzo |
1 |
14,97 |
|
7080 |
Calcare |
1 |
14,60 |
|
7081 |
Sienite |
% |
15.21 |
|
7082 |
Rame e Piombo |
1 |
14.06 |
|
7088 |
Bronzo |
1 |
14,32 |
|
7084 |
»> |
% |
14,00 |
|
7085 |
w |
% |
15,03 |
|
7086 |
» |
.'4 |
14,77 |
(2) Cfr. i dati dei talenti di Hagia Triada a pag. 8 e quel.i relativi alla monetazione delle città fenicie a pag. 51 e segg.
darico (i). A queste unità si riconnettono probabilmente i sicli persiani corrispondenti a Vs di sialo assiro (Weigall, op. cit. pag. 389 e pag. 394) (2).
Le unità di piede attico (Weigall, op. cit., pag. 387 e pag. 393) (3) possono essere riportate a frazioni di un'unità
(i) I pesi dei sicli assiri riportati da Weigall (op. cit., pagg. 386-87 e pag. 393), sono i seguenti :
|
N. |
Materiale |
Unità |
Peso Unitar. |
Annotazioni |
|
7051 |
Sienite |
10 |
8,19 |
— Unità di gr. 24,57 : il n. 7051 reca l'iscri- zione " 10 di ferro „. |
|
7052 |
Calcare |
30 |
8,36 |
|
|
E 7053 |
Basalto |
10 |
8,44 |
— Unità di gr. 25,32: il n. 7053 reca l' iscri- zione « =30 „. |
|
7054 |
Vetro Bleu |
l'I* |
8,06 |
|
|
7055 |
Serpentino |
8,14 |
— Unità di gr. 16,28: il n. 7055 reca 1' iscri- zione " 2* „. |
|
|
7056 |
Bronzo |
2 |
8,29 |
|
|
7057 |
» |
1 |
8,10 |
|
|
7058 |
w |
V2 |
8,10 |
|
|
7059 |
Vetro Bianco |
V, |
8,16 |
|
|
7060 |
Vetro Bleu |
V2 |
7,91 |
|
|
7061 |
Bronzo |
Va |
7,78 |
|
|
7062 |
Quarzo Bianco |
Vs |
8,41 |
(2) Il peso medio dei sicli persiani è di gr, 5,604.
|
N |
Materiale |
Unità |
Peso Unit. |
Annotazioni |
|
7087 |
Calcare |
5 |
5,47 |
L'unità è di gr. 21,88 |
|
7088 |
4 |
5,65 |
||
|
7089 |
4 |
5,70 |
||
|
7090 |
Rame |
4 |
5,65 |
|
|
7091 |
Bronzo |
2 |
5,572 |
(3) 7063
F 7064 7065 7066 7067 7068 7069 7070
G 7071
Bronzo e piombo
Ematite
Bronzo e piombo
Bronzo
Sienite bruciata
Ematite
Bronzo
50 40 40 20 20 5
10 4 o
4,39 4,51 4,11 4,3") 4,37 4,33 4,32 4,34 4.3!
L'unità e di gr. 17,66
i8
eguale ad i Va volte il talento egiziano (29,11 X i '/s = kg. 43,66) cioè al Kerker giudaico di 100 mine attiche (vedi pag. 55 e segg.); in ogni modo credo opportuno di rav- vicmare al Kerker egiziano e ai pesi fenici quelle unità elen- cate sotto il nome di piede della dramma attica. Anche assai incerto mi sembra il ravvicinamento di pesi di circa 6 gr. alle dramme eginetiche (Weigall, op. cit., pag. 390 e pag. 395) d).
APPORTO FRA IL VALORE DELL'ORO E QUELLO DELL'ARGENTO IN EGITTO PRIMA DELLA CONQUISTA iMACEDONE.
Ben poco sappiamo su questo argomento. 11 papiro di Bulaq II dove 5 pezzi d'argento equivalgono a 6 pezzi d'oro si riferisce evidentemente ad unità che dobbiamo presumere diverse fra loro, perchè i rapporti fra i due metalli usati in Egitto come misure dei valori non potevano differire molto da quelli che si riscontrano presso gli assiro-babilonesi e presso i greci; si potrebbe a mo' d'esempio supporre che l'argento fosse misurato in deben o kite e l'oro in un'unità che corrisponderebbe rispettivamente a qualcosa come ^"/^ od 7* di unità d'oro, in modo che il rapporto fra i due metalli si mantenesse vicino ad i : 14.
Per questa ragione anche il P. Rhind, pi. XIX, n. 62 (2) di assai incerta interpretazione non può secondo me indicare un rapporto fra l'oro, l'argento, il piombo e il pezzo di shaii di 12:6:3:1; che se questo testo indicasse un vero
|
(I) |
||||
|
N. |
Materiele |
Unità |
Peso Unit. |
Annotazioni |
|
7092 7093 7094 7095 |
Basalto Bronzo Ematite Bronzo |
12 2 1 1 |
6,38 5,961 5,98 5,72 |
L'unità e di gr. 12,76 |
(2) Griffith, op. cit., pag. 436.
19
rapporto tra i valori dei metalli usati come mezzi di scambio si dovrebbe necessariamente supporre l'uso di unità ponde- rali diverse. In conclusione è presumibile che il rapporto fra l'argento e l'oro si aggirasse almeno dopo la XVIII dinastia approssimativamente fra i : io ed i : 15 e che sotto il do- minio persiano corrispondesse abbastanza bene a quello vi- gente in Grecia, in Sicilia e in Persia presso a poco nella medesima epoca U) e che di conseguenza in Egitto come nei dominii del gran re esistessero due piedi unitari, uno per l'oro, l'altro per l'argento, calcolati in modo che, dato il rap- porto fra i valori dei due metalli, si avesse un facile rag- guaglio fra le due unità monetarie (vedi pag. 32 e segg).
VALORE DEL DANARO IN EGITTO PRIMA DELLA CONQUISTA MACEDONE.
Le nostre conoscenze relative al potere acquisitivo della moneta egiziana sono assai scarse sia per 1' esiguo numero dei dati sia per le difficoltà che presenta V interpretazione dei testi.
In un papiro di Kahun del regno di Amenhotep 111, dove le merci sono calcolate a " pezzi „, un bue corrisponde ad un pezzo d'argento che col Griffith ritengo eguale ad un uten (2).
(1) Come è noto Erodoto III, 95, i calcola a j : 13 il valore dell'ar- gento in oro in Pei sia ai suoi tempi "tò /puoiov TpioxaiSBxaotóoiov Xo^t- Cóp.tvov, TÒ •j^'^lffia EÒptaxetai èòv Eòpoixv ?j'fhori%ovz'x xal é^a^ooitov xal Tetpaaj^'.Xituv „, ina il vero rapporto Iemale tra 1 ilue metalli eia certa- mente di 1 : 13 Vs perchè il darico che pesava gli ^/g dell'unità d'argento corrispondeva a 20 sicli. Un rapporto analogo troviamo nella stessa epoca (438-7 a. C.) ad Atene nel conto degli epistati incaricati di sor- veglianza alla fabbricazione dello statua crisolefantina d'Athena come si rileva dal CJA, IV, i, 3 (suppl. del tomo I) n. 298 bis, pag. 146 dal quale risulta un valore dell'oro in argento di 13,96-14,04, confermato dal CI8., I, 300-311 (434-433 a- ^'•)-
(2) L'///'''" ••fini \/;ilc in lii<<ii .1 C>J (il-;iH1Plf to! (M 11 :i i l'iir.
20
In un conto della XX dinastia un medimno tolemaico o doppia artaba di grano è valutato 2 itteii, un bue 119 uten, un asino 40 uten.
Durante la XXII dinastia un terreno di io arure ad Abido è affittato e venduto ad 1 uten; 370 hin di miele sono pagati 3 ^3 ^^i^^ d'argento, cioè circa una kite per io hin, mentre in un ostrakon più antico 5 uten della stessa sostanza sono valutati 4 uten di rame (i). E probabile che il rapporto fra il valore del rame e quello dell'argento non dovesse differire molto da i : 80— i : 100, quale presso a poco ci risulta dai dati dei testi dell'epoca bizantina e da congetture relative al corso dei metalli nella monetazione romana e siciliana primitiva. Supponendo un rapporto rame argento di circa i :8o— i : toc si viene ad assegnare ad i uten di rame il valore di Vs Vio kite d'argento e ad un'artaba di grano, durante la XX di- nastia il prezzo di circa due oboli d'argento tolemaici. Un bue costa circa 41-32 dramme tolemaiche durante il regno di Amenhotep III, un asino quattro o cinque dramme to- lemaiche, uno schiavo nero 65 dramme (2 deben e 4 kite) nei P. Ryl., Ili, pag. 15 della XXV dinastia. Per queiio che si può indurre di questi dati assai scarsi e poco sicuri il po- tere acquisitivo dell'argento poco prima e durante la con- quista persiana doveva essere qualcosa come 4 volte mag- giore di quello dell'epoca di Tolemeo Filadelfo, cosa del resto prevedibile perchè l'introduzione della moneta coniata aumenta ovunque di molto il medio circolante. La scarsezza di accenni a monete-pesi diversi dal deben e dalla kite nei documenti demotici del periodo persiano e la rarità di nomi- nali stranieri circolanti in Egitto prima della conquista mace- done fanno ritenere che nella valle del Nilo sino ai tempi di Alessandro il Grande si seguitasse ad usare come mezzi di scambio i metalli preziosi, il rame e Io stagno, pesati e che anche sotto il dominio persiano, quando l'uso della moneta era divenuto corrente presso quasi tutti i popoli del medi- terraneo, in Egitto la valuta dei singoli paesi doveva essere
(l) Ponendo eguali i due prezzi del miele si ricaverebbe un rap- porto di 1 : 40 circa fra il rame e l'argento, ma è evidente che questo dato ha un valore quasi nullo.
21
accettata a peso e probabilmente ragguagliata in deben e kite dagli indigeni ed in unità ponderali nazionali dagli abi- tanti delle colonie greche e semitiche.
Certo è che le monete introdotte in Egitto dai Greci presso a poco nel periodo persiano dal VI al I\' secolo a. C. risultano di pezzi di origine, di tipi e di pesi assai diversi. Così nel ritrovamento di Sokha e di Sog-el-Hager (Sais e Xois) descritto da Dressel (Z. /. A^., 22, 1900, pag. 231 e segg.) sono rappresentati nominali di Taso, Lete, Neapoli, traco- macedoni indeterminati, di Egina, Corinto, Nasso, Taso, Cla- zomene, Focea o Teo (?), Chio (?), Samo (?), Idime, Camiro, laliso, Licia, Sardi, Fenicia, Cirene e Cirenaica e da parec- chi pezzi di origine sconosciuta: in un altro ripostiglio tro- vato nel 1860 presso Memfi insieme ad un notevole numero di barre d'argento martellate, furono rinvenute 23 monete arcaiche, descritte da Longpérier {Rev. Ntim., 1861, pag. 414 e segg.) e attribuite da questo autore, alcune con certezza, a Lete, Egina, Corinto, Nasso, Focea, Chio, Cos, Cipro e Ci- renaica, altre con minore certezza a Maronea, Ege, Corinto, Eretria, Ceo, Calcedone, Samo e Faselis. Un altro ritrova- mento del 1887 nel Delta (W. Greenwell, A'^ Chr., 1890, pag. i e segg.), ha dato 24 monete di Taso, Lete, Mende, Neapoli, Corinto, Cizico, Mileto, Chio, Samo, Cos, Licia, Cipro, Tiro, Cirenaica, e 3 indeterminate ; contemporaneamente arrivarono al medagliere di Parigi dei pezzi di Dicea, Sermile e Atene. Negli scavi di Petrie a Naucrati insieme a barre d'argento tagliate furono rinvenute 15 monete di Siracusa, Atene (3 esemplari), Egina, Chio, Samo (3 esemplari), Mallos, Licia e Cirenaica.
Le barre d'argento ritagliate nei ripostigli di monete, le tracce di forbici in alcuni pezzi arcaici e la coesistenza di nominali coniati in uno spazio di circa 250 anni su piedi dif- ferenti (1) dimostrano che la moneta greca in Egitto prima della conquista macedone, era accettata a peso. Si può dire inoltre
(i) Nei ripostigli egiziani sono rappresentati in prevalenza gli sta- teri eginetici, i didraninii attici, i nominali niaceduni di circa 10 gr. che hanno spesso un peso eguale a quello della Kite (gr. 9,70) e i pezzi di Chio e delle città dell'Asia Minore di gr. 7,80-7,40.
22
che in questi ritrovamenti* egiziani siano rappresentate le principali città greche che coniavano monete fra il VI ed il IV secolo, eccezione fatta per l'isola di Creta, forse più che per il caso, per l'epoca tarda nella quale comincia la conia- zione dell'argento nell'isola; è invece assai più notevole l'as- senza in Egitto di sicli d'argento medici (i).
PIEDE MONETARIO TOLEMAICO.
L'assenza di monete coniate in Egitto nel periodo per- siano non meraviglia; quando si pensi che paesi civili ave- vano fatto a meno per secoli di una moneta coniata e che il commercio internazionale dei greci e dei romani era fatto per lo più per mezzo di metalli preziosi in barre o in pani pesati e spesso anche saggiati, quindi la mancanza della mo- neta coniata in Egitto non poteva costituire che un piccolo inciampo nelle sue relazioni commerciali cogli altri popoli.
E opinione comune di tutti gli studiosi che la conquista macedone introducesse in Egitto una moneta di piede e. d. attico di gr. 4,30 circa (2), e che la differenza di peso fra la dramma primitiva tolemaica e quella attica di gr. 4,366 fosse cosa di poco rilievo, tanto più che i nominali dei primi To- lemei per la loro affinità coi pezzi attici dovevano finire col circolare alla pari con essi (3).
Il peso di gr. 4,2854 per la dramma tolemaica risulta : i.° dall'esame dei nominali più elevati in migliore stato di
(i) La storia di Aryandes (Herod., IV, 166) che preposto da Cambise alla satrapia dell'Egitto offese mortalmente Dario di Hystaspes coniando monete d'argento che rivaleggiavano in purezza coi darici d'oro, quan- tunque non abbia sinora una conferma nei ritrovamenti di monete egiziane rende verosimile l'ipotesi di una circolazione sia pure ristretta di sicli nell'epoca saitica. Però i sicli circolanti in Egitto dal VI al IV secolo a. C. non sono in ogni modo medici, ma fenicio-giudaici, come accennerò dove tratto dei rapporti della moneta fenicia con quella ales- sandrina.
(2) I pezzi coniati sotto Cleomene e sotto la satrapia di Tolemeo Soter non superano mai i gr. 4,30.
(3) Pare che in Egitto sotto il dominio persiano fossero alquanto diffuse le imitazioni della moneta ateniese del " Vecchio stile „. Cfr. Head, Hisf. Num., pag. 377.
23
conservazione; 2.° da considerazioni di carattere metrologico che esporrò in questo saggio.
Un attento esame dei pezzi di Cleomene e della Satrapia di Tolemeo Soter permette di assegnare alla dramma tole- maica della fine del IV sec. a. C. il peso normale di gr. 4,2854 eguale a quello della moneta dei Seleucidi (v. pag. 62 e segg. e a quello della moneta persiana degli Arsacidi e dei Sassa- nidi U) la cui identità con quella tolemaica è confermata nella maniera piii brillante dal peso normale di gr. 4,285 (21 del dinar arabo dei Califfi d'Oriente.
Questa dramma che si riscontra in Siria, sotto i Seleucidi, in Egitto sotto i Tolemei, in Persia sotto gli Arsacidi e i Sassanidi e in tutto l'Oriente sotto forma di dinar arabo deriva probabilmente dal cubito usato in Egitto nel periodo saitico e sotto i Tolemei: infatti dal cubito reale eguale in lunghezza al meh suten di 524,96 mill. si ricava un piede di mill. 349,87 il cui cubo corrisponde a Kg. 42,854 cioè esat- tamente a loooo dramme dei primissimi Tolemei 13).
Il sistema monetario tolemaico presenta quindi i seguenti rapporti col piede cubico reale :
Cubo del piede di un cubito reale di mill. 524,91 kg. 42,854 i Mina di dramma tolemaica (4) gr. 428,54 100 i
Mina di dramma tolemaica ridotta „ 357,1 120 1 Vs i Dramma tolemaica gr. 4,2854 loooo 100 83 Vs ^
Dramma tolemaica ridotta gr. 3,571 120000 120 100 i Vs i.
(i) Per la moneta degli Arsacidi e dei Sassanidi cfr. Vasquez QuEiPO, Syst. métr.. III.
(2> CtV. A. Segrè, Moneta bizantina. Rendiconto dell'Istituto Lom- bardo, 1920, pag. 329.
(3) Un cubito di un piede cubico eguale a loooo dramme attiche do- veva essere di mm. 528,1. Non so se il cubito fiietereo raggiungesse quella lunghezza, ma è probabile che se non era identico con esso doveva essere equiparato al meh sitteii (vedi A. Segre, Misure totem, e pretoleiiiaiche. Aegyptus, 1920, fase. II). Il cubito tolemaico dovrebbe es- sere secondo me eguale a quello reale quantunque il nxoXtixatxòi; w'vix'^ del Museo di Torino sia assai vicino a 526 mill., credo che la sua lun- ghezza teorica fosse quella di mill. 524,91 che lo renderebbe facil- mente commensurabile colla dramma monetaria.
{\} Chiamo tlramma tolemaica quella di gr. 4,2854 e dramma ridotta quella di gr. 3,571 coniata dopo il 290 circa. La mina tolemaica di 100 dramme ponderali di gr, 4,2854 corrisponde a 125 dramme ridotte ^' Kf"- 3»57' e la libbra di 96 dramme ridotte a gr. 342,8 cioè a circa loo dramme romane.
24
Devo premettere un breve riassunto sulla monetazione tolemaica in gran parte tratto dalla poderosa opera dello Svoronos, " Tà vojjLiafxaTa toO /cpà-rou; tOv -jzTolzy.of.io}^ ^^, riassunto che è necessario presupposto allo studio della circolazione monetaria del regno dei Tolemei.
MONETA D'ORO TOLEMAICA.
La moneta d'oro coniata in Egitto sotto Cleomene e sotto la Satrapia di Tolemeo I ha per base la dramma di gr. 4,2854. In questo periodo sono coniati tetradrammi di gr. 17,1316, dramme e tetroboli (?) (0. Lo statere d'oro fu ridotto a io oboli attico-tolemaici nei primi anni di regno del Soter (2), sotto il quale in Cirenaica dove fu conservato forse un poco più a lungo che in Egitto il piede attico-tolemaico (3) furono coniati stateri d'oro di gr. 8,571 (4) contemporanei ai tetroboli egiziani di gr. 2,857 ^5). Prima adunque della riforma di Tolemeo I sono coniati in oro lo statere e la dramma mentre è assai incerto se il didrammo e il tetrobolo appar- tengano allo stesso periodo dei nominali d'oro attici coniati prima della riforma monetaria del Soter pare siano i seguenti:
(i) I nominali d'oro di gr. 2,70 coniati a Cipro da Menelao fratello di Tolemeo (312-311) si avvicinano in peso ai tetroboli di gr. 2,857.
(2) Mancano criteri sicuri per stabilire con precisione la data della riforma monetaria di Tolemeo I.
(3) Dato il rapporto di 6 : 5 fra lo statere attico-tolemaico d'oro a quello ridotto è talvolta assai difficile poter stabilire se alcuni nominali d'oro, appartengano alla serie e. d. attica e a quella ridotta e se il nuovo piede monetario fosse esteso contemporaneamente a tutti i do- minii dei Tolemei. Di difficile classificazione sono i pezzi d'oro coniati dopo il 308 con due nonnnali un tetradrammo (?) di gr. 15,03 e un di- drammo (?) di gr. 6 89 e 6,71 dei quali per ora ci contentiamo di se- gnalare l'esistenza.
(4) 1 pesi dello statere d'oro della Cirenaica (vedi Svor. Classe III, pag. 50 e segg.), sono di gr. 8,54 (n. 314) e gr. 8,55 (n. 315).
(5) 1 pesi osservati dei tetroboli di Tolemeo Soter sono di gr. 2.87, 2.86, 2.85, 2.81 (2), 2.80 (2), ecc.
Nominali d'oro coniati sul piede attico-tolemaico.
! Peso nei Valore in dramme d'ar- IValorc in dramme ri- I ed. I genio (I) col rapporto j dotte col rapporto oro
Nominali Peso
attico-tolemaici (in
d'oro grammi ! oboli attici j oro-argento di i : io
argento di i : io
|
Tetradramiiìo |
17,iaiG |
24 |
40 |
-iS |
|
Statere |
8,671 |
12 |
20 |
24 |
|
Dramma |
4,2854 |
H |
10 |
12 |
|
Tetrobolo |
2,857 |
4 |
6-V:, |
8 |
Tolemeo Soter (305-285) introdusse un nuovo tipo di moneta d'oro che si mantenne sotto il Filadelfo presso a poco sino al 271-70 a. C. E questo il pentadrammo o rpij^puaov (2) del peso normale di gr. 17,855 col suo decimo o triobolo di gr. 1,7855 che sono i nominali d'oro più comuni in Egitto in questo periodo.
Il Tp()(^pi>(7ov che come lo indica il nome corrisponde a 3 XP'^^QS <7TaT7ipe; o a 60 dramme d'argento pari ad Vioo eli ta- lento (3) probabilmente deve essere identificato col talento d'oro (4) di 3 x?^<yoi al quale accennano Porfirio, Polluce e Snida (5).
Il Tpi;^pu(Tov, coniato soltanto da Tolemeo Filadelfo, era considerato forse soltanto come unità di conto sotto il nome di /^pudoOv TaXavTov dai Macedoni e forse anche dagli altri
(i) Sul rapporto delle dramme d'oro e quelle d'argento vedi pag. 28.
(2) Vedi il mio articolo negli Atti dell'Istituto Veneto a proposito del P. Edgar 5.
(3) In un conto inedito di una banca comunicatomi gentilmente dal- l'Edgar, 85 xpixpuoa sono cambiate con 51 ^xvatìa,
(4) Non veao in che modo a questo nominale si possa assegnare l'usuale, ma non necessaria divisione in 6000 parti.
(5) Porfirio Script. MetroL, \, 299, 21. tò 8è MaxeSovtxòv tàXavtov tptt? •rjoftv 5^póoivot. Polluce, ntpl vojitofxàttov, Script. Metro/, I, 281, 11, •/^Sóvoto Zk tò xoù /puoioo tàXavxov xpslc. ^(poao'Jc 'Axtuoì)?, xò 8è àpY'^p'.ou é^-r^xovxa jivà^ 'Axxtxòc. Polluce, ««pi oxaxixij?, Script. .Metn)!.^ I, 297, 18, ó 8è ypuooù? oxfttTjP ?óo YjYb 8pa/jjLà: 'Axxtxàc, xò 8è xàXavxov xptì? y^puooò?. Snida, Loci ex etym. magn , Script. Metrol., I, 354. tò xóXavxov xaxà xoù? uaXaioòc Xpoooùc ti^t xptl; 8ià «al ò <t>iXY]pL(uv ó xiupitxó(; (piriai. '$60 «l Xà^ot xóXavt« Xpoooò? é4 s/iuv ànoiotxai. Sembra nonostante le testimonianze degli scrit- tori metrologici che i talenti d'oro di questo tipo non siano stati co- niati che in Egitto.
26
Greci dell'epoca Alessandrina ed era ragguagliato a 6 dramme attiche all'epoca di Alessandro il Grande quando l'argento era in un rapporto di i : io coll'oro e a 5 dramme quando il rapporto fra i due metalli fu abbassato ad i : 12.
Non so se debbano essere ravvicinati ai nominali e. d. attici quei didrammi che Svoronos chiama stateri d'oro di piede fenicio (i) coniati da Tolemeo Soter fra il 305 e il 285; ma da quanto si è detto dai primi anni di Tolemeo Soter sino al 270 sono coniati con certezza sul piede di una dramma d'oro di gr. 3,571 solo il pentadrammo o Tot/^pu^ov ed il trio- bolo corrispondenti rispettivamente a 60 e 6 dramme d'ar- gento come risulta dalla tavola seguente:
Nominali d'oro sul piede della dramma di gr. 3,57.
Nominali
Peso in gra.Timi 1 Peso in oboli Valore in dramme d'argento
Pentadrammo Didrammo ? Triobolo
17,8-55 7,142 1,7855
30
12
3
60 24
L'emissione dei Toi^^pixia che recano l'effige di Tolemeo Soter anche durante il regno del Filadelfo, si arresta (2) dopo la morte di Arsinoe Filadelfo (270-71) colla comparsa degli paeia del peso normale di gr. 27,878 recanti l'effige della regina divinizzata: dal 270-71 a. C. in poi la dramma d'oro tolemaica di gr. 3,571 è ridotta a gr. 3,4838.
Sotto Tolemeo Filadelfo sono coniati in oro gli otto- drammi, [AvasXa di gr. 27,868 del tipo descritto da Svoronos
(i) Svoronos, op. cit., pag. 18, nn. loi, 102, ili, 121, 126, 128, ecc. I pesi di questi nominali sono di gr. 7.30, 7.19, 7.15 (2), 7.13 (2), ma la maggior parte di essi hanno un peso inferiore a gr. 7.12. Il e. d. piede fenicio corrisponde secondo l'opinione comune dei metrologi a gr. 3.638 quindi dà un didrammo di gr. 7.276 mentre il piede ridotto tolemaico <^i S^' 3-571 dà un didrammo di gr. 7.142.
(2) I pentadrammi emessi nel 266-65 a. C. dovrebbero ora conside- rarsi come eccezionali; probabilmente le date di queste monete dovreb- bero essere controllate.
27
(op. cit., n. 605), i tetradrammi, i mezzi pas^a di gr. 13,934 <^), i didrammi di gr. 6,967 (2) e le dramme di gr. 3,48385 (3'.
Nominali d'oro di Tolemeo Filadclfo coniati sul piede della dramma
di gr. 3,48.
Nominali
Dnmme d'oro di gr. 3,48 Dramme d'argento di gr. ■^,571
|
Mvatìov |
10 |
100 |
|
ictvtaxpoaov |
5 |
50 |
|
0'18pa)(jAOv |
2'/. |
25 |
|
«potxfxYi |
l'A |
12 V. |
Dai nominali aurei già trattati risulta che la dramma d'oro attico-tolemaica di 4,285 gr. sotto Cleomene è ridotta a gr. 3,571 sotto il Soter e a gr. 3,48125 dopo la morte di Arsinoe Filadelfo, quindi non credo esatta l'assegnazione di Svoronos al legno di Tolomeo III Evergete dei seguenti no- minali di peso attico che portano l'immagine di Berenice, Rspsv'.xsia vopdfAaTx (Poli., Onom., t. X, 84, 101).
|
Decadrammo d'oro attico |
(4) |
P. |
n. |
gr. |
42,854 |
|
Pentadranimo (5) |
„ |
21.427 |
|||
|
Pentemidrammo (6) |
n |
10,7315 |
|||
|
Dramma (7) |
u |
4.2854 |
|||
|
Triobolo (8) |
H |
2,1427 |
|||
|
Triemibolo {9) |
n |
1,07135 |
Certo è che questi pezzi hanno per base la dramma d'oro di gr. 3,571 o quella di gr. 4,2854 che si mantiene con la prima in un rapporto esatto di 6 a 5 mentre è invece as-
(i) Pesi osservati, Svor., 11. 604.
(2) Pesi osservati, Svor., n. 605, gr. 6,95.
(3) Pesi osservati, Svor., n. 606. ji;r. 3,45.
(4) Per ia moneta d'argento dello stesso tipo vedi pag. 30-31.
(5) N. 972, gr. 42.83, 42.81, 42,76 (2).
(6) N. 962, gr. 21.42, ecc. (N. 978), ^r. 21 40 (2), ecc.
(7) N. 980, gr. 4.30 (2), 4.28 (2), 4.27 (2), ecc.
(8) N. 281. gr. 2.15(2), 2.14(2), 2.13, ecc.
(9) N. 982, gr. 1.15, 1.08. 107(2), 1.06(2), ecc.
28
solutamente da escludere la nuova dramma di gr. 3,483 (i), quindi i pezzi che lo Svoronos e tutti coloro che si sono oc- cupati di numismatica tolemaica, attribuiscono a Berenice II e quindi al regno di Tolemeo III, per il loro piede monetario appartengono secondo me a Berenice I e precisamente ai primi anni di regno del Filadelfo, sotto il quale ebbe luogo la divinizzazione della madre Berenice I (2). Attribuendo il BspevUsiov vófy.tdfjLa al regno del Filadelfo non ci resta che as- segnare a quei nominali il valore che ad essi conferisce il confronto con la moneta coniata prima della morte di Arsinoe. Poiché il così detto decadrammo d'oro con un rapporto oro-argento di i : io corrisponde a loo dramme attiche o 120 tolemaiche e a 120 dramme attiche 144 tolemaiche con un rapporto di i : 12, al BspEvtxsiov vóy/.^ay. d'oro si possono assegnare i seguenti valori <3> :
Bepsvixeia vofJtiojxata
|
Oboli |
Oboli |
|
|
Pesi |
tole- |
|
|
attici |
maici |
Dramme attiche
rapporto oro I argento 1 : IO I : 12
Dramme tolemaiche rapporto oro argento
T ; IO I 1:12
Decadrammo
Pentedrammo
Pentemidrammo
Dramma
Triobolo
Triemiobolo
|
42,854 |
(;o |
72 |
100 |
120 |
120 |
|
21,427 |
30 |
3(i |
50 |
()0 |
60 1 |
|
10,713 |
15 |
18 |
25 |
30 |
30 |
|
4,2854 |
6 |
17 Vs |
10 |
12 |
12 |
|
2,1427 |
3 |
375 |
5 |
() |
6 |
|
1,0713 |
IV2 |
17. |
:^V. |
3 |
3 |
144 72 30
(1) In questo caso il dodecadrammo di questo piede monetano cor- risponderebbe a gr. 41.806 e non a gr. 42.85, e i nominali inferiori sa- rebbero ridotti anch'essi in proporzione.
(2) Si sa che sotto il regno di Tolemeo II Filadelfo furono tributati a Berenice onori divini insieme al suo marito. Theocr. XVII, 121 e segg. Kallixenos F. H.G., III, 59 e 65, sul culto dei Beol ocoxvjpe? cfr. Wil- KEN, Gel. An., 1895, 193 e segg., con accenno all'iscrizione Aduletana, GIG.. III, 5184-5797 {IGL, 727) come moglie di Tolemeo I, dove sono nominati i Beol ocDXYjpe?. Come madre di Filadelfo e di Arsi noe è nomi- nata in due iscrizioni in Olympia {Dittenberg. Sylloge, 152), in GlG.y III, 5184 e 5795 (= IGL, 727), come moglie di Tolemeo 1 in GIG., II, 2614 (Pauly Wissowa, Realenz, pag. 283, sotto Berenike).
(3) I valori del Bepevóxeiov vóixca|Aa sono stati effettivamente quelli indicati nelle colonne 6, 7 e 9 per i cambiamenti di rapporti fra l'oro e l'argento effettuatisi nel periodo che va dagli inizi della conquista ma- cedone al 279-280 a. C.
29
I dati della quinta colonna della tavola di pag. 28 con- frontati con quelli della sesta colonna di questa dimostrano come per il Bspevixstov vójxidfAa sia più probabile il rapporto fra l'oro e l'argento di 1 : io che quello di i : 12.
L* Evergete coniò invece il paeTov di gr. 27,868, la dramma di gr. 3,483 e Temidrammo di gr. 1,74(1): i suoi successori mantennero presso a poco gli stessi tipi monetari, onde quan- tunque la maggior parte delle congetture dello Svoronos re- lativi alla coniazione dell'oro tolemaico dopo il Filopatore siano assai discutibili (Head, Hìst., Num.^, pag. 855 e segg.) si può tuttavia ritenere che l'emissione di nominali aurei cessi soltanto sotto il regno dell'Aulete (80-58 e 55-51), quando il tetradrammo di argento divenne una moneta di biglione.
MONETA D'ARGENTO TOLEMAICA.
L'argento fu coniato su larga scala sotto Cleomene e sotto la Satrapia del Soter sotto forma di stateri attico-tole- maici di gr. 17,136 simili ai pezzi ateniesi, ma mentre i te- tradrammi mantengono inalterato il loro peso legale sotto la Satrapia di Tolemeo I, le dramme e i trioboli pare abbiano il peso inferiore al normale (2) di gr. 3,75 e gr. 1,8725 (3).
Nel 311-305(4) e forse sino ai primi anni di regno del Soter (5) sono coniati stateri, di gr. 15,7098 (6), su un piede di una dramma di gr. 3,927 che lo Svoronos chiama impro- priamente rodio (7) sinché il tetradrammo tolemaico sotto il
(i) I pesi delle dramme d'oro si mantengono generalmente inferiori al peso normale (n. 995) gr. 3.08, gli emidrammi non superano i gr. 1.55, "• 935» gr. 1.53. ^52, n. 983, gr. 1.55, n. 984, gr. I.51.
(2) Dato il numero abbastanza ragguardevole di pezzi che ci sono rimasti ed il loro slato di conservazione non si può supporre che il basso peso delle dramme e dei triboli sia accidentale.
(3) Dran.ne (n. 34) gr. 3.74, 3.71, 3.8. 3.59, 3.51, 3.50, ecc.; Trioboli ("• 35) gr- 188. 180, 1.74, 1.71 ; Dramme (n. 43) gr. 3.70, 350, ecc.; Dramme (n. 45) ^v. 3.77, 3.70, 3.50; Dramme (n. 40) p;r. 360, 3.55.
(4) Svoronos, op. cit., n. 96.
(5) Ctr. classe A, serie A e B, di T-'U-tn,-,, 1
(6) La media di 15.71, 15.65, 15.63.
(7) Di questi piede non esistono clit ^1: suur: •.
3°
Soler subisce una nuova riduzione di peso ad assume il tipo caratteristico della moneta alessandrina; da ora in poi esso recherà l'effige di un Tolemeo al diritto, l'aquila al verso. A questo statere del peso di gr. 14,99 bacile a determinarsi data l'abbondanza e la buona conservazione dei pesi rimasti si dovrebbero accompagnare didrammi di gr. 7,498, dramme di gr. 3,75, trioboli di gr. 1,875, ecc.; forse appartengono a questa serie i didrammi (i) della Cirenaica (304-285 a. C.) di cui alcuni recano la testa di Tolomeo I, altri quella di Be- renice I mentre invece la serie A della classe B (Svoronos, opera citata) di Tolemeo Soter presenta ottadranimi che appartengono almeno dal punto di vista metrologico al piede monetario di gr. 3,57.
Non ci si può nascondere che la classificazione della moneta d'argento alessandrina nel periodo che precedette Tolemeo Filadelfo presenti, almeno in apparenza, non poche complicazioni che dipendono generalmente dalle incertezze cronologiche, dalla varietà delle zecche e dalla scarsità dei materiali (2).
Ciò nonostante pure attraverso le difficoltà che presenta lo studio della valuta egiziana della fine del IV secolo e il principio del III resta accertato negli anni che precedono il regno del Filadelfo 1' uso successivo di tetradraiiimi di gr. 17.138, 15.098 e 14.996 (3) ed infine di gr. 14.284, dopo Tolemeo II sotto il quale la moneta alessandrina acquista una uniformità di peso e di tipi che ne rendono assai più agevole lo studio dal nostro punto di vista.
Anche per l'argento secondo me va attribuito all'epoca del Soter e ai primi anni di regno del Filadelfo il Becevì/ceiov
(i) Pesi osservati (n. 309) gr. 7.42, (n. 317) 7.42, (n. 318) gr. 7.46, 7.45, 7.42. Questi nominali appartengono alla stessa serie dei trioboli d'oro di gr. 2,865 e dei didramini di gr. 8,56 v. p. 25.
(2) Non si potrebbe escludere che alcune delle complicazioni della monetazione tolemaica della fine del IV e principio del III secolo po- trebbero in parte avere origine dalla coniazione di monete di piede straniero destinate quasi esclusivamente al commercio estero.
(3) Probabilmente le difficoltà che derivano dall'uso dei sottomultipli il cui peso non si accorda sempre con quelli degli stateri, potrannc essere spiegate con una revisione della cronologia dei pezzi.
3t
vó{jLi<7(j.a che Io Svoronos classifica come moneta di piede at- tico di Tolemeo 111 Evergete (^) costituita da pentadrammi attici (p. n., gr. 21426) (2), pentemidrammi (p. n., gr. 10,713) (3) tetroboli (p. n., gr. 2,856) Ù), dioboli (p. n., gr. 1,428 (5> e da un nominale d' argento di cui esiste un unico esemplare (n. 988) di gr. 46,68 in cattivo stato di conservazione al quale si può assegnare il peso approssimativo di 12 dramme attiche.
Come ho già accennato dopo Tultima riforma monetaria del Soter si intraprese in Egitto la coniazione degli stateri di gr. 14,284 e delle dramme di gr. 3,571 che fu continuata ininterrottamente <6ì fino all'epoca del triumviro M. Antonio il quale forse tentò di introdurre in Egitto per breve tempo e senza fortuna il denaro repubblicano di Ve* ^^ libbra ro- mana. Gli stateri tolemaici ridotti a moneta di biglione sotto l'impero da Tiberio (18-19) furono poi coniati sino al 295 circa, anno in cui ha luogo la riforma monetaria di Diocleziano (7).
(i) Ved. pag. 28 e segg. Questi stessi nominali potrebbero essere rispettivamente esadrammi, didrammi, tetroboli e dioboli tolemaici.
(2) (n. 963) gr. 20.20, 20.17, ("• 982) gr. 21.12, 20.05, 19.92, 19.85.
(3) (n. 990) gr. 10.17, 10.00, (n. 991) gr. 9.95.
(4) (n. 987) gr. 227.
(5) (n. 985) gr. 0.87, 0.76. È difficile si tratti di oboli di peso ec- cedente.
(6) Dopo il 270-71 sono coniati dal Filadelfo decadrammi del peso di gr. 35,71 colla testa di Arsinoe e tetradranmìi di gr. 14,284 sotto l' Evergete si continuano i tipi monetali del Filadelfo; sotto Tolemeo IV e V sono comuni i didrammi, sotto V Epifane sono coniati ottodrammt (p. n. 28,56) (p. oss. gr. 28,47), tetradramuìi e didrammi e forse trio- boli, dioboli e oboli. Gli altri Tolemei in generale emettono stateri che restano sempre la moneta tipica alessandrina, didrammi e a volte dramme e frazioni di dramma. 11 triumviro M. Antonio coniò in Cire- naica pezzi di gr. 15.61, 15.40, 15.27, 15.16, 15.08 eguali in peso a 4 de- nari repubblicani (Svoronos, op. cit., n. 1808) e in Egitto con scrittura latina nel 34-35 un nominale àp^opiov Jvjvipiov di gr. 3,84 che proba- bilmente più che a sostituire le dramme alessandrine doveva servire per il soldo delle legioni romane.
(7) (n. 364) gr. 3.57, 3,55 (n. 372) gr. 3.33, 3.28, 3.13 (n. 570) gr. 3.38
(11. '-JT^I <' ! 2,<(i (Il ZO^,\ V'f. :> on (w zr)~: i "T o ->T
32
RAPPORTO FRA L'ORO E L'ARGENTO MONETATI NELL'EPOCA ALESSANDRINA.
Il rapporto legale fra rargento e Toro in Grecia ai tempi di Alessandro era certamente di i : io come appare da varie iscrizioni che vanno dal 336-335 al 306-305.
Nei conti della PouXyi di Delfi e sotto l'arcontato di Dione (336-335 a- C.) BCH., XXIV, 1900, pag. 124 e segg. ^i), 150 filippi d'oro (il filippo è uguale al didrammo attico) corrispon- dono ciascuno a 7 stateri eginetici o 20 dramme attiche come sotto Tarcontato di Theone (328-7) [BCH., XXIV, pag. 475), dove il darico è ragguagliato a 7 stateri eginetici (20 dramme attiche) r^apsijcol TpiTaxQCiot sIjcogi si;... toÓtwv ìtz'zx cTocTfipcrc ; quan- tunque in questa stessa iscrizione (col II A 7), àptG(7.e!:Tai ^ì ó ^apsr/cò; éfTUTà (TTaTYip<7t x]aì ^pa/jy/7. si ha invece un corso al darico forse eccezionalmente un poco più elevato.
Un rapporto assai vicino ad i : io (1:9,45) risulta dai conti degli hieropi di Delfi dell'anno 329-328 (C. /. A., IV, 28346) dove 2 philippi, I dramma ed i obolo d'oro corri- spondono a 50 dr. 5 '4 oboli (i dramma calcidica l'obolo).
Il solito rapporto può esser ricavato dal CI. A., II, 719 (321-20 a. C.) ed i Did., 728 (319-18) e dalla rubrica dei conti dell'Arconte Coroebus (306-5 a. C), CI. A., II, 327, che ha maggiore importanza per il mio studio perchè contemporaneo della moneta tolemaica e perchè offre un ragguaglio per somme d'oro e d'argento assai rilevanti.
Il rapporto di i : io fra l'oro e l'argento che ricorre nelle iscrizioni della fine del IV secolo compare anche negli scrittori di questo periodo come risulta dal passo della Ilapa-
ypoooù? sxaxòv TCevx-rjXovxa Tsxaaxov sv éittà oxatTipoc, Toùxo Iy^vsxo el; àp^optoo TCocXo-.ioy
I
33
xaTa^YiìCTn di Menarra^Mi^ramandatoci da Polluce, Script. MetroL, I, 290.
^ Tò Sèypu^iov oTi ToO àpyupiou ^exaTU/.àGtov y.v <ia(pc5; av ti; ex TYi; Msvàv^pou llxpaxaTaOr.xT,; 'j.àOoi. 7upO(Tei-a>v yàp óXxtiv Tà).àvTOo ^pu'jiov GOt icatStov, sffTT.xa rspwv, STràys'. {xstÌ Ta'jxa T^epì tóutoo ^.syoiv, fxaxapco; sxelvo-; ^sxa xàXavTa xaTa(p«Ya>v ,,.
Anche interessante è il passo di Arriano, IV, 18, 7 sul- l'assedio della fortezza dei Sogdiani dal quale si ricava il rapporto di i : 10 fra l'argento e l'oro, dall'eguaglianza di un talento, che m quell'epoca deve essere attico, a 300 da- rici d'oro.
Questo rapporto (2) pare sia rimasto tradizionale in Gre- cia, perchè nel 189 nel trattato di pace cogli Etoli questi pagavano ai romani l'indennità di guerra ragguagliando la mina d'oro a io mine d'argento: " tóìv (^£/,a (/.vóiv àpyjpiou jivav <^i^óvTe; (3) „.
Questi dati fanno supporre che il rapporto fra l'argento e l'oro che sappiamo vicino ad i : 15 in Atene ai tempi di Pericle, di i : 13 S, in Persia nella stessa epoca e ad i : 12 ai tempi di Platone (Ps. Platone Hipparchus, pag. 241 D.), si fosse innalzato ad i : io probabilmente verso la metà del IV sec. per l'intensivo sfruttamento delle miniere aurifere del monte Pangeo in Tracia da parte di Filippo di Mace- donia (4). Nello stesso senso influirono certamente anche le conquiste di Alessandro che riversarono sulla Grecia tesori per quei tempi immensi. Però a questo riguardo devo osser- vare che non basta l'abbondanza o meno dell'oro nella cir- colazione di un paese per inferirne i rapporti legali fra la valuta aurea e quella d'argento, che come dimostrerò nel
(i) Menandro fiori fra il 320 ed il 292 a. C.
(2) EsiCHio, Script. Metrol., I, 307, '0 Ss -^pììzùb:; ittp'. 'Attixoìt; Sóvatat t^ayj^ÒLZ 8óo u>c lloXé(iapxó(; cpfj^t, Spa)(|i-r] 2l to6 ^puooò voniafiato^ àp^upcoo 3pa)r(i.à(; 3éxa ptvàv Sé Xéfooo'.v to'j<; tcévte ^puooò; éxatov Spaj^jxat KOtoòoiv •j.vàv |iiav
(3) PoLiB., 6, XXII, 15, 8, confermato da Livio, XXXVIII. 11. * Pro argento si auruni dare mallent. darent coiivenit duiii prò arjienlcis de- cem aureus unus valeiet ^ e dal commento di Zonara, X, 540 B.
. (4) Th. Reinach, l'Htsl. par la wontiait, pag. 52
3
34
corso di questo studio l'oro monetato nell'epoca ellenistica era coniato con troppo alti rapporti fissi rispetto all'argento per poter esser considerato semplicemente come una merce nei riguardi della circolazione interna.
RAPPORTO FRA IL VALORE DELL'ORO E DELL'ARGENTO MONETATO PRESSO I TOLEMEL
La dramma tolemaica d'oro è successivamente di gram- mi 4,2854 sotto Cleomene ed il Soter, di gr. 3.571 sotto il Soter e il Filadelfo, di gr. 3,483 dopo il 270-71. Quella d'ar- gento originariamente di gr. 4,2854 sotto Cleomene e To- lemeo I è ridotta a gr. 3,927 e g^r. 5,75 sotto il Soter che probabilmente iniziò anche la coniazione della dramma ales- sandrina tipica di gr. 3,571- 1 dati che derivano direttamente dallo studio delle monete e quelli che possiamo ricavare dai documenti ci permettono di determinare a volte con certezza e a volte invece soltanto con molta probabilità il rapporto fra l'oro e l'argento monetato nel!' Egitto Tolemaico.
Dall'epoca di Cleomene alla reggenza di Tolemeo I, l'oro e l'argento sono coniati su uno stesso piede di gr. 4,2854. I nominali aurei- emessi sono il tetradrammo, il didrammo(?), la dramma e verosimilmente il tetrobolo.
|
Nominali |
Peso normale |
Dramme |
Oboli |
Rapporto 1:12 |
Rapporto 1 : IO |
|
Tetradrammo |
17,139 |
4 |
24 |
48 |
40 |
|
[Didrammo] |
8,571 |
2 |
12 |
24 |
20 |
|
Dramma |
4,285 |
1 |
6 |
]0 |
10 |
|
[Tetrobolo] |
2,857 |
Va |
4 |
8 |
6^/3 |
Il valore dell'oro in argento nella fine del IV secolo era certamente quello che riscontrammo nei documenti di que- st'epoca citati a pag. 32 e segg. Il rapporto decimale fra i due metalli che in Egitto forse come in Persia era gi.à praticato Ira le unità monetane d'oro e d'argento si adatta assai bene ai nominali d'oro di Berenice che se fossero invece multipli di
35
dramme tolemaiche, sarebbero coniati in un rapporto di 12 coll'argento (r) e darebbero i risultati evidentemente assai poco soddisfacenti dell'ultima colonna della tavola seguente (2):
Valori in argento dei nominali d'oko coniati in egitto
PRIMA DEL 270-71 a. e.
|
Pesi no |
rmali dei no- i in grammi |
2 * ■o- |
II |
._ 0 l'i 0 _T3 |
:r:"u |
Rapporto oro-argento di 1 : IO |
Rapporto oro-argento di 1:12 |
||
|
minai |
dramme |
dramme |
dramme |
dramme |
|||||
|
e . - 0 |
e 0 |
" 0 |
- 2 |
ed. attiche |
tolemaiche |
e d. attiche |
tolemaiche |
||
|
^ gr. |
42.854 |
IO |
12 |
60 |
72 |
100 |
120 |
120 |
144 |
|
* „ |
21,427 |
5 |
6 |
30 |
36 |
50 |
60 |
60 |
72 |
|
„ |
17,85 |
-tVe |
5 |
25 |
30 |
41^3 |
50 |
50 |
60 |
|
■X- ,■ |
Hi,71 |
2 Va |
3 |
15 |
18 |
25 |
30 |
30 |
36 |
|
„ |
8,57 |
2 |
2^5 |
12 |
14 75 |
20 |
24 |
24 |
28 Vs |
|
» |
7,142? |
1*/. |
0 |
IO |
12 |
18 |
20 |
20 |
24 |
|
„ |
4,2854 |
l |
IV5 |
6 |
"''U |
10 |
12 |
12 |
14% |
|
II |
2,87 |
*u |
V. |
4 |
4V5 |
6^3 |
8 |
8 |
9V. |
|
1» |
2,142 |
'U |
'/5 |
3 |
3^/5 |
5 |
6 |
6 |
TVs |
|
l,7'-\5 |
V,, |
V2 |
2*/2 |
3 |
4 Ve |
5 |
5 |
6 |
|
|
., |
1,071 |
V4 |
/IO |
IV3 |
l*/5 |
2V« |
3 |
3 |
3V5 |
I noriiilUili contrassegnali asterisco ^ appartengono esclusivaiiiente alla categoria del Bep»vixetov vó^itofia.
Il rapporto fra l'argento e l'oro ai tempi di Tolemeo II prima della coniazione degli {xvaeia fu certamente abbas- sato ad I : 12 <3), come dimostra il nome di Tpiypuffov dato al pentadrammo d'oro di gr. 17,85 coniato dal Fiiadelfo insieme al triobolo. Questo nominale che compare nel P. Edgar, 5, 2, è cambiato in p-vaeTa (vedi pag. 26) come una moneta equi- valente a 60 dramme tolemaiche.
Il passaggio dal rapporto argento-oro di quello di i : 10 a I : 12 è stato secondo me graduale. I dati di cui disponiamo fanno ritenere che l'oro fosse coniato su piede attico sino ai tempi di Tolemeo II, ma è molto probabile che alla dramma d'oro attica si facessero corrispondere sino ai primi anni di
(i) I dati di questa tavola sono ottenuti i aggtiagiiando k- draninic tolemaiche di gr. 3,571 a 5 oboli di dramma attico-tolemaica di gr. 4,2854.
(2) La morte di Berenice 1 e quindi anteriore all'emissione dei pen- tadramini del Fiiadelfo.
(3) Questo rapporto di i : 12 fra l'argento e roro tolemaico è iden- tico a quello che vigeva nella stessa epoca in Sicilia. Vedi A. Skgrè. Note di monetazione e di metrologia stcìliana (sludi in onore di Ors;
36
re^no del Filadelfo non più di io, ma 12 delle dramme to- lemaiche coniate sotto il Soter. Poiché il primo statere ri- dotto di gr. 15,71 corrisponde esattamente a 22 oboli di dramma attica tolemaica, il secondo di gr. 14,99 a 21 oboli della stessa dramma se poniamo un didrammo d'oro tole- maico eguale a 12 dramme d'argento si ricava un rapporto fra i due metalli rispettivamente di i:ii e i : io V2 ^^^•
Dopo la riforma monetaria di Tolemeo Filadelfo (271-70), sino alla conquista romana allo statere d'oro di gr. 13,9216 si fecero corrispondere 25 dramme d'argento tolemaiche di gr. 3,571 il che porta ad un rapporto fra l'oro e l'argento di I :i2^Vi6. Questi dati ci risultano con sicurezza dal nome di (xvaeia dato agli ottodrammi d'oro tolemaici del peso di gr. 27,845 e da un passo dello 2xut£u; di Heronda del tempo del Filadelfo dove evidentemente 4 darici d'oro sono calcolati come una somma più elevata di una mina o penta- statere d'oro tolemaico (2).
(i) Il peso dello statere attico-tolemaico moltiplicato per 12 è eguale rispettivamente ad 11 e io '/a didrammi ridotti di gr. 7,851 e gr. 7,445-
(2) Nel mimo di Heronda un calzolaio alla moda Kerdon domanda una mina d'argento per un paio di sandali Fóvat, pif^c; fAV"^^ èouv fi^tov i:oùxo TÒ CsùYO(; ; la compratrice si lamenta per l'enormità del prezzo; un'amica interviene per domandare quanto costa un altro paio di cui Kerdon ha detto sopra (v. 30) e ritorna a dire (v. 106) che è della stessa qualità e dello stesso valore del primo; Kerdon risponde (v. 99) :
oxatYjpa? névis . vai [aoc Hsobz. cpoità Yj 'laKxy.' EòetYjpti; Yjfxépocv TCàaav Xa^sìv àva>Yoe)G\ àWh'^uì jxiv [èyOaJtpo) v.YjV Téaoapàc fxoi oapeiv.oòc ónóoxYjxa'.....
Reinach e con lui la maggior parte dei commentatori trovano delle oscu- rità sul testo perchè ponendo 5 stateri eguali ad l mina e un rapporto fra l'oro e l'argento i : io, ritengono implicitamente che si tratti di nominali attici. Il ragionamento non è esatto come dimostra l'imbroglio dei com- mentatori di fronte ai darici del verso 103. Gli stateri di cui parla Kerdon sono quelli dell'epoca di Tolemeo Filadelfo di cui 5 formavano il ^vaelov o ottodrammo tolemaico di gr. 27,845. In questa epoca /poooó? o xptJ30ó(; oTttTYjp è semplicemente un nominale d'oro corrispondente a 20 dramme d'argento, quindi quando Kerdon dice è^Oaipto xy^v xéoaapàg jiéì oapetv.oìx; ÒTCÓoxviTat intende come è naturale di parlare di una cifra più elevata : infatti 4 darici corrispondono esattamente a 33,52 gr. d'oro o 120 dramme d'argento tolemaiche.
37
Il rapporto legale fra i due metalli si mantenne di 1 : 12 *Vie» P^r tutta l'epoca tolemaica. Su questo nuovo piede monetario sono coniati i seguenti nominali :
Ottodrammo o jivatìov (i) gr. 27,843 = d»-. 100 Distatere o ntvt-rjxovTaipaxfxov „ 13,9216 = ^ 50 Statere „ 6,966 = „ 25
Dramma „ 3,483 = „ 12 V»
Triobolo „ 1,741 = „ 7V4
Lo Statere d*oro prende il nome di xP'^aoO; TaXavTOv, che presso l'anonimo alessandrino, Script. MetroL, I, è raggua- gliato a due dramme attiche di tre scrupoli (2). "'Ayei oòv tò ypudoO? TaXavTOv 'ÀTTDtà; 5pay{j(,à; Suo, ypà{/,{xaTa ?', TETapTa?
Questo passo messo in relazione con quelli dell'epoca romana ci dà le seguenti divisioni del pasTov :
MvaBÌov gr. 27,868, i
atot^jp „ 6,968, 4, I
^P«XK''h .; 3,4838, 8, 2, I
x»Tapr»i „ 1,7419, 16, 4, 2. I
Tpttfxjia „ 1,1613, 28, 6, 3, I Va, i
Il XP'^<^°'^ èxKT/ifLou avaelov del P. Paris, io, è con ogni pro- babilità identico a quello che compare nei papiri dell'epoca romana. Lo statere del Filadelfo pesante circa i ^^/ ^^ del di- drammo d'argento ha tutta l'apparenza di essere coniato su un piede affatto indipendente da quello tolemaico, né mi parrebbe troppo azzardato supporre che come la dramma d'argento di gr. 3,571 è il pentobolo della dramma e. d. at- tica di gr. 4,2854, così lo statere tolemaico posteriore al 270-71 corrisponde ai Vg del darico d'oro (3) che come è noto
(i) Come moneta d'oro Suida, Script. MetroL, I, 336.
(2) Al solito in questo passo la confusione fra le drauuiie attiche ^' g""* 4,366 con quelle romane di 3 scrupoli deriva dall'equiparazione della dramma romana a quella alessandrina e dalla sostituzione pres- soché costante nei passi metrologici del denaro neroniano alla dramma attica.
(3) Il peso del darico è approssimativamente di gr. 8,37 (Hultsch, Griech. u. rom. Metro/., pag. 129-34): io oboli di darico corrispondereb- bero a gr. 6,975 e le dramme d'oro a gr. 3,487.
38
sino alla fine del IV sec. circolava alla pari collo statere at- tico ed alessandrino, ed era almeno sino alla conquista ma- cedone la moneta aurea piìi diffusa in tutta la Grecia (>).
MONETA DI RAME TOLEMAICA.
Le monete di bronzo tolemaiche presentano m .s:enerale una grandissima uniformità di tipi (2), e caratteri distintivi, in generale particolari a ciascuna serie e non a ciascun no- minale; perciò data la natura di questa mia ricerca nell'esame della coniazione del rame dei Lagidi terrò conto quasi esclu- sivamente del peso normale dei singoli pezzi, tanto più che la loro grande uniformità di tipi e di pesi fa arguire che gli oboli del Filadelfo seguitassero a circolare in Egitto fin sotto ai primi imperatori di casa Giulia i quali si studiarono di continuare le tradizioni nazionali nella monetazione del rame come in quella dell'argento.
La maggior parte delle antiche ricerche sulla moneta di bronzo tolemaica hanno perso ormai ogni interesse per- chè la tesi degli antichi metrologi che tentava di fare di essa una moneta vera coniata con un rapporto fra il rame e l'argento di i a 120 è ormai completamente caduta in sl guito alle fruttuose ricerche di Grenfell, P. Tebtunis, App. II. pag. 580.
La stessa sorte hanno quindi subito le vecchie equipa- razioni formulate da Hultsch (3), dei nominali di bronzo del sistema egiziano del dehen e della kite con gli oboli e le dramme di rame.
Il bronzo tolemaico fu coniato su due piedi monetari differenti. La classificazione dei pezzi coniati nel periodo che va da Cieomene ai primi anni di regno di Filadelfo è per
(i) Hultsch, op. cit., pag. 179 e segg. La menzione dei darici da parte di Heronda (v. p. 36) non è priva di interesse.
(2) Per lo più al diritto porta la testa di Zeus Amnione e al verso una o due aquile con le ali aperte o chiuse e la scritta ritoXBfiaioo
(uT-ripo? o IItoX8{i.aioo BaoiXéto? in epoche più recenti.
(3) Hultsch, Die Ptolemàischen Miinz-und Rechiungswerte Abh. K. Sachs. Gesellsch.^ XVII, Leipzig, 1903.
39
ora puramente ipotetica per le incertezze e le difficoltà de- rivanti dalla scarsità dei dati e dalla prevalenza di nominali di piccolo peso. In ogni modo essa rappresenta certamente le ordinarie frazioni di dramma attica anche per i suoi pesi (i). I nominali di rame anteriori a Tolemeo 11 possono essere rappresentati dalla tabella seguente :
|
Nominali |
Peso |
in grammi |
Peso in unità egiziane |
Valore *n oboli |
Valore in yaXxoi |
|
|
A |
17,14 |
4 |
(iraiiniie e. d. attirhe |
I |
4 |
|
|
B |
8,57 |
2 |
V |
^4 |
- |
|
|
C |
4,285 |
! |
., |
v« |
1 |
|
|
D |
2,14 |
Vir, |
V. |
|||
|
E |
1,07 |
Vs. |
Vi |
Questa classificazione quantunque presenti necessaria- mente una certa indeterminatezza ed arbitrarietà, perchè nell'antica moneta di rame specie per i pezzi di minor peso si passa sempre da un nominale all'altro per gradi insensi- bili, si adatta secondo me meglio di ogni altra ai dati che possediamo.
Tolemeo li portò un completo mutamento nella conia- zione del rame stabilendo quei tipi e quei pesi che i no- minali di bronzo tolemaici mantennero almeno teoricamente inalterati sino all'epoca di Cleopatra VII. Data l'importanza dell'argomento e l' interesse che ha suscitato presso la mag- gior parte degli studiosi di numismatica e di metrologia an- tica esporrò brevemente i criteri che mi hanno guidato nella classificazione delle monete di bronzo tolemaiche posteriori al Filadelto.
I presupposti necessari della mia classificazione sono i seguenti :
i.° - La moneta tolemaica di rame, come risulta dai papiri corrisponde a nominali greci e quindi a multipli e fra- zioni di <'h( i .
(I) V pag. 64 f
malogie la moneta contemporanea dei Scleucidi a
40
2.° — I nominali di Cleopatra VII contrassegnati con TT di gr. 20,1 — 15,8 e quelli contrassegnati con M di gr. IO — 7,891 (Regling, Z. /. Num., 1901, pag. 115), come assai esattamente ha riconosciuto Grenfell (App. P. Tebi., I, 595), corrispondono rispettivamente a 80 e 40 dramme di rame — cioè ad i obolo e a Vj obolo (i), perchè l'obolo di rame è eguale a 80 /aXxoO ^^oLyj^oLi e il talento di rame tole- maico (2) si divide come segue :
|
XaXxoù xàXavTOV |
I |
|||
|
'Apyopioo òoay[^'i\ 'O^oXóc XaXxói; XaXv.oó 8paxM-*ri |
12 Vr 600. 6000, |
I 6, 48, 480, |
I 8, 80, |
I IO, |
Partendo dal peso dell'obolo di Cleopatra, i nominali di bronzo più alti di gr. 100 — 92 negli esemplari ben con- servati non possono esser classificati che come tetroboli (3); donde risulta che le monete di rame da Tolemeo II in poi sono multiple di un pezzo di 5 dramme di rame (Vg xa>^^^?) che è il nominale piìi basso che compaia nei papiri (4). 11 peso del tetrobolo che non potrebbe essere determinato con esat- tezza matematica senza il sussidio dei dati della metrologia egiziana è un dehen come avevano riconosciuto giustamente Revillout, Hultsch, ecc., i quali però erroneamente (s) lo iden- tificarono attribuendo ad esso per di più il peso inesatto
(i) La monetazione dell'Aulete e di Cleopatra VII è assai trascu- rata, tanto per i pezzi d'argento che ormai sono tramutati in monete di biglione che per quelli di rame ai quali non si può assegnare un peso ben definito senza riferirsi ai nominali corrispondenti più antichi, che invece mancano dei contrassegni del valore.
(2) Ved. pag. 46 e segg.
(3) Qualunque altra classificazione dei nominali di bronzo tole- maici posteriori al Filadelfo incontrerebbe difficoltà insormontabili per- chè dovrebbe assegnare ai pezzi di rame un valore esprimibile facil- mente in frazioni attiche di dramma e compatibile nello stesso tempo col peso dell'obolo di Cleopatra.
C4) Cfr. Erone, nveojiattxà, 1, 21, dove il it^.'xàSpa^^iJLOv vó|Aiofi.a do- veva essere una monetina di rame destinata a mettere in moto delle macchine che fornivano l'acqua lustrale all'ingresso di alcuni templi di Alessandria.
(5) A. Segrè, Misure tolem. e pretolemaiche, Aegyptus, 1920, fase. IL
41
di gr. 90,96. Assegnando adunque al tetrobolo il peso del deben, 50 dramme di rame tolemaiche corrispondono a ' /a^ di deben cioè al re, unità ponderale usata frequentemente nei testi almeno sino dalla XVIII dinastia <J).
Queste premesse mi permettono di affermare che il si- stema monetario di rame tolemaico deriva da un adattamento del sistema ponderale egiziano a quello monetario greco come del resto risulta ancor meglio dai dati raccolti nella seguente tabella (2) :
Moneta di bronzo tolemaica posteriore al 270-71 a. C.
|
Peso dei nominali |
di bronzo |
Valori in oboli |
Peso in decimi di re |
Valore in |
Valere in dram- me di rame |
|
1 titen gr. |
96,408 |
4 |
64 |
32 |
320 |
|
*'/io re „ |
72,306 |
3 |
48 |
24 |
240 |
|
5 ktìe |
48.204 |
0 |
32 |
16 |
160 |
|
^Vio re „ |
36,153 |
iV. |
24 |
12 |
120 |
|
2 re |
30,127 |
V, |
20 |
10 |
100 |
|
2 V, re |
24,102 |
1 |
16 |
8 |
80 |
|
"/ao re „ |
18,076 |
'U |
12 |
6 |
60 |
|
1 re |
15,064 |
';, |
10 |
5 |
50 |
|
'Uo re „ |
12,051 |
'/. |
8 |
4 |
40 |
|
'1x0 re .. |
9,038 |
'. |
6 |
3 |
30 |
|
^/,o re „ |
7,532 |
'/., |
5 |
2'/, |
25 |
|
Vio re |
6,026 |
•/. |
4 |
'> |
'20 |
|
'Uo re |
4,52 |
»/,. |
3 |
Tv. |
15 |
|
*/.o re „ |
3,0 |
'/, |
2 |
1 |
lo |
|
Vio re |
1,51 |
'/,, |
1 |
V, |
5 |
Assegnando alla dramma di 6 oboli il peso i Vt ki^e si ricava che il rapporto fra l'argento e il rame tolemaico co- niati dopo il Filadelfo è di 40.50, quello fra Toro e il rame di 40.50 X 12 = 486 e 40.5 X 12.81 = 518.8 dopo la riforma del Filadelfo ; in questi calcoli non si tiene conto dei cambi variabili delle dramme dei vari metalli.
(i) A. Segrè, Aegypius^ 1920, fase. II.
(a) Fondamentalinenle errato è rarticolo di Hultsch, che serven- dosi degli studi di Revillout trasse da un presunto rapporto di i ; xao fra il rame e l'argento una classificazione della moneta di bronzo to- lemaica che non si accorda né con i dati dei papiri, nò con quelli della moneta di Cleopatra, né colla divisibilità che presenta il nominale (te- trobolo) del peso di un uien.
42
CIRCOLAZIONE TOLEMAICA.
Lo studio della circolazione tolemaica quale appare dai papiri richiede una distinzione per lo meno in tre periodi. Il primo che va dall'epoca di Cleomene al regno del Fila- delfo è assai intricato per i continui cambiamenti del piede monetario dell'argento di cui ho trattato a pagg. 29 e segg. il secondo va dal 270-71 fino alla fine del II secolo a. C, il terzo da quest'epoca giunge agli inizi dell'impero.
I papiri anteriori al regno di Filadelfo si contano sulle dita : perciò poco possiamo dire di questo periodo che è forse il più complicato della monetazione tolemaica. Per ora il primo esempio di dramme egiziane di Alessandro h TTI àpyupioi» 'AXsJavSpeioo compare nel P. Eleph., I (31 1-3 io), i, 11-12 se il Dittenberger. Sylloge, I, 3, 387, non è piij antico di due anni (i).
Le dramme alessandrine di questo periodo di peso e. d. attico prendono costantemente il nome di 'A>^£;av5p£iou àpyupiou ^^(x.jjxcf.1, come ci risulta oltre che dallo scarso materiale epi- grafico, dai pezzi coniati sotto Tolemeo Soter, che tranne qualche rara eccezione portano tutti la scritta AAESANAPOT (2). Il passaggio dall'unità e. d. attica a quella tipica tolemaica può essere ricostruito soltanto mediante induzioni.
Ritengo che i nominali e. d. attici quotati alla pari della dramma ateniese (3), per il commercio estero fossero valu- tati a Vg di dramma tolemaica perchè il loro valore in que- st'epoca doveva dipendere quasi esclusivamente dal peso e
(i) RuBENSOHN P., Eleph., I, nota 21.
(2) Rari pezzi anonimi furono coniati pare dopo la morte di Ales- sandro IV (SvoRONos, n. 25 e segg;.). Un'altra serie di monete (Svoro- Nos, n. 32) reca l'iscrizione nTOAEMAIOT AAEEANAPEION (scil. vó|j.ta(Ji.a).
(3) La quotazione delle dramme di Alessandria alla pari colla dramma attica è certa perchè la differenza di peso dei due nominali « inferiori a quella che intercede fra lo statere attica e il darico che pure corrispondevano ad egual numero di dramme d'argento.
43
dal titolo. Per contro nei paesi soggetti al dominio dei Tole- mei il potere liberatorio della valuta egiziana dipendeva tanto dal suo valore intrinseco che dalla legge, quindi non è im- probabile che le vecchie dramme di peso e. d. attico fossero ritirate dalla circolazione con quei mezzi ai quali si accenna nel P. Edgar, 5, per i Tpi^^puaa e le altre monete d'oro (') : è quindi probabile che l'argento di Alessandria fosse tolto di mezzo prima da una bassa valutazione legale che ne rendeva proficua la fondita, l'esportazione o la conversione in moneta nuova, e successivamente da leggi fiscali che ne vietavano l'uso.
Sotto Tolemeo li la dramma d'argento serviva come moneta di conto effettiva, però il suo cambio con quella di rame non era fisso. Lo statere d'argento in rame, alla pari, corrisponde a 24 oboli, come risulta dai documenti greci e demotici dell'epoca tolemaica dove 24 monete di rame sono scambiate con due unità. Nei papiri demotici dove Grifììth legge " rame 24 = 2 kite (2) Spiegelberger „ oboli 24 = 2 kite (Grenfell, P. Tebt., App. II, pag. 581-83), il senso è cer- tamente 24 oboli = I statere perchè la kite nei documenti demotici è eguagliata costantemente al didrammo, né ormai si hanno più dubbi sull'interpretazione di questa frase che trova il suo riscontro nel Revenue Laws, LX, 15, Xr.^óixeSa si; TÒv (TTaTYipa òpo>.où; xS' e nel P. Eleph., 17 (22322), i, 27, yivovxai yjxhioxj et; >c$ h^p,.
Nel periodo anteriore alla fine del li sec. a. C. l'unità monetaria tolemaica è, come ho detto, lo statere d'argento che fa un aggio del io % circa sul rame (y7Xy.Q^ oò àiWaL-^rì) quando non venga a stabilirsi per convenzione un cambio alla pari (^.a^itò? ìdóvOfjLo;) (3).
Non c'è dubbio, secondo me, che il corso dell'argento abbia un carattere puramente legale perchè se esso fosse
(1) Vedi pag. 45.
(2) Vedi anche Griffith, F. Ryi, III, XVB, pag. 135, a, Il e pag. 137 e segg:. P. Ry/., Ili, XVI, pag. 140, ecc.
(3) Un fenomeno analogo si riscontra nei primi ire secoli dell'im- pero quando il tetradrammo d'argento è quasi costantemente raggua- gliato a 28 oboli di rame.
44
dovuto alle condizioni di un mercato libero si riscontrerebbero nelle valutazioni dei tetradrammi in rame quelle forti oscil- lazioni caratteristiche della valutazione dello statere tolemaico in dramme di rame o del solido d'oro bizantino in voo{y.fi,ia.
Il tetradrammo d'argento è quasi costantemente raggua- gliato a 26 V2 oboli di rame con piccole oscillazioni quasi sempre trascurabili, ed ancora meno accentuate di quelle che appaiono nella valutazione dello statere di biglione in oboli sotto l'impero (i).
Come l'argento fa un aggio sul rame così è probabile che l'oro non fosse cambiato alla pari cogli altri metalli, ma nulla possiamo dire di preciso su questo argomento. Certo è molto probabile che si tenessero generalmente separati i conti nelle diverse specie monetarie (2) e che si raggua- gliasse poi tutto in unità di conto tenendo calcolo del corso dei cambi.
I testi dove si trovano accenni a monete d'oro sono per
(i) Sul Revenue Law., app. II, n. 5 in un conto di xepàtia pel pa- gamento deU'àicójAotpa (III secolo a. C. metà) si hanno i seguenti rag- guagli fra U2:uali valori nominali di rame e d'argento :
rapporto rame argento rame argento
A) col. II T157 dr. 3 ob. =: 1043 dr. 3 ob. 11.09257 : io
B) 3429 dr. Va ob. = 3091 di. Vj ob. 11.09257 : io
C) 3891 dr. 1V2 ob. = 3399 dr. 4 Vi ob. 11. 151 : io
Calcolando in questo testo un rapporto di *°/, fra la drannna d'argento e quella di rame si ricava che lo statere d'argento è ragguagliato quj a 3673 oboli di bronzo. Un corso di 26^3 oboli di rame per lo statere compare in Wilcken Ostraka, I, 331, nel P. Zois, I, 33 (II, sec ), ne] P. Louvre, 62 col., 5 1., 16, nel P. London, III, 1200, 1. 10-12 (192-168 a. C.) y^ctKiiob èv KS e. e nel P.S. I. V., 518 (251-50 a. C.) dove 1408 dr. 4 Vj ob. di rame corrispondono a 1275 dr. 5 ob. d'argento. Nel P S. I., 338 (244 a. C), invece in un conto di à\iv.'f\ ed altre tasse che do- vevano essere pagate in argento lo statere è di 26,43 oboli di rame perchè a 61 dr. i ob. di rame si aggiungono 6 dr. 2 ob. per trasformare il rame in argento cfr. i, 4346 è? tò ^aotXtxòv Sci xà^aoO-at -/aXxo'I/ xal àXla^y] h <;= (h 4Cf). Nel P. Hibeh, 1, 51 (245 a. C.) il tetradrammo di rame pare sia quotato ufficialmente a 25 oboli, xal oópia? Xàjipave é|(a8p)àxfiOoc ^«l ènaXXaYv)? xo5 rni'iQOoc, tòóv Sfpa^iJLwv) (Ò^oXòv) (-^jitwpéXiov), TùooÒTo fàp txxEuat èy PaoiXixoù.
(2) Tale è l'uso in Grecia e nell'Egitto sotto il dominio romano.
45
ora assai rari e poco importanti fatta eccezione per il P. Edgard, 5 (del 25 anno del Filadelfo), relativo al cambia- mento del piede monetario aureo avvenuto sotto Tolemeo II. Il P, Edgard, 5, è interessante per la politica finanziaria del Filadelfo il quale colla soppressione dei To{/pu<Tx e degli altri nominali attici che probabilmente prima del 270-71 erano già valutati a 12 volte il loro peso in argento aveva tentato di realizzare un discreto guadagno, costringendo i privati e le banche a cambiare alla pari i Tot/puda cogli (y-vaeta. Questo cambio che dava un guadagno al re del 8,55 V,, circa sulla moneta d'oro circolante in Egitto prima della sua iiforma, non sembra si tosse effettuato colia speditezza desiderata, perchè i privati avevano preferito tenersi le vecchie monete che seguitavano a circolare ancora nel 25 anno del Filadelfo.
Interessante è anche il papiro di Zenone, comunicatomi dall'Edgar, per il cambio alla pari dei Tpi/pu<ya in paeToc che è necessario complemento per intendere il P. Edgar, 5.
Gli altri testi nei quali si accenna a valuta aurea sono scarsi e poco interessanti; P. Hibeh, no (270), P. Petrie, 119, verso {III sec.) e il P. Eleph., 14 (223-22), i, 7; 20, i, i8-2o; 1. 30; 14, 22321, I, 7 e segg., ttì; Tuàir; TÌ]u.f.; tò ^' [xéoo; ypu[<itou] r [àjpyupioo toO xaLvoO vo|y-[i]'7(xaTo; tò Si >.oi7coO /a[>./CoCI] Axi TT.v £ì^i<7{Jt.svirjv àX^ayriV io; tt.i avaL 'X ò[...t(ov ^è à>.[>.oj]v èvyattuv /aXxoO xal tt.v £t0'.<7(jL£vnv àXXavYìv 'azI, il quale fa supporre che l'oro e l'argento circolassero alla pari dopo le riforme del Filadelfo, perchè in esso è data facoltà di pa- gare una parte delle somme dovute, in oro o in argento ToO xaivoO vop.(<7fj(.aTo; mentre pel rame è prescnito il solito aggio TTiv £Ì0'.(j(jLÌvyiv xXkxyh che è come ho già dimostrato a pag. 44 dovrebbe essere di io dr. e 2 Vg oboli (').
La mancanza di monete d'oro nei testi tolemaici dimostra che questo metallo non era usato che scarsamente nell'in- terno dell'Egitto, mentre doveva essere meno raro ad Ales- sandria ed in generale negli empori coininerciali, perchè è più che probabile che l'uso di valuta aurea per il lom-
(n La cifra del I'. Eleph, i^, I. 9, f poco chia: > nicnda-
zioni che propone Rubensolin non mi sembrano rntendibili.
46
mercio internazionale, specie quando nel I secolo a. C. il le- tradrammo tolemaico divenne una moneta di biglione. 1 ri- trovamenti di nominali d'oro tolemaici in Egitto confermano il mio punto di vista sia per Tepoca dei Lagidi che per il periodo imperiale.
Naturalmente non è possibile dire se l'oro fosse cam- biato sempre alla pari coll'argento specie per i regni degli ultimi Tolemei — ma non è improbabile che ciò sia avve- nuto per il basso rapporto fra i due metalli (12 'ViJ fissato dal Filadelfo in un'epoca in cui l'argento pare valesse circa un decimo dell'oro. Non sono affatto alieno dall'ammettere che anche per l'epoca tolemaica il metallo bianco funzionasse da moneta vera, perchè è evidente che non si può parlare di un vero bimetallismo a rapporto fisso nell'Egitto dei La- gidi quando si confronti la moneta tolemaica con quella con- temporanea degli altri paesi del mediterraneo (i).
E opinione comune di coloro che si sono occupati di monetazione tolemaica che nel II sec. a. C. il rame acqui- stasse una posizione preponderante nella circolazione egi- ziana. Quest'idea che spesso va accompagnata col vecchio pregiudizio di un rapporto di i : 120 fra i due metalli è com- pletamente sbagliata.
Innanzi tutto si deve osservare che sarebbe stato inve- rosimile che un paese civile quale l'Egitto dei Tolemei in pieno II sec. a. C. fosse tornato da una moneta vera d'ar- gento ad una di rame che evidentemente non avrebbe mai potuto soddisfare alle più elementari necessità del commercio, specie quando fosse stata moneta vera come era l'opinione dei più (2).
La differenza fra la monetazione del III sec, e quella della fine del II e I sec. a. C. è puramente formale, perchè in quel periodo essa resta eguale a quella del Filadelfo per
(i) Vedi i rapporti fra l'oro e l'argento a pagg. 34 e segg.
(2) Anche il ferro in via eccezionale può esser considerato come mezzo di scambio nel P. Tebt. I, 99 (148 a. C), xdiv 8' è^ è?petXY)}i.aTcijv (TCupoù) a8 M 'Bttc6 xa(Xìco5) où {àlla-^ri) xàXavta jxC 'K^v ta[o('vójJLOu)J 'AtS 'Bot atSYj(poo) (tàXavTa) 2.
47
tipi, pesi e nominali coniati e solo alle vecchie unità di conto che prima erano lo statere e la dramma d'argento si ag- giunge la dramma di rame (iccKK.orJ Spa^^pL-f,) unità di conto, che, come fu dimostrato da Grenfell nei P. Tebiunis I, App. II, corrisponde ad Vjooo — ^/isoo ^^ tetradrammo. Il rapporto di I : 500, I : 450 fra la dramma di rame e quella d'argento ci risulta anche da un passo di Festo in generale passato sotto silenzio e travisato dagli scrittori perchè in contrasto colle vedute di chi si occupava di monetazione alessan- drina: questo passo {Script. Meirol.,\\,^i) che sembra sfug- gito anche al Grenfell — Talentorum non unum genus. At- ticitm est sex milium denariornm. T^hodiuni et Cistophoriim quaituor milium et quingentoriim denarium, Alexandrimnn XII denarium^ Neapolitanum sex denarium, Syracusantim triiim denarium, Rheginum victoriati — vale tanto per l'epoca alessandrina che per il principio dell' impero. Esso assegna al talento alessandrmo 12 dramme e per conseguenza alla dramma di argento 500 dramme di rame. Si tratta però di un ragguaglio, di fatto soltanto approssimativo, per le con- tinue oscillazioni alle quali era soggetto il rapporto fra i no- minali d'argento e quelli di rame che molto probabilmente fu scritto per l'epoca tolemaica e per i primissimi anni del- l'impero, come fa supporre l'equiparazione della dramma alessandrina al denario romano (0. Ora il rapporto effettivo fra le dramme d'argento tolemaiche e quelle di rame nel Il-I secolo a. C. è stato determinato da Grenfell in base ai P. Tebtunis /, né dati nuovi sono venuti sinora a rischiarare i problemi connessi colla circolazione della moneta tolemaica di questo periodo, quindi il meglio che ci resta da fare è di rappresentare nelle tavole seguenti i corsi del tetradrammo tolemaico in dramme di rame nel II-l sec. a. C.
I M I
(1) L'I «. <1lll'.l.l <JH ■^^^•llu^l I Ili! mii ili.llC.i tl.i I .1 j^^ u .i t; 1 1 .» i.v m y^\
a 3 sesterzi, ma Festo probabilmente la equipara a quella neronuma.
Anche l'^-i i talenti siciliani si osserva una inesattezza dello stesso generr.
-|8
|
o »>Ì |
'i^ 08 .io |
||||||
|
Testo |
Data |
f^ h s §-2 |
|||||
|
55 73 O |
a -a |
a^-^ |
|||||
|
P. Tebtunis I, 113 |
114-113 |
8 + 8 |
437 Va 1750 |
||||
|
I, 185 |
112 |
12 |
375 1500 |
||||
|
I, 256 |
112 |
12 |
410 1640 |
||||
|
I 112, 1, 122 |
112 |
4 |
487 Va 1950 475 1900 |
||||
|
„ h 111 |
112 |
8 ' |
|||||
|
I, 35 |
III |
40 |
500 2000 |
||||
|
1. 116, 184,5 |
II sec. a. C. (fine) |
12 |
450 1800 |
||||
|
^ „ 1, 116, 1, 4, 5 |
>f » » |
4 + 4 |
460 ; 1840 |
||||
|
■ . 1> 1^79 |
n » » |
20 |
495 i 1980 |
||||
|
H „ I, 120, 1, 108 |
97 0 64 , |
f 4 |
^495 / 1980 |
||||
|
„ 1, 40 |
„ „ ' |
\ 49 |
Ì487V2\ 1950 |
||||
|
„ 1, 51-54 |
» » |
,12 + 4 |
487 Voi 1950 |
||||
|
.1, 140 |
1 |
' -^ ( |
'425 |
f 1700 |
|||
|
„ 1, 175 |
v n |
8 ' |
475 |
1900 |
|||
|
8 |
462 7. |
1800 |
|||||
|
: I, 253 |
96 o 69 |
6 |
450 |
1800 |
|||
|
I, 121, p. 502 |
94 o 61 |
4 |
412 V. |
1650 |
|||
|
1, 1, 5 |
,. |
260 |
400 |
1600 |
|||
|
I, 1, 39 |
t » |
6 |
,, |
||||
|
1, 1, 55 |
} }> |
8 |
„ |
||||
|
1, 1, 64 |
t M |
8 |
,i |
» |
|||
|
1, 1, 69 |
; -* |
4 |
,^ |
ti |
|||
|
ì, 1, 81 |
, M |
8 |
V |
||||
|
1. 1. 139 |
• » |
4 |
.. |
n |
|||
|
I. 123, 1, 2-3 |
I sec. a. L. (prii e.) |
— |
462 V-, |
1850 |
|||
|
1, l, 189 |
< |
i 8 |
400 \ |
i 1600 |
|||
|
I, 1. 209 |
76 |
^ 12 |
410 |
> 1640 |
|||
|
76 76 |
16 |
432 V2 450 458 |
[ 1730 |
||||
|
M » |
4 < |
1 1800 |
|||||
|
t» ,; |
20 |
• 1832 |
|||||
|
II, 475 |
I sec. a. C. (fine) |
8 |
400 |
1600 |
|||
|
A questi dati do |
bbiamo a^g-jungeie i |
seouenti testi : |
|||||
|
Testo |
Numero delle |
Quotazione e |
Iella |
Quotazione del |
|||
|
di |
amme scambiate |
dramma |
tetradrammo |
||||
|
450 |
1800 |
||||||
|
455 |
1820 |
||||||
|
P. Paris, 59, 1, 2, 5 |
8 |
532 V, |
2300 |
||||
|
P. London, 29, 1, 6 |
8 |
522 V |
2050 |
||||
|
P. Petrie II, 29 d. |
1 |
>0 |
625 |
2500 |
Dalla fine del II secolo alla metà del I a. C. il cambio della moneta d'argento in rame non presenta più il solito aggio del 10(1); perchè se alla pari la dramma d'argento
(i) Quantunque il passo di Pesto assegni alla dramma d'argento il valore di 500 dramme di rame i corsi dell'argento nell'epoca tole- maica sono in genere un poco più bassi.
49
doveva valere 480 /aXxoO W/f^at (O il corso dello statere a 26 Vj oboli avrebbe portato ad assegnare alla dramma d'ar- gento 530 dramme di rame; valutazione che alla fine del II sec. principio del I sec. a. C. non trova riscontro in nes- suno dei testi conosciuti.
L'argento in quest'epoca non fa più aggio sul rame come ai tempi del Filadelfo, anzi nella tavola di pag. 48 dove sono riportati i valori delle dramme d'argento in -/^oLky-oO ^pa/(i.ai spesso è il rame che fa aggio sullo statere, il che fu supporre che in quest'epoca il tetradrammo di fronte alla moneta divisionale di bronzo non serbi la posizione privilegiata che aveva sotto i primi Tolemei. Non credo però che il ribasso della moneta d'argento rispetto a quella di rame sia dovuta ad un peggioramento nella coniazione dello statere tolemaico, perchè soltanto sotto l'Aulete comincia l'emissione dei tetradrammi di biglione che diverranno la moneta alessandrina per eccellenza (2).
Il corso a 26 '^j oboli dello statere tolemaico aveva cer- tamente un carattere ufficiale (vedi pag. 44) quindi non è dif- ficile ammettere che quando si assegnò alla dramma di rame il carattere di moneta di conto si migliorasse la sua posi- zione rispetto a quella d'argento accordandole una maggiore protezione legale che certamente può avere influito sul corso dell'argento nelFultimo secolo del regno dei Lagidi. Rimane ancora però da sapere se i nominali dei primi Tolemei cir- colassero alla pari insieme a quelli dell'Aulete e a quale epoca precisa si possa far risalire l'alterazione del titolo dei tetradrammi d'argento.
Alla prima questione si può tentare una risposta basan- dosi dall'analogia che presenta la coniazione del denaro ro- mano con quella del tetradrammo alessandrino. In generale le monete imperiali d'argento del I e II secolo compaiono
(i) La valutazione delle dramme d'argento a 450 dramme di rame assegnerebbe all'argento coll'aggio un corso di 500 dramme, però se- condo me, non alla pari nonostante i dubbi in proposito di Grenfcll P. Tebtunis I, Appendix 11, pag. 600-601.
(a) Ancor meno si può pensare ad una pletora di nominali d'ar- gento, che anzi nel II e 1 sec. a. C. sono coniati con maggiore parsi- monia che ai tempi del Filadelfo.
50
con scarse frequenze nei ripostigli dove prevalgono i denari di biglione del III sec. a. C. perchè certamente i vecchi pezzi fatta eccezione per quelli repubblicani che in linea ge- nerale non compaiono nei ripostigli posteriori alla riforma neroniana essendo valutati alla pari con i più recenti, veni- vano per il loro forte valore intrinseco demonetizzati sia da parte dello stato che dei privati. Analogamente ritengo l'ar- gento dell'Aulete e di Cleopatra III fosse calcolato alla pari con quella del III sec. a. C, ma che i Lagidi facessero la fruttifera speculazione di emettere nominali di biglione e di ritrarre nello stesso tempo gradualmente i pezzi di buona lega.
Il corso dei cambi della moneta tolemaica d'argento è assai variabile come risulta dalla tavola a pag. 48; negli stessi testi e a distanza di pochi giorni a Tebtunis il corso dell'argento subisce notevoli oscillazioni.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze è difficile poter stabilire le leggi che regolavano 1 cambi dell'argento. Non credo possibile che nella valutazione dei tetradrammi si tenesse conto del loro peso e del loro titolo come per i so- lidi d'oro bizantini, che un simile saggio avrebbe intralciato completamente il commercio; merita invece maggior favore l'ipotesi di un cambio indipendente dal valore intrinseco dei pezzi che però ci costringe a ricercare le cause delle oscil- lazioni della valuta nelle condizioni del mercato o in dispo- sizioni legali che attualmente ignoriamo nella maniera piij completa.
Questo stato di cose muta dopo la conquista romana : si ritorna allora a conteggiare in dramme d'argento perchè la x°^ly.o\) ^p«xP--n tolemaica, usata piuttosto di rado sotto l'im- pero e in generale con un rapporto fisso col tetradrammo era stata già abbandonata dagli ultimissimi Tolemei, l'Aulete e Cleopatra, che erano ritornati ai sistemi di conto del Fila- delfo. Questi però col loro statere di biglione diedero ai ro- mani un esempio di frode monetaria che i nuovi conquista- tori seguirono co.i entusiasmo.
51
MONETA TOLEMAICA NEI TESTI DEMOTICI.
Non è dubbio che nei documenti demotici siano ripro- dotte le unità monetarie usate nei testi greci.
In linea generale si può affermare che il debeìi corri- sponde sempre a 20 dramme, a 5 stateri e a io kite. Le dramme sono successivamente quelle di Alessandro di gr. 4,285 (i), quelle di Tolemeo Soter, ed infine quelle del Fila- delfo di gr. 3,571 ed anche quando si sostituisce alla dramma d'argento quella di rame come moneta di conto si seguita a chiamare deben 20 dramme di rame equivalenti al TCTap- TTifxdptov e ad indicare col nome di statere e di kite rispetti- vamente 4 e 2 dramme di rame (2),
Concludendo le unità monetarie dei testi demotici sono le seguenti:
Kerker i Deben 300 i Sttr 1500 5 I Kite 3000 IO 2 I.
RELAZIONI FRA LA MONETAZIONE FENICIA E QUELLA TOLEMAICA.
Sono note le relazioni commerciali fra i paesi fenici e l'Egitto, che hanno sempre maggiori conferme nei continui ritrovamenti di pesi e misure fenicie nell'Egitto pretolemaico
(i) Nel P. Ryl., Ili, pag. 144 del regno di Alessandro IV 2 pezzi d'argento, eguali a io stateri, sono pezzi e. d. attici, vedi pag. 29.
(2) Nel II sec. a. C. si usavano nei documenti demotici le unità di rame; come risulta dai papiri di questo periodo (vedi p. es. le cifre dei P. Ryl., Ili, XVI, pag. 139; P. Ryl., lil, XL, pag. 64). Quantunque manchino perora prezzi di mercanzie di uso frequente il P. Ryl. XXXVII, pag. 162-63 della tìne del II sec. a. C. assegna ad un'asina il prezzo di 300 pezzi d'argento che corrispondono ad un talento di rame (12*/, dramme d'argento circa) che si accorda discretamente con altri dati dei testi greci. Per le monete d'oro invece non ho potuto per ora trovare dati precisi. Le unità d'oro sono accennate nel P. Ryl., Ili, XX, 149 (6) e nel P. Ryl., Ili, XXXVII, pag. 163, dove a piccoli pezzi d'oro sono ragguagliati a 40 pezzi d'argento cioè a 800 dramme di rame. In questo caso il piccolo pezzo d'oro corrispondeva in valore a 5 oboli d'argento ed in peso di '/xs d' dramma d'oro.
52
e di misure egiziane nei paesi delle coste orientali del Me- diterraneo però i dati monetari per la loro evidenza e per la loro importanza si distinguono da tutti gli altri.
Il gruppo di monete di Sidone che Baheìon {Histoi're de la monnaie. Descripiion historique, II, 2, pagg. 561-671) clas- sifica sotto Bodastoret (Bodastor) 380-374 a. C. e che reca al verso nel carro del re dei re un personaggio che è un Egiziano, come indicano senza che sia possibile il dubbio, il suo scettro, il suo costume, la sua pettinatura, la sua at- titudine, la sua quadratura di spalle e le sue anche strette, si presenta frequentemente nei ritrovamenti in Egitto, in Fe- nicia e sulle coste meridionali dell'Asia Minore (Dressel, Z. /. N., XXII, pag. 243). Queste particolarità e sopratutto la presenza dell'Egiziano dietro il carro fecero pensare a Babelon (op. cit., pag. 563 e segg.) d) che queste monete fos- sero state coniate in una zecca diversa dalle altre e che come i nominali di Sidone, di Stratone III (345-332 a. C.) fossero emesse in Egitto. Del pari evidente è l'influenza egi- ziana sulla moneta di Tiro.
Il peso nominale delle monete fenicie non sembra si possa riconnettere facilmente con quello del kkr egiziano di kr. 29.1, ma come si vedrà in seguito sembra piuttosto che possa essere di sovente ricollegato col sistema ponderale giudaico ed alessandrino tardo (2).
La moneta delle città fenicie coniata prima della con- quista di Alessandro è rappresentata per lo più dai sicli o tetradrammi fenici di un peso oscillante in generale fra i 14,28 ed i 13,60 grammi circa. Come dimostrerò appresso in questo saggio, il talento giudaico era effettivamente di 43,66 kg. secondo il sistema ponderale, di kg. 42,85 secondo il sistema monetario e si divideva in 50 mine pesanti eguali a 100 mine leggere che corrispondevano alla loro volta rispet- tivamente a 60 e 30 sicli sacri di gr. 14,18. Questi dati però sono confermati solo parzialmente dai pesi dei nominali fenici perchè la monetazione delle varie città era subordinata ad esigenze di natura economica oltre che metrologica (3).
(i) Babelon pone queste monete fra il 380 ed il 374 (pagg. 565-72).
(2) Vedi le mie misure alessandrine dell'epoca romana.
(3) Questi argomenti sono ripresi in un mio saggio di metrologia orientale che uscirà tra breve.
53
Gebal (Byblus) conia stateri di peso in generale inferiore ai 14 gr. (i), Sidone presenta invece una serie di ottadrammi e doppi sicli sacri di un peso assai vicino a quello di otto dramme alessandrine che parrebbero far supporre che il piede fenicio ivi usato avesse per base un siclo di gr. 14,20- 14,00 quasi identico allo statere alessandrino ^2); ma le mo- nete di Sidone col tempo vanno abbassandosi di peso sino a divenir più leggere di quelle di Tiro coniate su uno shekel di gr. 13,80 circa <3). Come si vede è probabile che il piede fenicio differisse di qualche decimo di grammo da una città ad un'altra e da un'epoca all'altra, presso a poco come acca- deva per i solidi bizantini coniati in diverse regioni.
Una reciproca influenza fra l'Egitto, la Fenicia e la Siria non può essere negata nel V e IV sec. a. C, ma essa diviene molto più appariscente nel periodo che va dal IV sec. alla fine del IL Allora l'influsso dei Tolemei e dei Seleucidi, di- retto o indiretto, sulla moneta delle città fenicie nell'epoca alessandrina è fortissimo, sia nel periodo del dominio tole- maico durato a Sidone dal 261 al 202 e a Tiro dal 267 al 201-200 che nel periodo del dominio seleucidico, durato a Sidone dal 202 al in e a Tiro dal 201-200 al 126-125. Del resto anche la coniazione dei nominali autonomi di Sidone iniziata dopo il in non si sottrae all'influsso alessandrino (4)
(i) Gli stateri di Byblus, coniati dal 410 al 374, pesano gr. 13.89, 13.67, verso il 360 gr. 14.35, 1412, verso il 340 gr. 13.27, 13.15, verso il 333 g»"- 13-56. 13 ao, 1306 (Babelon, op. cit., pag. 535-552).
(2Ì Gli ottodrammi di Sidone coniati verso il 475 presentano i pesi di gr. 27.40, 27.10 (frusto), verso la metà del V secolo di gr. 28.25, 28.07, 28.01, 28. Verso il 400 a. C. i doppi sicli pesano gr. 27.50, 27, fra il 380 e il 374, gr. 28.40, 28.33, 28.04, 27, ecc., dal 373 al 362, gr. 25.82, 25.78, 25.75, 25.72, ecc., dal 355 al 361 gr. 25.87, 25.80, 25.50, ecc., sotto il Satrapo Mazaios (359-55) gr. 26, 25.82, 25.77, dal 343 al 338 gr. 25.77, 25.10, dal 349 al 346 gr. 25.96, 25.91, 25.60, ecc., dal 345 al 332, gr. 25.72, 25.70, ecc. (Babelon, op. cit., pag. 543-607).
(3) Siclo, verso il 470 gr, 13.80, 1360, 13.47, 15.15, verso la metà dei V sec. gr. 13,65, dal 420 al 400 circa gr. 13.54, 13.50, 13,40, 13.18, al principio del IV sec. gr. 13.28, 13.24, 13.18 (metà e seconda metà del IV sec.) gr. 13.90, 13.57, 13-27, ecc. (Babelon, op. cit., pagg. 607-622).
(4) Vedi p. es. il tetradrammo che porta al verso l'aquila sulla prua di una galera. Head, Hist. Num.y pag. 797; statere gr. 14.45. di- drammo gr. 7.01.
54
e così pure quella autonoma di Tiro (126-125 a. C. 56-57 d. C.) (i). Anche Tottodrammo d'oro coniato nel 103 sotto l'in- fluenza di Tolemeo X del peso di gr. 28,33 non può essere che il solito fxvaetov alessandrino, colla differenza però che mentre i Tolemei avevano ridotto le dramme d'oro a gr. 3,48, quelle di Tiro avevano mantenuto inalterato il peso di gr. 3,571 che vigeva in Egitto prima della riforma mone- taria del Filadelfo (vedi p. 26). È quindi certo che nelle città fenicie come nel regno tolemaico il rapporto oro-argento era esattamente di i : 32 72 mentre presso i Tolemei nonostante si facesse valere la dramma d'oro 12* ^ volte quella d'argento, la piccola differenza di peso fra i due nominali faceva risa- lire il corso dell'oro a 12 ^V^g rispetto a quello del metallo bianco (2).
Tornando alla metrologia delle monete fenicie un'iscri- zione di un siclo di Tiro ci permette di ricostruire il sistema ponderale fenicio quale è applicato alla monetazione. Esi- stono infatti a Tiro due shekel d'argento (Babelon, op. cit., pag. 611) che recano nel verso l'iscrizione schiloschon che in ebraico vuol dire V30 [di mina] ed un mezzo siclo d'argento con l'iscrizione al verso fna-kntzi kesepk (mezzo siclo) eguale presso a poco in peso ad una dramma alessandrina. Questi dati ci permettono di stabilire che il siclo sacro di gr. 14,18 era eguale ad Vgo di un'unità che come appare immediata- mente non può essere che una mina di gr. 428,5 (3) i cui centesimi sono probabilmente spesso quelle unità che il prof. Petrie chiama dramme assire o dramma attiche ed i cui cinquantesimi sono coniati frequentemente dei nominali di gr. 8,80 circa nei pezzi piìi alti (4).
Ci restano da esaminare le altre frazioni del siclo. il siclo sacro si divideva in due sicli volgari, 60"" di mina, questi alla loro volta in 2 mezzi sicli ma-hatzi-keseph o 120°*'
(i) Vedi la moneta di Tiro descritta da Head, Hist.Num , pag. 800. Il peso del tetradrammo di Tiro in questo periodo è eguale a quello del tetradrammo alessandrino.
(2) Vedi pag. 37.
(3) La moneta chiota presenta qualcosa di analogo a questi 30."^ colle sue xtoaapaxooxat di mina eginetica.
(4) Gr. 8.B6, 8.85, 8.76, 8.71, 8.70, 8.68, 8.60, 8.42, ecc.
55
di mina che si dividevano alla loro volta in unità di 0,86- 0,80 gi\ che Babelon classifica come triemioboli fenici. Se la classificazione di Babelon fosse esatta questi pezzi corrispon- derebbero ad V48 ^' mina, ma non è affatto detto che la mo- netazione fenicia ammettesse divisioni analoghe agli oboli greci, anzi da Ezech, XLV, 12 (testo greco) e dalTExod. XXXVIII, 25, 26. si ricava che il talento doveva essere rag- guagliato come in antico a 60 mine, ma la mina a ^o shekel soltanto e che quindi il talento era uguale a 3000 shekel, erano divisi in metà o beka Gen., (XXIY , 22, Ezech, XXXVIII, 22) e in 20"* (Ezech., loc. cit.), chiamati gerah o grani in ebraico ed oboli nella versione greca {Jewish En- cyclop. sotto Numismatica voi. IX, pag. 350). E quindi evi- dente che quelli che Babelon chiama triemioboli non sono che i gerah ventesimi di siclo sacro i quali alla loro volta si dividevano ancora per metà. Prendendo quindi a base del sistema monetario di quest'epoca la mina, si ricavano le seguenti frazioni di mina che costituiscono una gran parte dei nominali coniati nelle città fenicie.
Mina gr. 428,5, l Siclo sacro gr. U,28. 30, 1 Didrammo e. d. attico gr. 8,57, 50, 1 Vs. 1 Siclo volgare gr. 7,14, 60, 2, 1 V.v 1 Dramma e. d. attica ^r. 4,285, 100, 3 V3, ^. l 'Ai ^ Dramma fenicia o mez- zo siclo volgare gr. 3,57, 120, 4, 2V5, 2, 1 Vv 1 Gerah gr. 0,857, 500, 16 V3, 10, 8 V3, 5, 4 V^, 1 Mezzo gerah gr. 0,428, 1000, 33 7,, 20, 16 V3, 10, 8 V3, 1.
Mentre dai dati antichi pare che gli ebrei usassero in origine un talento di 3600 sicli (60 mine di 60 sicli), più tardi dopo la cattività di Babilonia il sistema ponderale giudaico pare fosse mutato in modo che la mina ne contenesse sol- tanto cinquanta. Secondo me è probabile che il talento di 3600 iiicli, fosse quello assiro-babilonese che Erodoto rag- guaglia a 70 mine attiche e che il vero talento ebraico fosse quello che, secondo Giuseppe Flavio, corrispondeva a 100
56
mine (^) che equivalgono, prendendo come unità monetaria la dramma e. d. attica usata in Siria sotto i Seleucidi e conservatasi sotto il dominio arabo (2) a kg. 42,854.
Un'altro passo attribuisce alla mina ebraica il valore di 2 Vt libbre che a mio avviso potrebbero essere vere e pro- prie libbre giudaico-alessandrine e non libbre romane perchè dividendo per 50 il talento ebraico si ricava un'unità ponde- rale di gr. 857,08 che corrisponde a due mine di gr. 428,54 e a 2 Vs volte un'unità ponderale eguale a gr. 342,83 assai vicina alla libbra ebraica, secondo me eguale a quella ales- sandrina di gr. 349,83 (3).
Il talento giudaico in ogni modo corrispondeva a 3000 sicli sacri eguali al tetradrammo fenicio o a 6,000 sicli voi" gari eguali al didrammo alessandrino. Il siclo sacro di gr. 14,28 corrispondeva a sua volta a 20 oboli (gerah) di dramma seleucidica o alessandrina di gr. 4,285; il siclo volgare a IO gerah.
Sui ragguagli dei sicli coi nominali alessandrini non può esistere dubbio perchè se non bastasse la testimonianza degli scrittori dell'età bizantina e dei commentatori dei testi sacri, ci restano le monete attribuite a Simone Maccabeo (143-145 a. C.) o alla prima rivolta dei Giudei di un peso di gr. 14,26 recanti la scritta shekel Israel e i mezzi shekel chatzi-ha- shekel (cfr. Head, Hist. Nitm., pag. 807) il cui peso si ac- corda esattamente con quello del siclo volgare o trentesimo di Tiro recante l' iscrizione ma-catzi-keseph.
I testi bizantini che equiparano il siclo a V, e a \'^^ di
(1) Il talento ebraico kikkar (pane, cerchio, disco) indica una massa di metallo a forma di disco (cfr. greco «pBotSec ^^puoioo) del peso di 100 mine come risulta da Ioseph, Antiquitates, 86, 7, nella descrizione dei candelabri del tempio " Ao/vio ex ^^poooù xgxcuveDjisvfj Siaxevo? ota6fxòv •XODoa }i.vac Ixatòv, "E^paìot jaèv xaXoùoiv xt^/aps?, «l? 3è xyjv 'EXX*r)viX7]v f*.tTapaXXó|X8vov yXòiooav oirjjxaiVBt taXavtov. Il talento giudaico equivaleva quindi a 125 libbre giudaico-alessandrine come dimostra del resto anche il ritrovamento di un peso campione di un kikkar di kg. 42 circa nel tem- pio di Gerusalemme {The Harvard Theological Review, 1915, pag. 525).
(2) Joseph, Antiquitaies, XIV, § 7, i Xaftpàvn 8è, xal Soxòv èXoo<pi>pHq- XotTOV xp"'3Yjv ix jivùiv Tpiaxooicttv 7ie«0fr)|JLévYiv, 4) 8è fi.và :rap' 4)jjlìv loxótt Xitpa? Suo xal "/jiiioo.
(3) Alla libbra alessandrina si deve assegnare il peso di gr. 349,33 circa, ved. A. Segrè, Sistema metrico alessandrino sotto l' impero.
57
oncia romana sono invece inesatti, perchè partono da una dramma neroniana di gr. 3,41 invece che da quella alessan- drina di gr. 3,571, essi quindi in definitivo non fanno altro che ragguagliare il siclo a Vj e ad V4 di oncia che è quella giudaica e non quella romana di 20 e io gerah (D.
Altri nuovi contributi alla metrologia e alla numismatica giudaica sono portati dal ritrovamento di alcuni nuovi pesi- campioni. In Palestina sono stati trovati 6 pesi chiamati neseph e 2 pesi di V4 di ntsephi^) dei quali uno reca l'iscri- zione " 5 „. I pesi del neseph sono rispettivamente di gr. 10,20 perfetto, 9,50 (rotto), 8,99 (rotto), 8,68 (bucato), 9,25 (perfetto); i quarti di neseph corrispondono rispettivamente a gr. 2.54 (perfetto) e gr. 2,50 ed i 20'"' a gr. 0,54 circa. Il peso del neseph che può essere calcolato come eguale a gr. 10,20 circa è un poco troppo alto per adattarsi ad essere il 50.'"** della mina babilonese (3), mentre può essere facilmente il 40."^" di una mina monetale di Tiro (4), tanto più che è più logico ridurre ad un piede giudaico pesi trovati in Palestnia che ad un piede, che probabilmente era estraneo a quella regione. Altro peso della Palestina sono il payam di gr. 7,61 e 7,27 (E. Pilcher, op. cit., pag. 115) che può essere rag- guagliato a % di neseph e quindi a metà di quel nominale di circa 15,30 gr. coniato ad Arado fra il 137 e il 46 a. C. (vedi pag. 58) ed il beka eguale a V^ siclo sacro rappresen-
(i) Hesych, Strip/. MetroL, I, 325, SixXo? t«xpa8pax}iov 'Attixóv. Dalla Gal., Scrip. MetroL, 238, io, xò oixXov fj^ti Po xò?', e. Gal. 231 e lab. Orib. 245 si ricava l'eguaglianza in peso di un siclo a 3 solidi o ad i statere. L'eguaglianza del siclo sacro a 20 gerah risulta da Epiph, Script. Metrot., I, 275, SixXo; Si èoxt oxaOjAÒ? «f?, «pòi; hi xb àp^ópiov r^óo, xat f ivovxoti òpoXot, x'ó Y^p otxXoc ó ^aotXtxòc x' ò^oXoi elatv xal reap' aXXrj^ xò téxaoxov :•?]'; o(l)f*i*C, tlai l'^L'i e lexicis veteris tebtaiiienii, Script. Metro/., l, 304, ot/Xov òpoXot xéooapt^ ó Jè Hto8tt»pfjxo<; èv xoì? ànópoi? xr^z YP*f*'l'» ^•T*^ otxXov x' ò^oXoóc. Negli Script. Metro/., I, 305, naXiv 8è xò oixXov 3 foxiv •rjfitau xou oxaxr^'^oz, Ttxapxov xyjc oò'Cfiaf: ^x*' Xenxà x' ed in EiMPH, Script. Metro/., I, 266, A«f«i Y^P ^^ '^4* AtuiT'.x(p xò Sé 8i8pa/p.ov «txooi òpoXoi Stt 3è xéxapxóv èoxi x-Fj^ oÒYxta? xò 5t8pax|Aov, -r^òe £?ì'.Ò'Ì''/<l£v som.» .•.n.fnvi 1 sacro con quello vulj;are.
(a) Pilcher, PStì/?, XXXIV, iQia, pag. .i-,.
(3) Al solilo il peso del neseph deve essere calcolato nei pezzi più alti.
(4) Si deve ricordare che le monete di Tiro prima della conquista macedone pesavano un poco meno di quelle di Sidone, il siclo p. es. era di circa gr. 13,70.
58
tato per ora da 3 pesi della Palestina di gr. 6.55, 6.21,
5.89 (■).
Il neseph sul cui piede sono state trovate monete nei paesi fenici (vedi appresso) potrebbe anche essere stato un peso d'oro corrispondente a io sicli reali o a 20 sicli vol- gari (2), ma sinora è stato trovato soltanto come moneta d'ar- gento ad Arado la cui monetazione nonostante le apparenze si riduce facilmente alle solite frazioni di mina.
Il neseph aveva ivi un peso medio di gr. 10,60 (3) così che i pesi delle monete fenicie potevano esser rappresentati dalla tavola seguente :
Peso di Sidone — Peso di Tiro
|
mina gr |
. 428,5 |
— 409,3 1 |
|||
|
i^/, neseph (4) „ |
16,07 |
— 1535 26 2 |
/a 1 |
||
|
neseph „ |
10,71 |
— 10,23 40 |
IV. 1 |
||
|
dramma e. d. |
|||||
|
attica (5) „ |
4,285 |
— 109 100 |
3^5 2^ |
/. 1 |
|
|
V3 neseph (6) „ |
3,571 |
— 341 120 |
4, A 3 |
IV5 1 |
|
|
I/o neseph (7) „ |
1,785 |
— 170 240 |
9 6 |
2V5 2 1 |
|
|
V,, neseph (8) „ |
0,89 |
— 0,85 480 |
18 12 |
5V5 4 2 |
1 |
|
\/,o neseph (9) „ |
0,178 |
— 0,170 2400 |
90 60 |
28 20 10 |
5 1 |
|
Vi2oneseph(io)„ |
0,089 |
— 0,085 4800 |
180 120 |
56 40 20 |
10 2 |
(i) Non ritengo esalto il ragguaglio del beha a ^j^ di kiie supposto di Pilcher, op. cit., pag. 115. Per altri pesi fenici vedi Benziger, He- bràische Archàologie, pag, 196.
(2) Il rapporto fra Toro e l'argento in Palestina molto probabilmente doveva essere ai tempi di Dario eguale a 13 V3 come nel regno di Persia quindi il neseph molto facilmente era un'unità d*oro che si com- portava rispetto al siclo volgare di Tiro, come il darico rispetto al siclo medico. Il quinto di neseph d'oro è eguale a 2 sicli d'argento.
(3) IV sec. a. C- princ. Cfr. Hill, BMC. Phoenicia dal quale traggo i pesi delle varie monete di Arado di gr. 10.68, 10.63, 10.61, 10.59, 10.58(2), 10.56, ecc.
(4) Le monete coniate ad Arado su questo piede, fra il 137 ed il 465, gr. 15.36, 15.34, 15.32, 15.23(2), 15,20, ecc., darebbero come le dramme, una mina di gr. 409 circa.
(5) La dramma coniata dopo il 374 pesava gr. 4.18, 4.13, 4.11, 410, 4.08.
(6) Vs neseph (IV s. princ), gr. 3.35, 3.24 (IV s.), gr. 3.51, 3.47, 3 45.
(7) IV sec. princ, gr. 1.65, 1.61, 1.41.
(8) IV sec princ, gr. 0.71, IV sec, gr. 0.94, 0.79, 0.78.
(9) IV sec, gr. 0.15, 0.13.
(io) IV sec, gr. 0.7, ecc., alcune monete di gr. 2.46, 2.36, 2.33 e gr. 1.81, 1.80, coniate fra il no non trovano facile sistemazione con frazioni di mina, ma è probabile che ciò sia dovuto a deficienza di peso di quei pezzi.
59
In conclusione pare che nei paesi fenici ed in Palestina (i) e nei paesi filisto-arabi fa) fosse usata una mina di gr. 428,5 che probabilmente deve essere identificata con quella egi- ziana, seleucidica e araba dell'epoca bizantina, ecc.
Secondo me quindi questa mia ricerca sposta compieta- mefite molte questioni di metrologia e di monetazione egiziana, fenicia, seleucidica, ecc. perchè la riforma monetaria di To- lemeo Filadelfo che conia i tetradrammi di piede fenicio non ha queir importanza che ad essa si attribuisce quando si am- metta che la monetazione tolemaica parta da una mina eguale a quella usata in Fenicia prima del VI secolo.
La moneta delle città fenicie inoltre data già dal VI sec. a. C. mentre quella egiziana risale appena alla fine del IV sec. onde è ragionevole ammettere che sino da epoche assai antiche in Egitto si computasse oltre che in kite, in sicli e in mine fenicie, come del resto provano i numerosi pesi ritrovati in Egitto classificati come shekel fenici (vedi pag. 16).
Anche la quasi equivalenza di un doppio shekel a Vi^^o, di kerker di 3000 kite doveva facilitare l'adozione da parte degli egiziani del piede monetario usato a Sidone, d'altra parte è da ritenere che più tardi 1* Egitto più ancora che la Siria abbiano esercitato un'influenza conservatrice sulla mo- netazione e sui sistemi metrici della Fenicia e della Pale- stina che probabilmente tendevano ad una certa anarchia per il predominio delle misure locali su quelle ufficiali più antiche.
Perciò io credo che tutta la monetazione giudaica e fe- nicia dopo il III secolo sino alla cessazione completa delle emissioni autonome si svolga sotto influssi paralleli del-
(i) I sicli della prima rivolta (66-70 a. C), G. F. Hill, Palestine, pag. xc e segg. e pag. 269 e segg., pesano gr. 14.27, 14.22, 14.14, 14.12, 14.09, 1408, ecc., i mezzi sicli gr. 7.08, G.99, 6.98, il quarto di siclo gr. 3.33. I sicli della seconda rivolta '^iss-iss), BMC, pag. 284 e segg., gr. 14.90, 14.79, 14.68, 14.27, 14.04, ecc. Questi pesi sembrano indicare l'esistenza di un siclo giudaico eguale al tetradrammo alessandrino e non al tetradrammo di 4 denari di gr. 13,64.
(2) Le più antiche monete della Palestina. G. F. Hill, BMC, Pale- stina, pag 176 e segg., filisto-arabe simili alle dramme attiche che pe- sano gr 4.21, 4.07, 4.02, 4.00, con mezza dramma di gr. 2.09, 2.08 e nominali di gr. 0.76, 0.74, 0.73, 0.68 fanno supporre una mina di gr. 420 circa.
6o
r Egitto e della Siria, che per avere goduto di un'unità e di un accentramento da parte delle dinastie dei Tolemei e dei Seleucidi erano riusciti ad acquistare i sistemi metrici uffi- ciali stabili di uso corrente. Dopo la conquista macedone sono tolti dalla circolazione egiziana tutti i sistemi monetari persiani, assiri, unità di oro, ecc.
I ritrovamenti di numerosissimi pesi monetari in Egit- to, Palestina, ecc., ecc., danno all'antico studio di metro- logia un carattere completamente nuovo. E certo che col- Taumentare dei dati i problemi si vanno continuamente modi- ficando perchè molte opinioni accettate comunemente, sono cadute e dubbi e certezze nuove vanno continuamente sor- gendo. Intanto i vecchi sistemi di ricerca hanno un valore assai scarso che diviene poi nullo quando si introducano tutte quelle ipotesi ingiustificate che fanno dello studio delle antiche misure un inutile giuoco di aritmetica.
CIRCOLAZIONE EGIZIANA NELLE COLONIE SEMITICHE DELL'EPOCA SAITICA,
I problemi della circolazione egiziana nelle colonie giu- daiche durante l'epoca saitica, strettamente collegati col pro- blema delle relazioni fra i sistemi monetari giudaico-fenici ed egiziani non sono secondo me risolti, in modo soddisfacente da Mayer (i) che elaborò i dati dei testi aramaici del V e IV sec. a. C. Per ora è certo che l'argento era computato in questi testi in kars (2) di 10 schekel con un sistema di conto perfettamente parallelo a quello del deben e delle kite (3> e che la schekel si divideva in 4 7 o quarti (YD) 7 ed i quarti a loro volta in io challur (4).
(i) Zu den aramaischen Papyri von Elephantùie. Sitztmgsb. d. k. preussl. Ak. zu Berlin, a. 191 1, pagg. 1026 e segg.
(2) Il kars era eguale ad *|g di mina assiro-babilonese come dimostra il peso di 2 kars di gr. 166,724. Weissbach {ZDMG, 61,402).
(3) Vedi pag. 51.
(4) Nell'epoca tolemaica il sckekel era equiparato al tetradrammo alessandrino, il quarto alla dramma e il challur {gerah) ad Vj, di sckekel
6i
Sin qui sono d'accordo con Mayer, dove però mi sembra che questi abbia torto è nell'interpretazione della frase che ricorre spesso nei testi aramaici '* argento 2 7 (quarti) per kars o argento 2 7 (quarti) per unità di io sicli „. Secondo il Mayer il kars corrisponde in quei documenti a io sicli me- dici d'argento di gr. 5,6 e il 7 ad */< di ^^^^ cosicché colla frase 2 7 per kars si verrebbe ad indicare la vera unità kars di 83,7 ^v. Questa interpretazione ora non mi sembra giusta :
i.° perche trovo arbitraria l'assegnazione del nome kars che era V^ d' marta babilonese ad una unità di io sicli medici che per quanto ho scritto a pag. 22, n. i contraria- mente all'opinione di Mayer non ritengo fossero le unità d'ar- gento correnti in Egitto sotto gli Achemenidi ;
2.° ritengo che il nome (YD) 7 debba indicare il quarto di un schekel piuttosto che un quarto di kars ;
3.° perchè secondo Mayer la Irase '' argento 2 7 più
1 kars „ piuttosto complicata verrebbe a significare sempli- cemente Vg di mina babilonese che è proprio quello che si chiamava kars.
Un altro argomento non meno probante è secondo me offerto dal documento L di Cowley assegnato da questi al primo anno d'Artaserse I, epoca della rivolta di Inaro, dove la formula usata per indicare l'unità monetaria, è " nel peso campione di Ptah, argento un schekel per io unità (kars) „ nel quale il Ma^^er attribuisce, secondo me arbitrariamente, a kars il significato di unità di io doppi sicli persiani d'argento di gr. 11,20. Nei testi di Elephantina dell'epoca saitica tarda
2 schekel d'argento sono sempre equiparati ad uno statere quando le relazioni colla Grecia dettero alla valuta ellenica una certa diffusione nel paese, così per es., in questo periodo in un documento di Chabbas del 340 a. C. (O, il deben è ragguagliato a 5 stateri. Secondo me l'interpretazione che si deve date alle formule che indicano la valuta d'argento nei testi aramaici è completamente diversa da quella del Mayer: per me il kars o sesto della mina babilonese è una unità di IO sicli di gr. 83,7, che il siclo eguale al darico era
(i) Mayer, op. e.;., |>ai4. 1034.
62
anche una unità fondamentale di peso mentre il siclo medico introdotto in Persia sotto gli Achemenidi non pare avesse avuto diffusione, né in Fenicia, né in Egitto (vedi pag. 22). Il Y37 poi secondo me nei testi citati è un quarto di siclo e non un quarto di kars (i) dimodoché l'unità di misura dei papiri aramaici sarebbe in generale di io V^g schekel o gr. 87,9 ed eccezionalmente di gr. 92,1 nel testo dell'epoca di Artesersel. Nel primo caso l'espressione corrente si presterebbe a supporre un'unità di misura accomodata ad un piede fenicio od attico che infatti 5 stateri ateniesi corrispondono a gr. 87,33 ^ 5 sicli-tetradrammi o sicli fenici di gr. 16,145 corrispondono ad un'unità di gr. 85,7 (2). In effetti i pesi sinora raccolti in Egitto (vedi pag. 17, n. i) ci fanno sup- porre che il piede e. d. attico o assiro fosse più assai dif- fuso del piede del siclo persiano e che le kite d'argento fos- sero d'uso corrente anche sotto gli Achemenidi contraria- mente a quello che sembra ritenere il Mayer.
RELAZIONI FRA LA MONETAZIONE DEI TOLEMEI E QUELLA DEI SELEUCIDI.
Le monete dei Seleucidi, coniate sullo stesso piede mo- netario di quello di Alessandro il Grande e dei Tolemei hanno per unità ponderale la dramma di gr. 4,285 ^3) e sono
(1) Se dovessimo invece dare al YD7 il significato di ^/^ di kars si otterrebbe invece il peso di gr. 135,65.
(2) Si deve ricordare ciie deben e kite nel periodo tolemaico hanno sempre indicato unità di 20 e di io dramme siano queste di peso at- tico, di peso e. d. fenicio o dramme di rame.
(3) Il peso dei tetradrammi d'argento dei Seleucidi si mantengono in generale inferiori a gr. 17,10 nel BMC. Seleucia Kings of Syria : su un rilevante numero di tetradrammi poco più di una dozzina superano questo peso. La media di questi pezzi più alti è di gr. 17.155, il peso da me stabilito per il tetradrammo attico-tolemaico è di gr. 17,142 mentre quello tradizionale del tetradrammo ateniese è gr. 17,466. Con questo mi sembra dimostrato che la moneta tolemaica come quella se- leucidica deriva da una dramma di Alessandro di gr. 4,2854.
63
assai simili a quelle dei primi Tolemei. Come nella mone- tazione egiziana ed ateniese per unità di conto lo statere è coniato molto più abbondantemente degli altri pezzi; seguono subito dopo, in ordine di frequenza le dramme, i dioboli, i trioboli e gli oboli. Dal regno di Alessandro I (150-145) ri- comincia nelle città fenicie l'emissione sistematica di tetra- drammi il cui peso non può essere determinato esattamente per la poca accuratezza nella loro coniazione. Poiché però essi nei pezzi meglio conservati non superano in generale il peso di gr. 14,25 (i> è da ritenere che gli stateri fenici co- niati sotto i Seleucidi siano senz'altro di peso tolemaico (2), tanto più che l'influenza egiziana su di essi anche in que- st'epoca è notevolissima (3). E da ritenere che le città fenicie soggette ai Seleucidi per ragioni di indole commerciale si servissero di moneta tolemaica e di moneta indigena coniata sul piede tolemaico insieme a moneta di piede e. d. attico quale è quella coniata nella Siria. In moneta siriaca di peso e. d. attico lo statere fenicio corrispondeva a 20 oboli.
MONETA D'ORO SELEUCIDICA.
L*oro dei Seleucidi è relativamente scarso. Il nomi- nale coniato con maggior frequenza è lo statere di gr. 8,56 che almeno sotto i primi Seleucidi doveva corrispondere in valore al )(pu<ToO; di 20 dramme d'argento (4), però sotto Antioco III il Grande (223-186) insieme ai soliti stateri che rimangono sempre la moneta d'oro più diffusa, sono co- niati gli ottodrammi di gr. 34,283 (5), che secondo tutte
(i) Qualche rarissimo esemplare giunge a gr. 14.40.
(2) Gr. 14,284.
(3) Il peso e il tipo del rovescio, l'aquila col tulmine, la fattura, tutto la farebbe considerare come moneta alessandrina se mancassero in esse i nomi dei Seleucidi.
(4) Vedi pag. 34.
(5) Il peso massimo riscontrato negli ottodrammi d'oro e t.. ^i. .^,-.. che corrisponde con una esattezza notevole al peso massimo normale da me stabilito per questi pezzi che non possono essere considerati come di poso fenicio, perchè almeno alcuni di essi sono coniati in Siria (vedi Hkad, Hist. Nitnt., pag. 761).
64
le probabilità dovevano essere considerati come pasta di dramme seleucidiche, analoghi sotto questo aspetto ai no- minali d'oro dei Tolemei coniati dopo la morte di Arsinoe
Filadelfo (i). Secondo me quindi, il rapporto oio-arg-nto al- meno dagli ultimi anni del III secolo a. C. sino alla fine della dinastia dei Seleucidi era di i : 12 "g.
MONETA DI RAME.
La moneta di rame dei Seleucidi relativamente nume- rosa è costituita per la massima parte di nominali che vanno da un diametro di 21 mill. e di un peso di 7 gr. circa a pezzi di circa 14 mill. di un peso di gr. 2-3,50 la classifi- cazione allo stato attuale delle nostre conoscenze non può essere che ipotetica.
I primi pezzi che portano un contrassegno del valore appartengono al regno di Antioco IV Epifane (175-164) e sono un TerpàyaXxov (2) contrassegnato con x di gr. 16,468 (diametro mill. 27, lavato in un bagno d'argento), un ^^x*^' xov (3) contrassegnato con x (diametro mill. 18) di gr. 8,50 circa ed un y aXxó; (4) contrassegnato x (diam. mill. 18,16) di gr. 4,25 circa. Contemporaneamente sono coniati dai Seleu- cidi nominali di tipo egiziano di un peso di gr. 38.88, 37.25, 29.60 (5) insieme a pezzi di gr. 17.62, 16.78, 14.20 (6) e ad altri di gr. 7.90, 6.42. Si può tentare una classificazione delle monete di bronzo di Antioco IV partendo dai pezzi contrassegnati coi segni del valore, ammettendo che i nominali di rame abbiano un valore proporzionale al loro peso ; in questo caso la mo- neta di bronzo dell'Epifane potrebbe essere classificata come segue (7) :
(r) Vedi pag. 35.
(2) BMC. Seleucidi Kings of Syria, pag, 36, n. 23, p. o. gr 1G.45.
(3) Op. cit., pag. 36, nn. 24-25, p. o. gr. 8.68, 7.71.
(4) Op. cit., pag. 36, nn. 26-30, p. o. 5.44, 5.18, 4.41, 4.00, 3.95.
(5) Op. cit., pag. 38, nn. 42-44.
(6) Op. cit., pag. 38, nn. 45-47.
(7) Questa classificazione ciie può essere considerata come esatta per le zecche siriache dei Seleucidi dei tempi di Antioco IV, non pare possa valere per tutte le zecche e per tutti i successori di questo re.
65
|
Obolo p. n. 34,23 |
= H dramma di rame |
dm. mill. 27 |
|
Tetracalco ^ 17,14 |
= 4 „ |
IH |
|
Dicalco „ 8,57 |
— o |
16-17 |
|
Calco _ 4,285 |
= 1 „ |
14-15. |
Per quanto sia per ora difficile una classificazione pre- cisa della moneta di rame dei Seleucidi possiamo conside- rare come approssimativamente esatta quella che ci risulta dai pezzi di Antioco IV Epifane, facendo corrispondere il ^a^xd? di rame al peso di una dramma e. d. attica.
Il rapporto rame-argento di i : 48 che ne risulta non è lontano da quello tolemaico di i : 40,50.
Il confronto della monetazione di bronzo dei Seleucidi con quella tolemaica del periodo di Cleomene e dei primi anni del Soter ci permette di riscontrare una corrispondenza tra i pezzi tolemaici e quelli seleucidici che fa ritenere come assai probabile la classificazione dei bronzi tolemaici da me indicati a pag. 39.
Da quanto ho sinora esposto risulta che la moneta di rame presso i Seleucidi più ancora che presso i Tolemei era moneta divisionale d'importanza assai scarsa, rappresentata per lo più da ^i^aX^a e ji^olImì II rapporto rame-argento di 1:48 che era molto probabilmente comune a tutte le mone- tazioni dei primi successori di Alessandro ha la sua origine probabilmente nelle monetazioni elleniche più antiche, non in ogni modo in quella attica, perchè in Atene una vera pro- pria moneta divisionale di bronzo pare fosse coniata sol- tanto dopo il 339 (Head, HisL Niim., pag. 376) (i), con pezzi di 19-17 mill. che probabilmente vanno ricollegati coi nomi- nali di Eleusi, nei quali lo stesso Babelon riconosce dei yaAxoi.
Probabilmente lo sviluppo della monetazione di bronzo attica non può avere avuto influenza su quella seleucidica o tolemaica perchè contemporanea o posteriore alle prime emissioni delle monete di Alessandro. Anche pel rame ate-
(i) La moneta di bronzo alla quale accenna Aristofane (Rane 725) ha tutta l'apparenza di essere una moneta a corso forzoso e non una moneta divisionale. In ogni modo sarebbe stata ritirata nei 393 (Ansi. Ecci, 819).
66
niese una classificazione probabile può essere tentata rag- guagliando al i(xX''^6q i pezzi di un peso medio di una dramma di rame.
In ogni modo la coniazione del bronzo che nell'Attica è scarsissima si sviluppò in vari paesi della Grecia prima che in Atene. Così nel regno di Macedonia i nominali di rame la cui coniazione risale ai tempi di Archelao I (413- 399 a. C.) con diametri che vanno dai 20 ai 14 mill. e pesi fra i 7 e i 2 grammi, corrispondono probabilmente, a 2 yjxXvjìi. In generale la moneta di rame manca ovunque di contrassegni del valore: fanno solo eccezione alla regolagli oboli di Metaponto (dopo il 330 a. C.) del peso di 8 e 9 gr., alcuni pezzi seleucidici siciliani e tolemaici. Ma tutti questi casi ci permettono di stabilire con certezza che nei paesi di civiltà greca i pezzi di bronzo devono essere considerati come moneta puramente sussidiaria e che non vi è paese el- lenico dal IV sec. in poi che abbia conservato il rame come moneta vera. I principali appoggi alla teoria del rame mo- neta-merce, erano tratti dall'Egitto e dalla Sicilia: ora tanto per l'una che per l'altra regione la vecchia teoria di Mommsen è completamente caduta ed infatti sarebbe stato praticamente impossibile conservare al bronzo il carattere di moneta vera, quando i metalli preziosi colla relativa loro abbondanza sui mercati avevano finito col perdere gran parte del loro potere acquisitivo. Si può quindi ora con sicurezza affermare che in epoche già molto antiche i soli argento, elettro ed oro insieme od alternativamente, rappresentavano le vere monete antiche. Anzi mentre la coniazione del rame come moneta divisionale è comune a quasi tutti i paesi ellenici, in Atene la serie delle frazioni delle dramme giunge sino al YipTSTap- TYipptov d'argento che fu sostituito dal x'^'kY.6; pare soltanto all'epoca di Alessandro il Grande, tanto era radicato nel po- polo l'abitudine di considerare la moneta come una merce che col suo valore intrinseco garantiva il suo potere acquisito.
Il nominale più basso che si incontra nella moneta di tipo attico è in generale il TSTapTYippiov o ^t/a>./cov, ma come dimostra la monetazione ateniese, seleucidica, tolemaica e chiota del I sec. a. C, ecc., che sono tutte più o meno di tipo attico, ai tempi di Alessandro, il jol\y.qz era certamente
67
coniato in rame come lo dimostra il suo stesso nome. La divisione del x*^^^* *" io dramme di rame è invece proba- bilmente esclusivamente tolemaica (').
E certo che la moneta di bronzo che aveva funzione di moneta divisionale aveva naturalmente un corso ristretto al luogo di emissione. Nei mercati dove si convenivano greci di tutte le regioni come p. es. a Delo, probabilmente le banche raccoglievano il rame che scambiavano coll'argento e coH'oro, probabilmente con un aggio che serviva a pagare il servizio che esse rendevano al pubblico. L'ufficio del cam- biavalute (2) aveva nella civiltà ellenica un'importanza assai maggiore di quella odierna, dato l'ingente numero di stati autonomi che emettevano moneta. A questo proposito si deve dire che mentre conosciamo abbastanza bene le leggi colle quali si effettuava il cambio variabile della moneta divisio- nale y.h[LOi nell'epoca bizantina (3), fatta eccezione per l'Egitto,
(i) Non credo si possono riferire alla moneta attica il passo tratto da Fozio, Script, Meirol.y I, 330; Suida, Script. Metroi., \, 320, è^oXóc 6 tóxoc ti^oi vo}xia|*aTO':, ò^oXòc 8è nap' 'AQfjvatOK; i^ toT' ^(aXxcùv, ó òè x**^- xoùi; ).8TCiù»v éntà-TÒ de TàXavxov toù ÀpYupcou Xttpòjv tóùv vòv/8oaapu>v xaì vofii- 3{iàTu>v òxxòi xal e »^^.. perchè non esistono oboli attici di 6 x*^*o^ ^ non c'è traccia di una divisione del x^^^^C in 7 Xtictà. Come per la moneta Tolemaica le divisioni della dramma attica non dovevano an- dare oltre il mezzo x*^*^^C se pure non si arrestavano al x*^*^- Po- trebbe forse giovare a risolvere le questioni relative alla moneta di rame attica un buono spoglio delle iscrizioni.
(2) Il cambiavalute prende vari nomi xoXXtxTdpto?. àpYt>po{iotpóc, àpYopoicpàtTjc. ecc., vedi p. es. Script. Metroi., I, 307, xoXXtxtdipio?, 6 àp- Yupa}i.oi^ò(; ì^TOt ó «ép(i.a àvrl àp^opioo àXXaoaófxtvo; xpaiitCt'Cf)(:, ò àpYO- poitpàxfj*;. In generale xo^Xu^tCeiv e xtpfxaxt-^ttv sono sinonimi (cfr. Script. Metroi. f I, 306, xtpfiaTiCiiv aòxò tooxBoxi xoXXo^tC«iv). Anche nell' Kgitto pare esistessero banche la cui funzione era puramente quella di cam- biare la moneta: xoXXopioxixal xpanéCat. P. Oxy., XII, 141I, BGU., 74I, BGU., 1053, spesso nel BGU., 1118-1156, P. Hamb , i, C.P.R.I., P. Strasse., 34, PSL, 204. Quantunque non si possa con sicurezza limitare il campo delle uoXXoPioxtxal xpauéCac al cambio delle monete è giusta secondo me la veduta degli editori del P. Oxy., XII, 1419, n. 4, che vedono nelle xoXX. tpait. romane un equivalente delle àjioi^ixol xpanéCoii tolemaiche contrapposte alle xp'HH'-^'''"^*'^*- ^ ttctx*r)pY,xat xpcttiéCai {/\ Oxy.^ XII, 1411. n. 4).
(3) A. Segre, Monete bizantine. Rendiconti dell'Istituto Lombardo, a. 1920. pag. 323.
68
nulla sappiamo di preciso delle leggi che regolavano lo scambio dell'argento e dell'oro in moneta di bronzo in altri paesi. Nelle poche iscrizioni finanziare che si riferiscono al cambio di moneta d'argento p. es. nominali attici e vopi HoCkiy.oi in dramme eginetiche di Delfo si deve ritenere che i cambi si effettuavano alla pari, perchè le oscillazioni dei rapporti ponderali fra le varie specie d'argento sembrano dovuti alla imprecisione delle antiche coniazioni. Certo per piccole somme non si bada a differenze minime di peso che d'altronde anche per le grosse partite sono molto spesso compensate dalla maggior voga dei nominali.
Per es. dalle iscrizioni si rileva che l'argento di Ales- sandro (i) di piede e. d. attico circolava alla pari con quello ateniese nonostante tra i pesi normali i due tetradrammi in- tercedesse una differenza di circa un terzo di obolo. Il da- rico d'oro, il xP^toO; attico e quello di Filippo di Macedonia pare fossero egualmente quotati, quantunque il darico avesse un peso inferiore di circa un quarantesimo agli altri due sta- teri: è anche probabile che qualcosa di simile accadesse coi nominali d'oro tolemaici di peso ridotto rispetto a quelli di peso intiero e di peso e. d. attico. Si capisce come nei cambi la maggior diffusione di un nominale potesse avvantaggiarlo di un poco rispetto a quelli meno in voga, ma si tratta sempre di aggi minimi (2). Sino a che si rimane nel cambio di nominali di uno stesso metallo non si superano mai certi limiti che presso di noi sono chiamati punti dell'oro e che presso gli antichi forse si dovrebbero piii propriamente chia- mare punti dell'argento, data la preferenza che generalmente si accordava dai greci al metallo bianco. Quando invece si doveva scambiare un metallo con un altro subentrano altre considerazioni. Così come ho dimostrato la moneta d'oro aveva presso i Tolemei un valore nominale i2^7i«
(i) Naturalmente sotto il nome di argento di Alessandro si inten- dono anche i pezzi di peso e. d. attico coniati dai suoi successori.
(2) Vedi p. es. l'iscrizione del Tholos di Epidauro, Iscriz. Arg., I, 1485, dove la valuta eginetica in pieno secolo era in corso alla pari con quello attico. Invece per un caso di aggio vedi CIG., 2334, dove le dramme di Tenos a parità di peso con quelle Rodie sono scambiate col 5°/, di perdita, Mommsen, Mannaie Rom., I, 51.
69
volte superiore a quello dell'argento, presso i Seleucidi 12 V^ volte, presso i Siculi probabilmente 12 volte; s'intende quindi che ove esistesse la possibilità di un facile cambio in ar- gento, la valuta tolemaica d'oro doveva essere preferibile a quella seleucidica e siciliana e che naturalmente la maggiore o minore difficoltà del cambio in argento, a parità di condi- zioni, doveva influire sul corso delle varie monete.
In generale, sulla fine del IV sec, filippi, stateri e da- rici correvano alla pari ed equivalevano a io dramme attiche, anche nel II sec. a. C. i differenti rapporti legali fra l'oro e l'argento dovevano creare afflusso di oro e conseguente uscita di merci e d'argento nei luoghi dove questo metallo era pa- gato più caro. E possibile che in questo modo si possa spie- gare la relativa abbondanza di nominali aurei nel regno dei Tolemei rispetto a quello del regno dei Seleucidi e di altre regioni, ma bisogna andare assai cauti in questo genere di deduzioni quando si rifletta che la storia antica non meno di quella moderna è ricca di spogliazioni di popoli vinti da parte dei vincitori. Si può solo affermare che un basso rap- porto fra il valore dell'argento e quello dell'oro coeteris fa- ribiis contribuiva a mantenere uno stok d'oro nel paese, ma la scarsità di nominali aurei nei paesi ellenici non va spiegata tanto colla preferenza che i Greci dimostravano per l'argento, quanto colle spogliazioni metodiche delle quali andarono soggetti i paesi di civiltà greca da parte dei ro- mani dell'ultimo secolo della repubblica. Evidentemente i rag- guardevoli stok di aurei coniati a Roma da Cesare in poi pro- vengono in grandissima parte da spogliazioni di tesori greci.
CAMBIO DELLA MONETA VERA IN MONETA DIVISIONALE.
È probabile che il cambio del rame di una stessa re- gione con l'argento e l'oro fosse effettuato generalmente alla pari a meno che leggi forse di carattere fiscale non stabi- lissero un corso della moneta divisionale un poco diverso da quello nominale {xXkoL^rì) come avveniva presso i Tolemei. Dalle iscrizioni anteriori all' impero non credo che un fatto
70
simile risulti chiaramente in paesi che non siano soggetti al dominio dei Tolemei. E del pari probabile che i nominali antichi di bronzo avessero un corso ristretto a pochi anni in paesi che mutavano di regime e di piede monetario con una certa frequenza. Quanto poi alla valuta di rame straniero è evidente che in generale esso non aveva corso e che il suo cambio portava con sé una certa perdita che andava a beneficio del cambiavalute. Ma in generale la moneta antica non poteva allontanarsi molto dal suo valore nominale rap- presentato quasi interamente dal suo valore intrinseco per- chè l'argento che è quasi sempre la moneta vera per eccel- lenza nei paesi di civiltà ellenica è coniato possibilmente puro con un titolo che va per lo piij dal 96 al 98 '^ ^ ga- rantito per l'eventualità di falsificazioni (monete di piombo e di suberaté), generalmente assai rare, dalle saggiature specie nei pagamenti di una certa entità ù).
Quanto alle monete d'oro, non credo privo d'importanza l'aver dimostrato che almeno dal II sec. a. C. i Seleucidi, le città fenicie e i Tolemei (dal 270-71 a. C.) avevano sta- bilito che lo statere d'oro valesse 25 dramme d'argento. Mentre sinora si era creduto che nell'epoca ellenistica il rap- porto legale fra l'oro e l'argento fosse di i : io i documenti tolemaici rettamente interpretati ci danno modo di stabilire invece un rapporto fra i due metalli assai vicino ad un 1 : 12 Vg il che prova che i romani derivarono l'aureo certa- mente dallo statere ellenistico dei Tolemei e dei Seleucidi e non certamente dai '/^o\j(soX attici e dai pezzi di Filippo e di Alessandro. La imitazione è troppo palese per non essere immediatamente ravvisata: l'aureo ha in origine il peso esatto di V.J2 di libbra e di due dramme ; se subisce qualche leg- giera modificazione nel peso è solo per adattarsi ai rapporti variabili fra i due metalli preziosi che sono a base della mo- netazione romana (2).
A. Segrè.
(1) Vedi p. es. nel CIA.y II, 327, àp^oplou 'AXs^avBpeiou 8oxip,aoTà xàXavxa.
(2) Vedi A. Segrè, Moneta Alessandrina dell'Impero.
FALSIFICAZIONI DI DENARI
DELLA
REPUBBLICA ROMANA
Nell'estate del 1918, durante una mia breve permanenza a Roma, mi vennero offerti alcuni denari della Repubblica Romana, di una certa rarità, che, ad un esame sommario, mi parvero abili falsificazioni, poiché le leggende non corri- spondevano né al tipo né allo stile delle monete cui si ri- ferivano.
Le giudicai falsificazioni imperfette atte a gabellare dei semplici collezionisti, non già degli studiosi che avessero rocchio esercitato sulle monete consolari. Rimasi però col- pito per r imitazione perfetta. Per fattura, qualità del metallo, superficie, patina, in nulla differivano da denari autentici.
Ora la cortesia di un amico (i) che aveva acquistato un certo numero di questi denari sofisticati insieme ad un mi- gliaio di denari comuni ma di ottima conservazione, mi ha permesso di farne un esame attento che mi condusse ai se- guenti risultati.
Si tratta di una quarantina di monete che hanno l'aspetto di denari consolari del tutto normali, di buona conservazione e indubbiamente antichi ed autentici.
Questo aspetto al primo momento mi sconcertò alquanto, perché non potevo fare a meno di dire a me stesso : Se è possibile eseguire con conii moderni monete di tale appa-
(I) L'ingegnere Pietro Gariazzo di Torino che gentiimcnle ha tallo dono degli esemplari stessi alla Società Numismatica Italiana. A nome della Società ringrazio sentitamente.
72
renza in tutto simili alle antiche, come distinguere le mo- nete autentiche da quelle falsificate ?
Ma questa mia meraviglia ebbe breve durata, perchè ben presto mi accorsi che, benché non si vedesse traccia di bulino, un abile, perfetto ritocco aveva contraffatti dei comuni denari facendone risultare denari rari, altri con strane va- rianti, altri ancora con leggende o gruppi dì lettere scono- sciuti.
Come dissi, il lavoro di ritocco è, specialmente in alcuni esemplari, assolutamente perfetto ; con forte ingrandimento, e se si è prevenuti, appena si riesce a vedere una lieve al- terazione della superfice laddove è avvenuto il lavorìo del bulino. Il colore nella località lavorata è perfettamente ac- compagnato col resto della moneta. Però, esaminando alcuni esemplari con ingrandimento e a luce radente, si riesce a distinguere una differenza lieve di colore, una tenue sfuma- tura che corrisponde alle lettere o punti asportati. Questo in conseguenza della compressione più o meno forte del conio a seconda delle parti rilevate o compresse, il che pro- duce un grado diverso nell' aggregazione molecolare del metallo.
Ho già detto, che malgrado la loro onesta apparenza di autenticità, detti denari non possono certo trarre in inganno chi ha famigliarità colle monete in questione per il fatto che, leggende, monogrammi, ecc., non combinano col tipo normale al quale si riferiscono, trovandosi una dicitura riferentisi ad un personaggio su di un denaro che appartiene ad un altro magari di epoca assai anteriore o posteriore.
Credo utile, non solo a titolo di curiosità, ma anche allo scopo di mettere in guardia gli amatori e collezionisti, di il- lustrare alcuni di questi tipi falsificati o per dir meglio con- traffatti.
I (due esemplari). Col denaro di Cneus Lucretius Trio a leggenda CN • LVCR nel rovescio sotto i Dioscuri e TRIO al diritto dietro la testa di Roma (Babelon (i), Liicretia,
(i) Babelon, Monn. de la Rep. Rom. Paris.
73
n. t) fig. I, si è fabbricato un pseudo denaro di Quintus
Fig. I.
Lutatius Catulus (Bab., LiUatia, n. i) togliendo le let- tere N • V • R al rovescio e TRI al diritto; il primo C è stato abilmente tramutato in Q (osservando bene se ne vede la traccia); nel diritto poi l'O di TRIO figura come un simbolo con l'apparenza di una coroncina, fig. 2. La
Fi!
moneta non può appartenere a Q. Lutatius Catulus non solo per il fatto della scoperta sofisticazione, ma perchè in tutto diversa per stile. Basti confrontare la testa di Roma del denaro autentico, vedi fig. 3.
I^'g- 3.
74
2. 11 denaro di Q. Marcus Libo, con Q • MARC al rovescio e LIBO dietro la testa di Roma (Bab., Marcia, n. i) fig. 4,
Fig- 4.
opportunamente lavorato, diventa un denaro a leggenda C . AL riferibile a C. Allius (Bab., Alita, n. 2). Nel di- ritto, con criterio analogo al precedente, si cancella LI O e si ricava dal B uno strano simbolo, fig. 5.
Fig. 5.
3. La stessa leggenda, vedi fig. 4, è trasformata in un'altra: AVR legata in monogramma che vorrebbe rappresentare un denaro di Aurelius (Bab., Aurelia, n. 8) fig. 6.
Fig. 6.
75
4. Pure dalla stessa moneta di Q. Marcius Libo è ricavato il seguente denaro con Q . L • C sotto i Dioscuri, fig. 7.
Fig. 7.
Il lavoro è buono; si osservi però lo sforzo per ottenere la lettera L restando Q e C invariati. Si distingue per il tipo, vedi fig. 3.
5 {sette esemplari). Comuni denari di C. Valerius Flaccus (Bab., Valeria, n. 7) con leggenda al rovescio: C • VAL • C • F • in basso e FLAC in alto, fig. 8 sono trasformati
Fi-. 8.
in fantastici denari di Allius e C. Allius togliendo parte della leggenda in basso e FLAC in alto, fig. 9 e io. La
Fig. 9.
Fig. IO.
76
contraffazione è assurda portando i denari autentici (Bab., Alita, n. i e 2) i Dioscuri nel rovescio e non la Vittoria in biga, tipo questo assai posteriore.
6. Si comprende che il falsario aveva spiccata simpatia per il nome di Allius perchè opera una quarta trasforma- zione in suo favore, riducendo il denaro di Caius Ante- stius con C • ANTESTI al rovescio e cane corrente al di- ritto dietro la testa di Roma (Bab., Antestia, n. 2), fig. 11,
Fig. II
in un altro tipo di Allius (Bab., Alita, n. i). Nel diritto il cane, con metamorfosi degna di Ovidio, si trasforma in una specie di coppa, fig. 12.
Fior. 12.
7. Riduzione, sempre collo stesso sistema, di un denaro di C. Plutius (Bah.. Fluita, n. i). fig. 13, in uno di L. Itius
77
'Bab., Itia, n. i), fig. 14. Anche in questo caso la con-
Fig. 14.
trafifazione è assolutamente ridicola, dato lo stile barbaro del denaro di C. Plutius in confronto al normale stile romano dell'autentico denaro di L. Itius, fig. 15.
Fig. 15.
8 [quattro esemplari). Per costruire il raro denaro di M. Au- fidius (Bab., Atifidia, n. i) è stato scelto quello di L. Antestius Gragulus (Bab., Antfistiay n. 9), fig. 16. La
Eig. 16.
leggenda al rovescio è stata opportunamente cambiata in M • AVF, creando una M a spese di due gambe di ca-
78
vallo. Si osservi che le gambe dei cavalli nella pseudo Aufidia sono 6 anziché 8, fig. 17.
Fig. 17.
La figura 18 rappresenta un denaro con iscrizione ME le- gati in monogramma ma, che dovrebbe riferirsi a un Metellus (Bah., Caecilia, n. i) con quadriga invece dei Dioscuri. Si tratta invece della comunissima moneta di P. Maenius Antiaticus (Bah., Maenia, n. 7) con leggenda alterata, fig. 19.
Fig. 18.
Fig. 19.
Credo inutile consumare altro spazio per illustrare altre falsificazioni sempre dello stesso genere; mi limiterò ad enun- ciarle semplicemente :
10 (due esemplari). Una strana fantastica leggenda: CARISI
{sic) tratta dal denaro di C. Aburius (Bab., Aburia, n. i).
11 {sei esemplari). Varianti di S. Afranius (Bab., Afrania,
n. 2) con S • AFRA all'esergo sotto ROMA. Non è che il denaro di Baebius Tampilus (Bab., Baebia, n. 12).
12 {due esemplari). Denaro con AVR in monogramma, ridotto
dal denaro di Garbo (Bab., Fapiria, n. 7). 13. Denaro con la Vittoria in biga, sotto A. È quello di Sa- ranus (Bab., Atiliay n. i) tolte le lettere S ed R.
79
14- Altro denaro di L. Itius ricavato da M. Atilius (Babelon,
Attila, n. 9). 15. Denaro con leggenda A • RI (?) Alterazione di C • ÀBVRI.
Infine alcuni altri denari con lettere insignificanti e fan- tastiche ottenute sempre mutilando leggende di denari comuni.
Per imbrogliare maggiormente la matassa tra i detti denari ve ne erano alcuni abbastanza rari ed autentici : due di Itius, uno di Aufidius, due con testa femminile sotto i Dioscuri (Bab., Horatia, n. i).
* *
Come si vede l'opera dei falsari è indefessa e non si raccomanderà mai abbastanza di mettersi in guardia e di stare al corrente di ogni nuova mistificazione. È appunto con questo criterio che ho illustrato uno degli ultimi pro- dotti in materia di falsificazioni.
L'arte di contraffare monete autentiche per trarne va- rianti o addirittura monete rare da monete comuni non è certo di oggi, ne di ieri. Anche in tempi lontani e forse più di oggi, questo sistema di contraffazione è stato in onore. Antiche e rinomate raccolte pubbliche e private ne sono più o meno inquinate, ed una revisione attenta di certe raccolte da lungo tempo abbandonate e sepolte nei musei, non solo farebbe risultare che la mia opinione non è errata, ma senza dubbio, riserverebbe molte sorprese in materia di falsificazioni.
Per quanto riguarda le monete cosidette consolari, colgo l'occasione per raccomandare che i conservatori dei musei e i collezionisti abbandonino una buona volta l'antiquata ed illogica classificazione alfabetica, o come suol dirsi, per fami- glia. Se Tordinamento cronologico preconizzato da Goltz e desiderato dal Cavedoni d) fin dalla metà del secolo scorso, presentava difficoltà allora, bisogna riconoscere, che dopo gli studi e le ricerche del Salis, Bahrfeldt, Grueber, Hill, ecc., oggi l'ordinare cronologicamente le monete della Repubblica
(I) Cavedoni, Ragguaglio storico archeologico citi precipui riposti- gli, ecc., prefazione pag. 9.
8o
Romana riesce sufficientemente agevole. Valga l'esempio del catalogo del British Museum compilato dal Grueber (^i) che, salvo qualche lieve modifica in rapporto a studi ulteriori, si può considerare perfetto come base.
Col metodo di classifica per famiglie, essendo impossi- bile avere sottocchio le monete contemporanee di date epo- che, si può incorrere precisamente nel pericolo di essere ingannati da monete abilmente contraffatte del tipo delle suddescritte.
Basterà invece, mettere una di esse tra quelle che do- vrebbero essere contemporanee, perchè l'occhio più malde- stro riconosca subito, dalla fattura, dallo stile o dal tipo, un anacronismo palese.
Febbraio, 1920.
Pompeo Bonazzi.
(i) Grueber, Coins of the Roman Republic in the Brithis Miiseum.
L GROSSO AUTONOMO DI COMO
Rileggendo attentamente l' interessante opuscolo del compianto numismatico, dott. Solone Ambroscli, L'Ambro- sino d'Oro (J), argomento da me già trattato (2)^ e sul quale ho intenzione di ritornare, mi vien fatto di rilevare una nota la cui importanza mi era altre volte sfuggita. Si tratta pre- cisamente della nota (3) nella quale si espone che nel ripo- stiglio di Cameri (Novara) ed in quello bergamasco i quali non possono essere, come è stato luminosamente dimostrato, posteriori alla metà del secolo XIV, si è trovato il grosso autonomo di Como (fig. i), attribuito dal Friedlaender alla breve Repubblica Abbondiana del 1447-48, e, malgrado i serii dubbi del Caire e dell'Ambrosoli (4), fino ad ora dai numismatici ritenuto per tale.
Or bene, per questa circostanza, e per altre ragioni che andrò esponendo, con " buona pace del tedesco autore „ come ben diceva il Caire " non solo il fatto sembra poco ** probabile „, ma sono arrivato alla persuasione che il grosso autonomo non possa essere stato coniato sotto il governo popolare del 1447-48.
L'argomento dei ripostigli è dei più serii e dovrebbe sempre far pensare gli studiosi; è impossibile che si riscon- trino anomalie, e se a tutta prima queste sembrano esistere, andando in fondo alla questione si potranno trovare cose nuove; anomalie mai. Parliamo un po' del nostro grosso.
È mia abitudine limitarmi ad un campo assai ristretto di studi, a quello che per ragioni speciali di località e, dirò.
(1) L* Ambrosino d'oro (ricerclie storiche numismatiche). Milano» tip. editrice !.. F. Coghati, 1897 (estratto del volume: Ambrosiana, scritti varii pubblicati pel XV Centenario della morte di S. Ambrogio.
(2) Rivista Italiana di Numismatica, 1912, pag. 203.
(3) ^P- <^i^M L' Ambrosino d'oro, pag. la e 13, nota 2".
(4) GaMteita Numismatica, Como, 1881, pag. 47 e i88a, pag. 85.
82
di simpatia, si presenta più indicato ; e, per quanto le mo- deste cognizioni lo permettono, approfondirlo.
Como (la cui zecca abbracciava sotto la sua giurisdizione anche il caro mio paesello natale) per il grande interesse delle sue vicende storiche ed artistiche, delle quali magnifici campioni ci sono rimasti, ebbe sempre per me un fascino particolare, e le sue, non molte, ma interessanti monete, fu- rono da parte mia oggetto di costante studio ed osservazione.
Orbene, confesso che al mio sguardo il grosso auto- nomo, così interessante per sé stesso, ha sempre avuto un non so che di speciale, una fisionomia particolare, per il che ebbi come la sensazione che non fosse al suo posto. Troppa differenza presentava con quello della Repubblica Ambro- siana del 1447-50; un regresso artistico anziché un progresso su quello di Franchino II Rusca (1408-12) (fig. 3) che pure era la copia perfetta del grosso di Giangaleazzo Visconti per Milano (1378-1402) (fig. 4) : ma pur sotto questa sensa- zione non riuscivo ancora a fermarmi su qualche cosa di positivo, e mi domandavo perchè solo questa moneta non aveva, come le altre, corrispondenza in quelle milanesi.
Una circostanza, che per se stessa non avrebbe alcun interesse, ne acquista invece messa in relazione con le altre. Qualche anno fa trovai assieme, in una cittadina nelle vici- nanze di Como, due monete d'argento talmente ed ugual- mente ossidate di nero che sembravano coperte di pece e quasi irriconoscibili; certamente queste due monete dovevano aver passato assieme dei secoli I ripulitele, una di esse era il nostro grosso autonomo, l'altra il grosso di Azzone Vi- sconti per Milano; entrambi della medesima buona conser- vazione.
Colla mente sotto queste impressioni rilessi le note del Caire e dell'Ambrosoli ; fu una rivelazione! ecco il motivo, dirò così, della mia diffidenza, ecco il motivo della compa- gnia secolare dei due grossi suaccennata, ecco perché il grosso di Como si trova nei ripostigli di Cameri e di Ber- gamo, che non possono essere posteriori della metà del se- colo XIV: perchè é stato coniato precisamente prima di que- st'epoca; invero confrontandolo colle monete di Azzone Vi- sconti (1335-1339) risulta luminosamente come sia stato co-
83
niato contemporaneamente o quasi al suo mezzo grosso (fig. 2); lo giudichi dalle illustrazioni il cortese lettore. La figura del Santo, le lettere singolarissime, tutto insomma di- rebbe che i due conii vennero incisi dalla medesima mano.
Fig. I.
Fig. 2.
Fig. 3-
''A- }■
84
E come ciò? Mi mancano il tempo ed i mezzi per poter far ricerche particolareggiate, e d'altronde in questo campo è sempre arduo trovare la documentazione perfetta, ed il più delle volte si deve fermarsi ad induzioni.
Può darsi che il grosso autonomo sia stato coniato prima che Azzone assumesse la Signoria della città di Como, dopo aver scacciato Franchino I Rusca (1335) lasciando un mo- mento r illusione ai comaschi d'aver ricuperato l'autonomia comunale; oppure subito dopo l'immatura sua morte (1339) allorché la Signoria della città passò agli eredi dei Visconti, che però non si curarono di battervi moneta (0; quello che è certo si è che, per le suesposte circostanze e ragioni, cor- roborate dal confronto delle monete, non vi ha dubbio che il grosso autonomo fin qui dato alla Repubblica Abbondiana del 1447-48, debba essere riportato a mio avviso indietro di oltre un secolo, verso l'epoca della Signoria di Azzone Vi- sconti, e per ora sotto la seguente denominazione : Moneta autonoma della prima metà del secolo XIV.
Torno (Como), agosto 19 19.
Pietro Tribolati.
(i) Solo nel 1408 venne riaperta la zecca allorché la città di Como passò di nuovo alla famiglia Rusca (Franchino II) precisamente all'epoca del dissolvimento del ducato di Milano per opera del malgoverro di Giovanni Maria Visconti.
Tessere di Savoia inedite o corrette
Come contributo alla pregiata opera di Vincenzo Promis sulle Tessere di Principi di Casa Savoia o relative ai toro antichi Stati (i) ho il piacere di presentare ai lettori della Rivista due tessere molto interessanti.
La prima che io ritengo inedita, venne coniata a ricordo del matrimonio di Emanuele Filiberto duca di Savoia, con Margherita di Francia, duchessa di Berry, avvenuto nel- l'anno 1559.
Porta nel campo del diritto lo stemma inquartato di Sa- voia, con la corona ducale e col collare dell'Annunziata sul quale è ripetuto quattro volte il motto: FERI, ed in girci la leggenda esplicativa del motto stesso, cioè: FORTITVDO • ElVS - RODVM • TENVIT.
Nel campo del rovescio sono raffigurati due guerrieri che si appoggiano alla lancia con la mano sinistra e con la destra sostengono un giglio fiorito. Sopra lo scudo di Francia entro contorno a cartocci, fra i segni zodiacali di Marte e di Venere. Ai piedi del guerriero di smistra vi è un piccolo
(1) Torino, 1879.
86
toro ed un gallo è ai piedi del guerriero di destra, all'esergo due rami d'alloro intrecciati. Attorno la leggenda: GALLIA- FORTIT per Galliae Fortitudo.
Data l'allusione del toro al Piemonte e del gallo alla Francia, completata dai simboli di Marte e di Venere troppo chiara risulta Tallegoria, che non ha quindi bisogno di ulte- riore spiegazione.
La seconda tessera è illustrata dal Promis al n. 8i del- Topera citata, ma in modo non esatto, forse per la cattiva conservazione dell'esemplare da lui studiato.
È stata coniata nel 1558 in onore di Michele Borgarelli da Poirino, consigliere del re di Francia, dalla Camera dei Conti di Piemonte e Savoia.
Mentre in quella riportata dal Promis la leggenda del diritto è trascritta così :
MIC • B&ARL POD- IVAR • 9DNS • E • COS cioè: Michael Burgarellus Podiovarini Condominus et Consiliarius — nel- l'esemplare da me riprodotto in figura si legge chiaramente R • COS • in fine di leggenda, cioè : Regiiis Consiliarius.
Nel rovescio è perfettamente uguale a quella pubblicata dal Promis, cioè porta entro ricca corona d'alloro e di fiori la leggenda in 7 righe : • LACH — AMBRE • - • DESCOMP — TESDEPIE — DMONTET — SAVOIE • - 1558, con sopra una piccola crocetta.
Torino, novembre 1919.
Emilio Bosco.
I
IL CARDINALE LAMAKMORA
E LE ZECCHE DI
CREVACUORE e MESSERANO
PARTE SECONDA (1)
BIBLIOGRAFIA
Adriani (G. B.). — Lettere e monete inedite del secolo XVI appartenenti ai Ferrerò Fieschi, antichi conti di Lavagna e marchesi di Messerano, iltustrnte con nuove annotazioni. Torino, Fontana, 185I (2 varianti di Promis, VI, 11, colla data 1572 e una variante di Promis, IV, 6, ed è tutto).
Ambrosoli (dott. Solone). — Di un singolare cavallotto al tipo bellinzo- nese in R. L N,, 1896, pagg. 435-446 (cavallotto anonimo, che però egli attribuisce alla zecca di Messerano dal motto Non nobis, ecc., del diritto, quantunque il rovescio abbia S. Martinus Episcopus, giacché questo Santo lo troviamo anche in un testone di Ludo- vico II Fieschi, edito da Vincenzo Promis e in un altro di Pier Luca II, edito dal conte Papadopoli).
Ansberoer (D*). — V. D'A.
Argelati (Filippo). De Monetis Italiae, vmriorum illusttium virorum Dis- sertationes. Milano, 1750-59, 6 Tomi, con tavole e figure nel testo.
Beeldenaer of te figuer hook dienende op te nieuve ordonnantie van der munte, ecc. Aja, 1608, in-4 (pag. 25, Ludovico II Fieschi, dalle Ta- vole sinottiche di V. Promis).
Bellini (ab. Vincenzo, f 1783). — De Monetis Italiae Medit Aevi hacttnus non evulgatis. Dissertazione prima, alquanto varia dalle susseguenti e meno corretta, in-4. Ristampata in Argelati, Tonio V.
Idem. — Idem. Disscrtationes quatuor, volumi 4. Ferrara, 1755-79, in-4* Vedi Tomo 3», tav. VI, n. i, Ludovico II e Pier 1.! : 1' « ^ 'i ;
(1) Vtdi pane prima tlN, a. XXXII, acconda «erir, 4 » irimeatre, i^iq, pagg. ai9-39Q
88
Tomo i», pag. 50, n. 3, Ludovico II Fieschi ; Tomo 2°, pag. 60, n. i, Lud. II Fieschi; Tomo 3°, tav. VI, n. 2, Lud. II Fieschi; Tomo I, pag. 50, n. 1-2, Pier Luca Fieschi.
Berg (Adam). — Neu mùntz biieck. Miinchen, 1597 (riporta monete di Messerano, come può vedersi nelle Tavole sinottiche di V. Promis).
Billon d'aur et d'argent de plusieurs royaumes, etc. Gand, 1552, in-12 (pagg. 24, 37, 50, 158, Ludovico II Fieschi. dalle Tavole sinottiche di V. Promis).
Bollettino Italiano di Numismatica, 1909. — v. Cunietti.
Idem, 1911. — V. Bosco.
BoRELLi (Gio. Battista). — Editti antichi e nuovi dei Sovrani principi della R. Casa di Savoia, delle loro tutrici e dei Magistrati di qua dai monti. Torino, 1681, in-fol., fig. (pagg. 324, 327, 329, Fr. Fil. F. F. ; pagg. 355. 356, n. I, 3, 4, Paolo Besso F. F. ; pag. 365, Paolo Besso F. F. ; pagg. 355, 356, n. 2, Carlo Besso F. F.).
Bosco (ing. Emilio). — Torino. Attribuì a Pier Luca Fieschi una falsi- ficazione in rame del testone bellinzonese in Boll. It.di Num., 1911, pag. 67.
Brambilla (Camillo). — Alcune annotazioni numismatiche. Pavia, 1867, in-8 (tav. ann., n. 11, Ludovico lì Fieschi, dalle Tavole sinottiche di V. Promis ; n. 12, attribuito a Francesco Ludovico Ferrerò Fieschi, principe (1667-85), come rilevasi dalla R. 1. N., 1918, pag. 127, ove è detto trattarsi di un quattrino del tutto simile a quello pubblicato ivi dal Cunietti, salvo che nel diritto invece di LAETA . BEAT . PAX reca ALIS TEGIT).
Idem. — Altre annotazioni numismatiche. Pavia, 1870, in-8 (pubblicò ' qualche altra moneta).
Bullettino di Numismatica Italiana. — Firenze, anno li, 1867-8, v. Caucich; anno III, 1868-9 (pubblicò una moneta inedita, posteriormente alla Memoria di D. Promis. Forse fu lo stesso Caucich, che infatti con- tribuì qualcosa di Messerano all'annata III, ma non ho potuto ve- dere questa ormai vecchia pubblicazione).
Carli-Rubbi (conte Gioan Rinaldo). — Delle monete e delle istituzioni delle zecche d'Italia sino al secolo XVII. Mantova, 1754.
Carte on liste contenant le prix de cìiacun niarq^ etc. Anvers, 1627, in-4 (pagg. 45» 74» Ludovico II Fieschi ; pagg. 224, 229. 236, 250, 270, 280, 285, Fr. Fil. F. F. dalle Tav. sin. di V. Promis).
Caucich (A. R.). — Monete inedite, corrette o rare. Masserano, in Bul- lettino di Numismatica Italiana, anno II, n. i. Firenze, novembre dicembre 1867, pag. 5, tav. I, n. 2, Paolo Besso F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis (pubblicò anche qualcosa di Messerano nello stesso Bull, di Num. Ital., anno 111, n. a, pag. 17, variante dello scudo di Paolo Besso, Promis, XII, i e non so se altro, non avendo avuto modo di vedere tale antica pubblicazione).
89
Ciani (nob. dott Giorgio, di Trento, /- 13-1-17). — (pubblicò due mone- tine in R. I. N., 1896, pagg. 76-78 : la contraffazione anonima d'un quattrino del doge Marino Grimani, con S. Teonesto e nel rovescio il motto NON NOBIS D... che assegna a Francesco Filiberto, e la contraffazione pure anonima della gazzetta veneta del 1570, con FACTVS • MAIOR • VEHITVR invece di Sanctus Marcus Venetus, che il Ciani attribuisce alla zecca di Messerano perchè sarebbe il pezzo da 6 quattrini che Francesco Filiberto contraffaceva a quelli di Venezia, la gazzetta valendo 2 soldi, ossia 6 X 4 = 24 denari, come ricorda D. Promis, pag. 106).
Corpus Nummorum Itaiicorum. — (il volume II, uscito nel 191 1, include la zecca di Crevacuore, pagg. ai8 a 220 e la zecca di Messerano, pagg. 296 a 357 e pag. 497).
CuNiETTi-CuNiETTi (ten.-col. barone cav. Alberto). — Roma (pubblicò in Boll. hai. di Num. e di Arte della Medaglia, dal 1906 al 191 1, alcune varianti di Messerano).
Idem. — (pubblicò in R. I. N., 1909, pagg. 474-8, dalla collezione Luigi Cora di Torino, un tirolino di Crevacuore, anonimo dei Fieschi, e due varianti di monete già conosciute di Messerano : il doppio giulio contraffatto da Francesco Filiberto e uno scitdo o tallero di Paolo Besso, imitato a quelli di Casale).
Idem, col modificato cognome Cunietti-Gonnet. — (pubblicò in R. 1. W 1918, pag. 127 un quattrino-. LAETA . BEAT . PAX, testa a de- stra, cerchio lin., rovescio . SI . ROSTRO . FERIT, aquila spiegata con la testa a sin., e. Un., che attribuì a Francesco Ludovico Fer- rerò Fieschi, principe (1667-85) e alia zecca di Messerano).
Damoreau. — Traile des négociations de banque et des monnaies etran- gères. Paris, 1727, fol. (tav. I, pag. 176, n. 5, Ludovico II Fieschi; tav. II, pag. 176, n. 20, Fr. Fil, F. F., dalle l^av. sin. di V. Promis)
D'Ansberger. — (tavole di monete, menzionate dal Viani nelle sue an- notazioni al manoscritto del card. Lamarmora).
Demole (E.). — Monti, inéd. dans le livre de Zuric/i (citato dal Corpus al n. 15 di Paolo Besso ; è il suo Monnaies inedites d'Italie, Bru- xelles, 1888?).
Documenti inediti: Tra le lettere di Gaetano Marini, bibliotecario della Vaticana scritte tra il 1777 al 1790 al celebre G. A.Zanetti e pub- blicate nel 1916 a Roma da Enrico Carusi, scrittore della Biblio- teca Vaticana, ve ne sono alcune con cui il Marini manda all'amico dei documenti sulle zecche di Messerano e Montanaro. Il chiaris- simo Ercole Gnecchi, nella R. 1. N., 1916, pag. 421, scriveva : ** Di ** queste zecche non vi è traccia nell'opera dello Zanetti. Se ne • troverà probabilmente tra i numerosi suoi mss. che da tempo " giacciono inediti e dimenticali e che forse presto vedranno la ** luce ,.
90
Documenti Visconieo-Sforzeschi per la storia della secca di Milano, pub' blicati da Emilio Motta in R. l. N. (1893, 1896), vi trovo i seguenti accenni alle zecche di Messerano e Crevacuore :
39 XII 1519, Novara. — Scuti novi de ... Messerano (i) L. 4 s. 2 d. — ; Testoni (di Messerano) da s. 16 dané 3 l'uno s. 15 d. 6; Grossi (di Messerano) da s. 7 dané 3 l'uno s. 7 d. — .
15 IX 1522, Pavia. — Divieto d'importazione e spendizione delle monete delle zecche forestiere di ... Crevacuore ... Messerano ....
I X 1524, Milano. — Bando " dei dinari appellati da cornoni dui, sive da Cavatoti tri fabricati ne la cecha di ... Misserano ... quali pen- sandosi non fosseno fatti in le ceche predicte per la varietate nova del stampo, se spendevano per s. 20 e ale volte per grossono i per caduno „.
19 II 1527, Milano. — " et anchora sono comparsi de dicti denari (gros- soni) da s. 17 fabricati ne la cecha de Messerano, quali hanno da uno canto una Aquila, et da l'altra uno homo armato in pede . . . . valeno solum s. 7 per caduno „. Di nuovo si bandiscono le monete, tra altre, di Crevacuore e Messerano.
31 I 1530, Milano. — Bando delle monete, tra altre, di Crevacuore.
I III 1530, Milano. — Bando delle monete, tra altre, di Crevacuore.
Dotti (E.). — Tariffa .... secondo l'ordine seguito dal Corpus Nummo- rum Italicorum, voi. 2*. Milano, U. Hoepli, 1913 (è quello che in- clude Crevacuore e Messerano).
DuvAL et Froelich. — v. Monnaies, etc.
Erbstein. — (citato dal Corpus al n. 74 di Francesco Filiberto).
Ferrara (Franc). — Esame storico critico di Economisti (Ter. U. T. E., 1890) (contiene considerazioni economiche sulle monete di queste zecche, voi. II, parte i*, pag. 336, nota 2).
Ferrerò (Gio. Stefano, vesc. di Vercelli). — Sancii Eusebii Vercellensts Episcopi et Martyris ejusque in episcopatu successorum viice et res gestce. Vercelli, 1609, in-4 (riproduce a pag. 129 la moneta, Pri-mis. IV, 6 o una sua variante). Una prima edizione di quest'opera porta la data, Roma, 1602.
Fioravanti. — Antiqui romanorum pontificum denarii. Roma, 1738, in-4 (pag. 263, Ludovico II Fieschi e Pier Luca Fieschi, dalle Tav. sin. di V. Promis. Ma F . IO come è in dette Tavole stampato e che corrisponde alla suddetta opera, è un errore per F'II cioè il Fio- rino d'oro illustrato, del Vettori).
Fiorino {II) d'oro antico illusirato. Discorso di un accademico etrusco. Firenze^ MDCCXXXVIII, nella stamperia di S. A. R., per i Tartini e Franchi, v. Vettori.
Frova (Filadelfo Libico). — Lettera al can. F. I. Fileppi. Venezia, 176 1 (riproduce nel frontispizio una variante di Promis, IV, 9 e il IV, 6).
(i) Anteriore al 1521, cioè del periodo anonimo dei Fieschi, esiste uno scudo d'oro del sole {Corpus, Messerano, n. 5).
91
Gazzetta Numismatica. — Como, 1881, anno I, v. Miari. Idem. — anno I e IV, v. Rossi.
Gradhnigo. — Lettera su quattro monete dei secoli di mezzo. Venezia. 1758, in-8 (il n. 2 della tav. II, Crevacuore). — Indice delle monete d'Italia raccolte ed illustrate dal fu monsignor G. A. Gradenigo ve^ scovo di Ceneda (il n. 60 della tav. VI, Crevacuore); dalle Tav. sin. di V, Promis. Grillo (Guglielmo). — Contributo al Corpus Nummorum Italicorum., in Riv. Hai. di Num., 1914, fase. 364, pag. 365 (In questo articolo, del gennaio 1914, vi sono le seguenti varianti e una moneta nuova spettanti alla zecca d» Messerano :
Anonime dei Fieschi : la contraffazione finora inedita d'una mo- raglia modenese con MO ' NOV • C ■ M • C nel diritto e S. GER- MANVS nel rovescio e un sesino contraffatto a quelli di Milano;
Pier Luca Fieschi: due testoni;
Filiberto F, F. : due contraffazioni di Milano e un quarto con grande F;
Besso F. F. : tre quarti, due soldi^ il quattrino papale t la contraf- fazione di Lucerna ;
Francesco Filiberto F. F. : la contraffazione veneta e due quat- trini col busto a destra e la leggenda FRANCISCVS nel diritto e rispettivamente NON " NO ' DO * SED ' NO ' TVO " D • GL e SALVS NOSTRA nel rovescio attorno alla croce ;
Paolo Besso F. F. : quattrino contraffatto a quelli di Milano ;
Anonime degli ultimi F. F. : quattrino del leone di S. Marct» colla leg-enda FACTVS ' MAIOR ' VEHITVR nel diritto e DILIGITE IVSTITIAM nel rovescio.
E' da osservare che il primo dei due suddescritti quattrini di Francesco Filiberto, dato come inedito dal Grillo, era già stato pub- blicato in un oscuro giornale di provincia. V Eco dell'Industria di Biella, del 15 novembre 1885, ^^ Cesare Poma, sotto il titolo: Di una monetina inedita della zecca di Messerano. HoFFMANN. — Alter und neuer miinz-schlussel. Norimberga, 1692, in-4 (tav. xii, xiv, xvii bis, xlììì bis — Ludovico II Fieschi; tav. xxvii bis, XLviii, xLviii bis — Fr. Fil. F. F., dalle Tavole sinottiche di V. Promis). JoACHiM (Johann Friedrich). — Das neu eròfnele Miinzcabinet, eie. No- rimberga, 1761, in-4, a spese di Giorgio Bauer (tav. xxx, n i — Carlo Besso F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis). KoEHLER. — Historische mùnz-belustigung. Norimberga, 1729-50, voi. 22, in-4 (tav. ix, pag. 113 — F'r. Fil. F. F. ; tav. xxii, pa^. 17 Paolo Besso F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis). KuNZ. — Miscellanea numismatica italiana. Venezia, 1867, in-tì (lav. ami.,
n. 10 — Fr. Fil. F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis). Lamarmoka (Cardinale). - Memorie relative alla zecca e monete di .Messe- rana e Crevacuore battute dai Fieschi e Ferrerò Fieschi — MS drl- PArchivio Lamarmora, palazzo Lamarmora, Biella-Piazz>
92
LiTTA (PoMPEOj. — Il fasc.o dei Ferrerò in Fani. Celebri Italiane. Milano, 1841 (Le monete incise dal Litta gli furono comunicate dall' insigne Domenico Promis, come questi ricorda nella prefazione alla sua propria opera).
Loopliede handboucxkin. Gand, 1546, in-12 (pagg. 90, 106, 185 — Ludo- vico II Fieschi, dalle Tav. sin, di V. Promis).
Maestri (Augusto). — Zecca di Messerano, doppia d^oro inedita del prin- cipe Paolo Besso F. F. Modena, tip. G, Ferraguti, 1915, in-8, pag. 9, ed. di 100 es. fuori comm. (è una contraffazione del 1631 circa, colla leggenda P ■ FER "MA' IDUX " AC • S ■ R ' E • P ' >^ V e al rovescio AV ' MO " DV ' FLOR ritrovata a Spilamberto (Mo- dena) nell'aprile 1915).
Manuael of liiste naer de welche de ivissel-bancken, etc. Aja, 1630, in-4 (pag. 29 — Fr. Fil. F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis).
MiARi (conte). — (Pubblicò qualche moneta di queste zecche in Gaz- zetta Numismatica, anno I, Como, 1881).
Molano (?) Giovanni. — De Historià SS. Imaginum. Lovanio, 1594 (ci- tato da Zanetti, III, 205-6 -iccome menzionante le monete di Mes- serano con S. Teonesto)
Mowiaies en argent du Cabiiul de Vienne (Dnval et Froelich). Vienna, 1769, in-fol., 2.* ediz. (pag. 468 — Fr. Fil, F. F. ; pag. 469 — Paolo Besso F. F.; pag. 469 — Carlo Besso F'. F., dalle Tav. sinottiche di V. Promis).
Monnaies en or du Cabinet de Vienne (Duval et Froelich). Vienna, 1759, in-fol. (pag. 260 e suppl. 74 — Besso F. F.; pag. 260 — Fr. Fil. F. F. ; pag. 260 — Paolo Besso F. F. ; supplemento 74 — Fr. Lud. F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis).
MoREL Fatio. — Imitations ou coìitrefa^ons de la monnaie suisse. Zu- rigo, 1862 (tav. II, n. II — Besso F. F. ; tav. II, n. 12 — Fr. Fil. F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis).
Idem. — Monnaies inédites de Genève et imitations italiennes, Zurigo, 1866, in-8 (tav. ann., n. 4 — ma l'attribuzione a Fr. Fil. F. F. non è sufficientemente provata ; dalle Tav. sin. di V. Promis).
Idem. — V. Revtie Numismatique belge.
Motta (Emilio). — v. Documenti visconteo-sforzeschi.
Muratori (Lud.-Ant.). — De Moneta sive jure cudendi numnios in An- tiquitates lialicae Medii Aevi; Diss. XXVII, T. II, Milano, 1739, con disegni, ecc.
Museum Nummarium Milano- Viscontianum hoc est quod vir illustris atque nobilissimus Gisbertus Franco de Milan-Visconti, ex antiquis- sima Vicecomitum mediolanensium progenie ortus, Liber Baro S. Rom. Imperli Germanici, Dynasta Hinderstenii, Valdhusii, Bylen- veldae, Rosweidoe, Reyerskopii, Lictenbergae, veteris Rheni, et Kej^kopii, Supremo Procerum Trajectinorum Senatui ab actis, et Consiliis rei. rei. Incredibili studio et opera nec mmori sumptu a maio-
93
ribus suis, avo et patre, apparatum servavit et locupletavit — Trajecii ad Rhenum apud Bartolonieum Wild, MDCCLXXXII (opera menzionata dal cardinale Lamarmora a pag. 153 delle sue memorie^ che ne vide una copia nel 1800 circa in Casale presso il marchese Mosòi di Merano).
Ordonnance du Roy sur le descry de monnoyes de billon ètrangères. Lyon, 1578 (citata da D. Promis a proposito di V. 9 e V, io — ma resta dubbio se tratti direttamente di queste due monete oppure di quelle di cui desse sono imitazioni).
Ordonnance du Roy sur le faide et règlentent general de ses monnoies. Paris, 1615, i""8 (pagg' 93-94 — Fr. Fil. F. F., dalle Tav. sinottiche di V. Promis),
Ordonnance pour les changeurs (o Ordonnances et instruction?) Anvers, 1633, fol. (pagg. 37, 66, 206 — Ludovico II Fieschi ; pagg. 189, 193, 198, 210, 217, 224, 229 — Fr. Fi'. F. F., dalle Tav. sin. di V. Promis).
Papadopoli (conte sen. comm. Nicolò). — (Pubblicò 16 monete di Mes- serano e Crevacuore in R. 1. N., 1896, faso. 3.°).
Placcard du roy sur le reglement de ses monnoyes. Anvers, 1644, in-4 (pag. 36 — Ludovico li Fieschi, dalle Tav. sin. di V. Promis),
Plantino, 1575 (in una sua opera intitolata.... menziona le monete di Messerano con S. Teonesto, a detta dello Zanetti, III, 205-6).
Poma (Cesare). — Di una monetina inedita della zecca di Messerano nel- VEco dell'Industria di Biella, 15 novembre 1885 (E* il quattrino ri- pubblicato recentemente, come inedito, da G. Grillo, R. I. iV., 1914, Contributo al Corpus, n. 94).
Idem. — A proposito della zecca di Messerano e di alcuni punzoni di monete sconosciute (/?. /. N., 1918, fase. 3-4).
Promis (Domenico). — Monete delle zecche di Messerano e Crevacuore dei Fieschi e Ferrerò. Memoria. Torino, 1869, in-4 (Nella prefazione av- verte che per le incisioni si valse anche degli esemplari della col- lezione Lamarmora).
Promis (Vincenzo). — Tavole sinottiche delle Monete Italiane. Torino, 1869.
Idem. — Monete di zecche italiane inedite o corrette^ Memoria 4.* Torino, 1882, in-4 (' ""• 34-25 della tav. II (Crevacuore); n. 32, tav. III (Lu- dovico II e Pier Luca II Fieschi — oro). E* uno scudo d'oro del sole: uno di questi fu pagato L. 265 alla vendita Durazzo, in Ge- nova, nel 1896; n. 33, tav. Ili (contraffazione antica in rame d'un testone d'argento di Ludovico li Fieschi); n. 34, tav. Ili (Besso F. F.); n- 35, tav. IV, Besso F. F.; nn. 36 a 39, tav. IV, Fr. Fil. F. F. ; nn. 40 a ^a, tav. IV, Paolo Besso F. F. ; n. 43, tav. V, Fr. Lud. F. F.).
Reformatio monetarum auri et argenti in ditione citramontanà 111. D. Saò. Duci suddita. Torino, 1529, tav. in-fol. (nn. 4. 6, Ludovico II e Pier Luca II Fieschi; nn. 2, 3, 5, 8, Pier Luca F^ieschi, dalle Ta- vole sin. di V. Promis).
Revut de la Numismatique belge, sèrie V, voi. I. Bruxelles. 1869 (L'il- lustre Morel-Falio vi descrisse a pp. 257-8, posteriormente alla Me-
94
moria di D. Promis, un pezzo inedito, Io scudo d'oro esistente a Parigi nel Cabinet des medailles).
Revue numismatique frangaise. Parigi, 190I, pag. 76 (pubblicò la moneta che nel Corpus è il n. i di Filiberto F. F. (tav. xxix, io e che è uno scudo d'oro contraffatto a quelli del Delfinato con leggende fantastiche).
Rivista Italiana di Numismatica, 1896, v. Ambrosoli, Ciani, Papadopoli; 1909, V. Cunietti; 1914, v. Strada e Tribolati. Grillo; 1915, v. Za- netti; 1918, V. Cunietti, Poma.
Rivista Numismatica Italiana, 1865, sospesa dopo un fase, dell'anno II, da non confondersi colla R. 1. K.
Rossi (dott. Umberto) in Gazzetta Numismatica, anno I, n. 5, 15 luglio 1881, a pagg. 25, 26 (Alcune monete inedite di Messerano, cioè ro- labasso e cavallotto contraffatti a quelli trivulziani di Mesocco e Roveredo). — Osservazioni sopra alcuni sesini di Messerano, ibidem, a pagg. 33-34. D. Promis lasciò in dubbio l'attribuzione di tre se- sini che i Fieschi contraffecero a quelli di Francesco II Sforza per Milano. Il Rossi adduce varii motivi per poterli attribuire a Fili- berto Ferrerò Fieschi. In ultimo dà poi notizia di un altro sesitio di Paolo Besso, col motto SALVS ' MONDI : il Rossi però non propenderebbe a considerare questa moneta come contraff"atta ai sesini di Piacenza, ma bensì a stimarla " uno dei pochi prodotti genuini dell'officina di Messerano „. — Pubblicò anche qualche altra cosa di Messerano in Monete inedite del Piemonte {Gazz. Num., a. III, pagg. 82-94; a. IV, pagg. 57-62; a. VI, pagg. 81-83), "la '" quale dei citati volumi e quali monete non ho modo di accertare.
Saraceno (V.). — // corso delle monete seguito negli Stati del Re di Sar- degna e particolarmente nel Piemonte dal ijoo sino al presente, To- rino, 1782, Toscanelli, in-4.
Savoia (Tariffa di), v. sub Torino.
ScHòTTLE (dott. Gustav). — Die Mì'inzfàlschungen von Masserano iind Crevacuore, und ihre Einfuhr nach Deutschland ums jahr 16-20 (Ber- liner BIàtter, n. 143, nov. 1913).
ScHWEiTZER. — Indice delle zecche italiane (il n. 9 della tav. Ili, Cre- vacuore, dalle Tav. sin. di V. Promis).
Sommario dei delitti che vengono ascritti al signor I. F. F. F. principe di Messerano. MS della Bibl. del Re, Torino, mise. v. Ili (In questo processo, preparato tra il 1620 e il 1625, e citato da D. Promis, uno dei capi di accusa si riferisce alle contraff"azioni di questo prin- cipe. Da questo processo devono essere estratti i 16 capi d'accusa noverati in un MS intitolato: Memorie d'Antichità del Principato, presso il geom. A. Gibba Mecco di Crevacuore e dei quali quello delle contraffazioni è il n. Io).
Strada (M.) e Tribolati (P.). — Varianti inedite di monete di zecche italiane appartenenti alla collezione M. Strada di Milano in R. I. N.^ 1914, fase. 1, pag. 57 (In questo articolo, del novembre 1913. di ag-
95
giunta al Corpus^ vi sono le seguenti varianti e una moneta nuova di Messerano ;
Anonime de' Fieschi — una terlina del K — 3 sesini contraffatti a quelli di Milano ;
Besso F. F. — 2 soldi e i quarto ;
Paolo Besso F. F. — una trillina contraffatta a quelle di Filippo IV per Milano, con PBF nel centro del diritto sormontato da corona, inedita; e una variante inedita di quattrino. Tariffe citate in D. Promis, Monete di Messerano e Crevacuore e in V. Promis, Tavole sinottiche:
Torino, 1529 — v. Torino.
Gand, 1546 — v. Loopliede.
Gand, 1552 — v. Billon.
Tolosa, 1558 — V. Tolosa.
Lione, 1578 — V. Ordonnance (resta però dubbio se tratti diret- tamente di monete di Messerano).
Anversa, 1580 — v. Tresoor.
Monaco, 1597 — v. Berg.
Aja, 1608 — v. Beeldenaer.
Parigi, 1615 — v. Ordonnance.
Anversa, 1627 — v. Carte.
Aja, 1630 — V. Manuael.
Anversa, 1633 — v. Ordonnance.
Anversa, 1644 — v. Placcard.
Norimberga, 1692 — v. Hoffmann.
Parigi, 1727 — V. Damoreau. Tariffe citate dal card. Lamarmora, siccome contenenti menzione di monete di Messerano e Crevacuore :
Parma, 1519 — 14 agosto e 22 ottobre: vedi Zanetti, op. cit., T. V. pagg. 121-125.
Germania, 1546 — E' la tariffa di Gand, 1546, che il Cardinale chiama di Germania, come risulta dal confronto delle pagine da lui citate, cioè Der Looplieden Handbouxkin. Gand, 1546 — v. Loopliede.
Germania, 1548 — ?
Germania, 1550 — deve essere quella chiamata fiamminga dal Viani, qui appresso.
Anversa, 1580 — v. Tresoor.
Germania o Anversa, 1633 — è la stessa, citata sotto due nomi diversi — v. Ordonnance. Tariffe citate dal Viani nei suoi appunti manoscritti alle memorie del cardinale Lamarmora :
Mantova, 1519 — 7 febbr., 2<i ffhhr. <• iS «ittobrc v rimami. i a Gobio, Tractatus varii.
Ferrara, 1526 (febbraio) — e rnnaiuia a nriimi, t unantu" / ira ftrrarese.
96
Mantova, 1528 (23 aprile) — e rimanda a Gobio, ut supra. Fiamminga, 1550 — dev'esser la stessa che il Cardinale chiama di Germania.
Fiamminga, 1559 — ?
Mantova, 1614 (19 settembre) — è una grida e rimanda a Gobio. ut supra. Tolosa (tariffa di), dal titolo: S'ensuit la forme et manière de cognot- stre, etc. — Tolosa, 1558 (citata da D. Promis, ha due testoni di Lu- dovico Il Fieschi. Promis, II, 4 e III, 11). Torino (Grida impressa nel settembre 1529 in), il suo titolo è: Qua sotto è depinto et descripto singularmente il valore delle monete quale non è lecito expenderky ma suono reducte a bigUone (citata da D. Promis che, per essere stata emessa da Carlo III duca di Savoia, la chiama anche Tariffa di Savoia^ ha l'impronta dell' ongaro anonimo dei Fieschi. Promis, I, 2 e il testone di Lud. II Fieschi. Promis, II, 4). Trattner. — Mon. d'oro e d'argento del Museo imp. di Vienna (Il Car- dinale cita queste opere sotto il nome di Trattner, ma questi non è che lo stampatore e le opere sono certamente le Monnaies en or (en argent) du Cabinet de Vienne (Duval et Froelich), vedi sub Mon- naies, e Duval et Froelich. Infatti trovo : Monnoies en or qui com- posent une des différentes parties du Cabinet de S. M. l'Empereur, depuis les plus grandes pièces jusqu'aux plus petites. Vienne, chez Jean Thomas Trattner, MDCCLIX. Tresoor oft schat van alle de specien, figuren en sorten van gouden ende silveren munten, etc. Anversa, 1580, in-8 (pagg. 62, 99, 136, 400 — Ludovico II Fieschi, dalle Tav. sin. di V. Promis). Trésor de numismatique et de glyptique. Paris, 1846, in-fol. (tav. xxxviii, n. 14, 16 — Ludovico II Fieschi; n. 15 — Pier Luca Fieschi, dalle Tav. sin. di V. Promis). Tribolati (P.). — v. Strada.
Vettori. — E' l'autore di // Fiorino d*oro antico illustrato. Firenze, 1738, in-4, v. sub Fiorino; v. l'errore sub Fioravanti (descrive a pagg. 203 e 263 due monete di Ludovico II Fieschi; a pag. 263 una moneta di Pier Luca Fieschi). Zanetti (Guido Antonio). — Nuova raccolta delle monete e zecche d'Italia. Bologna, Lelio dalla Volpe, 1775-1789, 5 voi. in-4 con tavole (Inoltre, nella sua lettera n. 151 da Bologna, 12, xii, 1781 in R. I. N., 1915, scrive : « tengo .... una moneta d'argento del valore più d'un paolo " .... nel diritto il busto d'un Papa colle parole Martinus Papa lUI " e nel rovescio un leone colla bandiera ed il motto : Bona boni " docent ^; egli pensò, quantunque esponga diverse obbiezioni, che potesse essere d'Orvieto — ma ora questa contraffazione del bianco bolognese è assegnata alla zecca di Messerano, v. Corpus, pag. 297, n. 7, tav. xxvii, 11).
Biella, Piazzo 34.
Cesare Poma.
RITROVAMENTI
Ripostigli registrati nelle « Notizie degli Scavi »
(Anno 1918, Fase. 4).
Sardinia.
I. Decimoputzu (Cagliari). Scoperta di un ripostiglio dt bronzi di età romana a monte de sa Idda. Importante ripo- stiglio di bronzi nuragici; fra l'altro vennero trovate io pa- nelle di rame lenticolari e parallelepipede e kg. 12 di fram- menti di panelle e frustoli di rame per la fondita. Tutto il materiale è attualmente al Museo Naz. di Cagliari.
III. (I) NuRAGUS . . . una moneta di Claudio Gotico di piccolo modulo.
Notizia di A. Taramela.
Regione Vili. Cispadana.
CoppARo fra le tombe due monete di bronzo
romane consunte dell'alto impero (?).
Notizia di A. Negrioli.
Fascicolo VI. Sicilia.
I. Siracusa. Catacomba Trigilia, sepolcro n. 31
sul basso petto di uno dei due scheletri si trovò un peculio di 31 monete in bronzo, di piccolo modulo, molto ossidate dell'epoca di Costantino e successori circa il 350 d. C
VII. Catania. Scavi del 1913 regione Orto del Re, predio Manola, una ventina di monete, metà bizantine, una Catana in bronzo; delle romane la più antica un Domiziano.
(I) Vedi ii paragrafo li (ripostiglio di Viiia Lrr);ina) in: Kurina- mentii RIN, anno 1919, tasc. I, pag. 49.
7
98
JX. Paterno. Ripostigli monetali. Neil' inverno del 1915 in contrada Molinazzo un contadino trovò una quarantina di pezzi; il proprietario del suolo riuscì a ricuperarne 14 pezzi e cioè: di Messana 2 tetradrammi arcaici, i di transizione; di Siracusa 7 tetr. are; di Gela i didramma are; di Agri- gento 3 didr. are. Nel 1914 si ritrovò, dicesi dentro il paese, un tesoretto di denari consolari; 157 ne acquistò il Museo di Siracusa che rappresentano 44 famiglie oltre qualche ano- nima e 7 inclassificabili.
XII. AiDONE. Altipiano di Serra Orlando. Un oggetto stra- nissimo e di grande curiosità cioè un (zocpauTriov o " marsu- pium „ in forma di portafoglio moderno di mm. 145X103 in spessa lamina di piombo accuratamente ripiegata, il quale racchiudeva un peculio di 89 denari vittoriati quasi tutti fior di conio.
XIV. Terranova Sicula. Nel 191 1 in contrada Feudo in un pentolino 27 pegasi o stateri di Corinto tutti in mediocre o cattivo stato di conservazione.
Notizia di P. Orsi.
Fascicolo VII. Regione I. Latium.
VI. Ostia. Edificio delle Pistrine, n. 38 monete, di cattiva conservazione avendo subito il fuoco ed una profonda ossi- dazione, che abbracciano il periodo da Claudio I a Gallieno.
Notizia di G. Calza.
Fascicolo Vili. Regione I. Campania.
Vili. Pompei. II zona, Reg. II ins. Ili, n. i, gennaio 1915, dodici monete di bronzo; 2 GB di Vespasiano (Cohen, 313 e 433); I MB di Ottaviano (228); i MB di Claudio (84); 5 MB di Vespasiano (71 (?), 151, 152, 396 e 411); 3 MB di Tito Cesare (326 (?)).
Reg. Ili, ins. IH. Meda bronzi: di M. Agrippa i (Cohen, TI. 2) ; di Tiberio con l'effigie del padre i (228) ; di Claudio I (47) ; di Galba i (16) ; un GB di Vespasiano (239) ed un denaro d'argento di impossibile classificazione.
{Continua).
LIBRI RICEVUTI
Hill G. F. Medals of the Renaissance. Oxford, at the Cla- rendon Press, 1920, pagg. 204, tav. 30 (Scell. 50).
Interessante studio d'assieme sulla medaglistica del rinascimento, con un'accurata bibliografia e delle magnifiche tavole tratte in gran parte da esemplari esistenti nel British Museum.
Papadopoli Aldobrandini Nicolò. Le Monete di Venezia descritte e illustrate con disegni di C Kunz. Parte III. Da Leonardo Dona a Lodovico Manin, 1606-1797. Testo. Milano, U. Hoepli, 1919, pagg. 1102; Tavole. Milano, U. Hoepli, 1919, tavv. LII-CL.
Con questi due volumi si completa l'opera monumentale del P. sulla ricca e variata monetazione di Venezia, opera che mantiene il suo pregio anche dopo la pubblicazione del Corpus, per il testo e la documentazione accurata.
Martinori Edoardo. Annali della Zecca di Roma. Giulio III- Pio IV. Roma, 1918, pagg. 90; Pio V-Gregorio XIII. Roma, 1918, pagg. iii; Sisto V-lnnocenzo IX. Roma, 1919, pagg. 83; Clemente VlII-Paolo V. Roma, 1919, pagg. 140; Sede vacante (1621) - Urbano Vili. Roma, 1919, pagg. Ili; Sede vacante (1644) - Clemente IX. Roma, 1919, pagg. 112.
Dell'importante lavoro ci riserbiamo di parlare distesamente a pub- blicazione ultimata.
lOO
Gli atti del Comune di Milano fino all'anno MCCXVI a cura di C. Manaresi. Milano, Capriolo e Massimino, 1919, vo- lume di pagg. CLxx-730, con 7 tavole eliotipiche.
Il massimo nostro istituto bancario, la Banca Commerciale Italiana, per celebrare il venticinquesimo anniversario della sua fondazione, con gesto di alta munificenza e di profondo senso culturale ha voluto sop- perire a tutte le spese, per compiere l'edizione di questa raccolta di documenti, che il dott. Manaresi ha raccolto ad illustrare la storia po- litica e giuridica di Milano innanzi la promulgazione delle Consuetudines.
Sono 402 documenti editi con cura malgrado qualche inesattezza quasi inevitabile in un simile lavoro: così il Manaresi, pubblicando l'atto piacentino del 7 ottobre 1172, lo da di su la recente copia del Bonomi, non avendo rintracciato l'originale che sta alla Biblioteca Reale Pala- tina di Parma, N. 3652, ne conosciuta l'edizione che di questo originale è data in un'opera fondamentale per lo studio dell'epoca federiciana, cioè H. SiMONSFELD, Urkundefi Friederich Rothbarts in Italien^ sechste Folge, in Sitzungsberichte d. K. Bayer. Akad. d. Wiss. Phil.-Philol. und Hist. Kl. Monaco 1911, 14 Abhandlung., pagg. 34-35. Il Manaresi poi assevera a pag. 548, nota i, che nessuna fonte ci dice aver avuto luogo, nel 1190, la " quarta consularia „. Egli ha trascurata la Chronica archiepiscoporutn itiediolanensium, condotta fino al 1318, testo non privo d'importanza malgrado sia giunto sino a noi in un solo manoscritto {l'Ambrosiano H. 56. sup. copiato nel 1438) assai scorretto e trascurato, nelle date sopratutto. Anche questa cronaca non è inedita perchè fu pubblicata, un po' affrettatamente è vero, dal Savio nella Rivista di scienze storiche, voi. V, Pavia, 1909. Essa contiene proprio il passo : In MCXC facta quarta consularia. Cosi sarebbero da tener presenti i dati di essa Cronaca relativi al governo del Podestà Rodulfuc de Con- cesso ed alla quinta consularia del 1191, nonché quelli degli anni 1203- 1204 relativi ai vari podestà ed alla Società de Galiardia. I dati della cronaca, che fu una delle fonti del Fiamma, coincidono in molte parti con quelli degli Annales tnediolanenses minores e della Cronaca dei Po- destà di Milano usata dal Giulini.
Per i numismatici il volume del Manaresi è interessante perchè riproduce, copiandolo dalla edizione Lehmann-Sachsse, lo statuto del 1204 (doc. N. CCLXVII) contro i fabbricatori e gli spenditori di mo- nete false.
Ai dirigenti della Banca che con si alto spirito ci hanno procurata questa signorile edizione, deve andare tutta la riconoscenza degli stu- diosi e dei milanesi.
U. MONNERET.
ATTI
DELLA
SOCIETÀ NVMISMATICA ITALIANA
(Estratto dai verbali). Assemblea ordinaria e straordinaria del 25 gennaio 1920.
Indetta dal Presidente il 24 dicembre 1919 per le ore 15 del 25 gennaio 1920 nei locali sociali col seguente
ORDINE DEL GIORNO :
I. — Lettura del verbale dell'Assemblea ordinaria e straordinaria del
2 febbraio 1919;
II. — Modificazioni agli articoli 3°, 5° e 6» dello Statuto Sociale;
III. — Ricupero delle attività sociali non ancora ottenuto e provvedi-
menti relativi;
IV. — Raccolte sociali e loro sistemazione;
V. — Bilancio Sociale;
VI. — Nomina di tre membri del Consiglio Direttivo in luogo rispetti-
vamente dei Consiglieri Cagiaii e Laffranchi scaduti per anzianità e Ricci dimissionario.
La seduta è aperta dal Presidente alle ore r6. Sono pre- senti Laffranchi, Cornaggia, Sola Cabiati con procura Can- ziani, Strada con procura Rosa, Gavazzi, Ratto, Cagnoni, Grillo, Bonazzi, Ravajoli, Tribolati, Hirschler, Monneret e Johnson.
I. — È approvato il verbale dell'Assemblea del 2 febbraio 1919 ;
II. — L'articolo 3* dello Statuto Sociale non viene modificato, ma sj
delibera che per Atti Sociali si intendano i soli verbali delle Assemblee Generali dei Soci. L'art. 5" rimane invariato. L'art. 6« viene modificato nella quota dei Soci che viene portata col i» gen- naio 1921 a L. 40 ;
III. — Il Presidente ed il Segretario danno relazione dei ricuperi otte-
nuti e da ottenere. Dopo lunga discussione viene approvata la proposta Cagnoni che chiede sia conferito aila Presidenza 11 più largo mandato a definire le pendenze;
102
IV. — Vien proposto il riordino del Medagliere. Si approva la selezione
del materiale sociale e la cessione ai Soci di tutti quei pezzi che risulteranno non avere un interesse numismatico. Della selezione vengono incaricati Bonazzi, Laffrancìii, Grillo e Ravajoli'.
V. — Si approva all'unanimità il Bilancio sociale consuntivo dell'eser-
cizio 1918 e 1919 e preventivo 1920 come segue :
Situazione patrimoniale della Società al 31 Dicembre 1919.
Attività: Cassa esistenza L. 8.146.35
Mobiglio ....
Biblioteca ....
Monete e Medaglie
Pubblicazioni sociali
Annate sociali arretrate
Crediti vend. pubbl. e abbon. arretrati
L. 20837.35 Debiti verso fornitori L. 1.330. —
i.ooo. — 7.000. — i.ooo. — i.ooo. — 430.— 2.261. —
Passività
Contributi Soci anticipati Abbonamenti anticipati . Svalutazione per quote inesigibili
360.—
40.—
491.—
Patrimonio sociale netto
L. 2.221. — L. 18.616.35 L. ao.837.35
Rendiconto della gestione 1918 e 1919.
Entrata: Contributi Soci perpetui L. 4.500. —
„ , annuali , 2.660. —
„ anticipati 360. —
y, arretrati „ 240.—
Contributo speciale del sig. Stefano Carlo Johnson , 2.570. —
„ del comm. Paolo Caldara Monti . - 150. —
L. 10.480.—
Abbonamenti Rivista „ 2.062. —
„ anticipati ^ 40. —
, arretrati „ 82. —
L. 2.184.—
Vendita libri L. 180.85
^ pubblicazioni sociali , 704. —
„ monete ^ 189. —
L. 1.073.85
Interessi su depositi L. 398.10
Sopravvenienze attive e rimborsi y, 417-05
Ricupero attività ex-Circolo Numismatico Milanese . . .^ 268.15
Totale generate L. 14.821. 15
Uscita
Rivista ed estratti
Stampati sociali
Affitto ed illuminazione Sede
Spese postali ....
Sconti a Librai
Spese generali
Acquisto mobili ....
w pubblicazioni
Liquidazione ex-Circolo Numismatico Milanese Sopravvenienze passive 1917 ....
103
1 . 12.377.65 481.— 220. — 436.80 38.80 43205
^ 485.-
23.—
880.—
737-50
L. 16.111.80
Eccedenza uscita L, 1.290.65 L. i4.82x.15
Bilancio preventivo 1920.
Entrata: Contributo Soci
„ arretrati
Abbonamenti Rivista
„ arretrati
Vendita pubblicazioni
„ monete Interessi su depositi
L. 1.500.— 100. —
2.000. — 200. — 250.—
2.000. — 250. —
fatate entrata L. 6.300. —
Uscita: Rivista ed estratti Affitto . Spese postali , generali .
1 . 4-500.- 200.- 200.- 400.-
Totale uscita L. 5.300. —
VI. — Il Consiglio propone all'Assemblea la riconferma di Laffranchi e la nomina di Bonazzi e Gavazzi. Vengono acclamali all' una- nimità. Cagnoni propone all'Assemblea un volo di plauso alla Presidenza per il suo operato a favore della Società. Tulli i pre- senti si associano.
Alle ore 17.25 la seduta è tolta.
// Presidente
Marco Strada
Il Segretario G. CORNAGGIA.
I
I04
NUOVI SOCI.
2 gennaio 1920 6 febbraio „
IO n V
21 maggio ,,
Lemmi prof. Nazzareno. Besozzi Carlo. Corradini rag. Angelo. Lancellotti Vitige. Corvini dott. Giovanni.
DONI RICEVUTI AL 30 APRILE 1920.
Ratto Rodolfo. 3 fascicoli Periodico di Numismatica e Sfragistica dello Strozzi. Repertoire des Collectionneurs 1895-96. Cinque falsifica- zioni di bronzi romani. — Cornaggia Gianluigi. Una medaglia del Sa- ronni. Quattro falsificazioni di bronzi romani. — Gariazzo ing. Pietro. 37 falsificazioni in argento di monete consolari. — Sola Cabiaii Gian- lodovico. Una cassetta per schede. — Mattai Edoardo. Una vetrina per medaglie.
CATALOGHI RICEVUTI.
Rodolfo Ratto. Catalogo di libri di Numismatica. Vendita all'asta il 405 maggio 1920, n." 868. Milano (1920) pagg. 43.
P. e P. Santamaria. Catalogo delle monete di Zecche Italiane^ ecc. Ven- dita all'asta il 26 aprile 1920, n.'' 320. Roma (1920), pagg. 52 con